Lavrov: "Niente ricette dall'esterno per la Siria"

Il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergei Lavrov, ha incontrato a Mosca i rappresentanti del Comitato di Coordinazione Nazionale siriano (Foto: Ap)

Il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergei Lavrov, ha incontrato a Mosca i rappresentanti del Comitato di Coordinazione Nazionale siriano (Foto: Ap)

La situazione a Damasco non migliora e a Mosca, davanti ai rappresentanti del Comitato di Coordinazione Nazionale siriano, il ministro russo degli Esteri riconferma lo sforzo da parte della Federazione per fermare la violenza

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato i sostenitori stranieri dell'opposizione siriana di creare ostacoli al dialogo per una soluzione pacifica del conflitto: lo ha dichiarato durante l'incontro con i rappresentanti del Comitato di Coordinazione Nazionale siriano (Ncc) che si è tenuto l'11 marzo 2013 a Mosca. Gli esperti osservano che l'Occidente ha deciso di rinunciare all'intervento militare diretto, ma è intenzionato a rovesciare il regime di Bashar Assad per mano degli insorti.

"La situazione in Siria non sta migliorando, benché sia cresciuta la consapevolezza da parte di tutti della necessità di porre fine alle violenze e di iniziare un dialogo - ha detto il ministro rivolgendosi ai rappresentanti dell'Ncc -. Ma non sono pochi nemmeno quelli che cercano di ostacolare questo processo. Pertanto siamo convinti che gli sforzi che avete intrapreso per unificare l'opposizione patriottica siano un contributo molto importante al processo che vogliamo realizzare".    

Come rende noto l'agenzia Itar-Tass, Lavrov ha osservato che la conferenza delle forze patriottiche dell'opposizione tenutasi a Parigi nel gennaio 2013 ha espresso un approccio costruttivo all'apertura di un dialogo. E anche il governo ha pubblicato le proprie idee sull'inizio del dialogo.

"Vogliamo dare il nostro contributo affinché questi due processi si uniscano - ha aggiunto Lavrov -.La cosa più importante è che tutte le questioni vengano risolte dai siriani, senza ricette dall'esterno, e che essi stessi decidano il futuro del proprio Paese e dei singoli politici". 

A sua volta, il leader del Comitato di Coordinazione Nazionale dell'opposizione siriana in esilio, Heisam Manaa, ha dichiarato che solo una soluzione politica potrà salvare la Siria da uno sviluppo della situazione sul modello somalo.

"Oggi quest'opinione è condivisa anche da molti membri della Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie e dell'opposizione, e da una notevole quantità di funzionari dello Stato siriano", ha affermato Manaa.

Inoltre, come precisa Ria Novosti, il capo dell'opposizione ha constatato che la soluzione militare del conflitto "è piuttosto energica ed è in corso di realizzazione". "Un enorme numero di siriani è però convinto che una soluzione politica rappresenti la salvezza per il Paese", ha affermato Manaa. 

"Siamo lieti di essere qui, perché abbiamo sempre detto che una soluzione politica e pacifica della crisi passa sempre da Mosca, persino quando la Lega degli Stati Arabi aveva proposto la sua soluzione - ha dichiarato Manaa -. Perciò per noi è molto importante interagire con voi per raggiungere questo obiettivo".   

Il vicepresidente del Pir Center Dmitri Polikanov è convinto che l'Occidente abbia una semplice strategia nei confronti della Siria: gli occidentali non vorrebbero un intervento militare diretto, ma al tempo stesso il regime di Assad non è loro gradito, e "pertanto utilizzano altri metodi per abbattere il regime per mano altrui".  

"Il senso è quello di cambiare la situazione senza alcuna ingerenza diretta. I Paesi occidentali capiscono che un intervento militare diretto non porterebbe niente di buono", ha spiegato Polikanov.

L'esperto è del parere che l'Occidente inizialmente non abbia creduto nel successo delle trattative e che "più la situazione di stallo si protrae, meno pazienza e fiducia nelle trattative rimangono".

"Il dialogo interno alla Siria non riesce a prendere quota. Considerando che all'esterno c'è il fattore della non accettazione di una delle parti, raggiungere un accordo è assai complicato", ha osservato Polikanov.

La settimana scorsa il segretario di stato Usa John Kerry ha ammesso ufficialmente per la prima volta che i Paesi occidentali addestrano al combattimento militare gli insorti siriani membri del Libero Esercito Siriano. "Molti Paesi collaborano con noi a questo scopo - ha detto Kerry - Pertanto credo che il presidente Assad dovrebbe essere cauto nel fare previsioni per il futuro". 

Secondo le informazioni di stampa, centinaia di guerrieri sarebbero stati addestrati nei campi creati in Giordania. In particolare, l'addestramento includerebbe l'uso delle armi anticarro e del sistema antimissile Stinger. Le esercitazioni si svolgerebbero presso la base militare giordana Kasotc. 

All'inizio di marzo 2013 l'Unione Europea ha revocato il divieto di fornire alla Siria attrezzature militari non distruttive. Si tratta di "mezzi di trasporto corazzati non da combattimento", ma anche binocoli, apparecchi per le comunicazioni e altre attrezzature.  

La decisione dell'Unione Europea è stata presa a dispetto delle raccomandazioni del segretario generale dell'Onu, che aveva esortato i Paesi occidentali ad astenersi dal fornire aiuto militare alle parti in lotta in Siria. 

Nel frattempo, Eamon Gilmore, ministro degli Esteri dell'Irlanda - Paese che ha la presidenza di turno dell'Ue - ha dichiarato che Bruxelles vorrebbe che la Russia avesse "un ruolo più costruttivo" nella ricerca delle possibili vie di pacificazione del conflitto in Siria. "Vogliamo discutere di come la Russia potrebbe avere un ruolo più costruttivo nella ricerca delle possibili vie di pacificazione della Siria", ha detto Gilmore al suo arrivo all'incontro tra i ministri degli Esteri dei 27 Paesi dell'Unione Europea.

In Siria dal marzo 2011 non cessa il conflitto tra le autorità governative e l'opposizione armata. Secondo i dati dell'Onu, nel Paese in tale periodo sono morte circa 70mila persone.   

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