Russia e Ucraina, a che punto siamo?

Il nodo del gas continua a tener distanti due Paesi come Russia e Ucraina, così vicini dal punto di vista storico e culturale (Foto: Ap)

Il nodo del gas continua a tener distanti due Paesi come Russia e Ucraina, così vicini dal punto di vista storico e culturale (Foto: Ap)

Una serie di stereotipi non permette di riconoscere che, in un mondo così incomprensibile come quello del XXI secolo, Paesi vicini, storicamente e culturalmente, dovrebbero unire le proprie forze

I presidentidi Russia e Ucrainasi sono nuovamente incontratie hanno discusso i temi di sempre: gas, gasdotti e Unione Doganale. Le relazioni russo-ucraine ricordano una favola sul tempo perduto.

Dalla fine deglianni ‘90, quando fu ratificato ilcosiddetto“grande accordo”, che stabiliva le basi delle relazioni tra i due Paesi, non è avvenuto in sostanza nulla di nuovo. È quasi impossibileliberarsi dell’impressione chenessunproblema possa essere risoltocompletamente; ciascuna delle due parti si augura sempre che la situazionepossa cambiareelecondizionipossanoessere direttea proprio vantaggio.

Un esempiolampante è il casodel sistema ucraino di trasporto del gas. Nel 2002 si discusse attivamente la possibilità di creare unconsorzio, in cui, oltre alla Russia e all’Ucraina, si sarebbe dovuta includere anche l’Unione EuropeaPer vari motivi, alla fine,non funzionò, ed ecco che,a distanza di 11 anni, ci troviamo di fronte a un déjà-vu. Questa volta, però, è Kiev, e non piùMosca, a prendere l’iniziativa, ma le condizionisono di gran lunga menofavorevoli.

Il sistema ucraino di trasporto del gas non “ringiovanisce”, la Russiacostruiscevolutamentegasdotti che tagliano fuori l’Ucraina, l’Europa è immersa in un periodo dicrisi, maallo stesso tempo,sta attuando una riforma delmercato del gasin modo da ridurre la dipendenzada fornitori esterni. Ciò colpisce principalmente la Russia, ma in maniera indiretta anche l’Ucraina, in quanto ilprincipale asset geoeconomico di Kievèil gasdotto direttoin Europa che proviene dalla Russia.

Pertanto, anchese la Russianon realizzatutti i suoi pianitortuosi”, il valore generale della condotta russo-ucraina diminuirà in ogni caso agli occhi dell’Europa. Obiettivamente, Mosca e Kiev avrebbero dovuto smettere già da tempo di farsi la guerra nel settore dell’energia, ecercare invece di unire le forzedi fronte a una realtà che sta cambiando. Ciò, tuttavia, èostacolato dalle divergenzepolitiche, più precisamente da una serie di stereotipi negativi fortemente radicati.

Rispetto allaprima e alla seconda metàdegli anni 2000, l’ostilità ènaturalmentediminuita, in parte perché anche le pressioni dell’Occidentesi sono assopite. UnioneEuropea e StatiUniti si sono concentrati sui propri problemi.

In Russia, si sta gradualmente indebolendo lo slancio originatosi in seguito al crollo dell’Unione Sovietica, dopoil quale per lungo temposembròche l’indipendenza dell’Ucrainafosse statauna fatale perditadi qualcosa difondamentale importanza. Il legame emotivo sta cedendo il posto aun approccio più pragmatico, soprattutto ora che il principale fattore irritantela possibileentrata dell’Ucrainanella Natonon è, di fatto, più così rilevante.

L’Unione Doganale,nonostante i timoridiffusi, nonrappresenta affatto una reincarnazionedell’Unione Sovietica, è semplicemente un tentativodi creare unasolida base economicasu cui sviluppare le relazioni e offrire ai vicini della Russiaqualcosa che sia vantaggioso per tutti.

Il fatto chel’adesione all'UnioneDoganalesia vantaggiosa per Kiev è riconosciuto anche da molti dei suoicritici ucraini.Le principali obiezionisonodi natura puramente politica: ilpericolo che la Russia possa assumere una posizione dominante,la mancanza di prospettive reali di modernizzazione e un successivo allontanamento dall’Europa.

Questo ultimo timore è condiviso fortemente anche da Bruxelles. I funzionari dell’Ueavvertono, senza mezzi termini, che qualora l’Ucraina decida di aderire all’Unione Doganale non potrà aspirare allo status di Stato membro dell’Unione Europea.

Per quanto riguardala possibilità che la Russia possa assumere un ruolo dominante, se si analizza la situazione con calma e ragionevolezza, ci si rende conto che non è tutto così semplice. LaCommissioneeconomica eurasiaticaè un organo collegialein cuitutti i Paesi membrihanno lo stesso dirittodi voto,indipendentemente dal numero di abitanti e dalle dimensioni dell’economia.Le decisioni vengono preseper consenso, di modo che i partnerdella Russiasi trovano già quasi in unaposizione privilegiata.

Inoltre, nonostanteMosca sia,naturalmente,interessata all’adesione dell’Ucraina-un grande mercato e un’economia potenzialmente forte - vi sono anche dei dubbi. Il coinvolgimento nell’Unione di un Paese che occuperà sempre e su tutto una posizione particolare, ostacolando lo sviluppo,è un bene discutibile.

La società e la politica ucraina sono tali chedifficilmente un Presidente ucraino instaurerà mai un regime puramente filorusso, nemmeno il piùfedelealla Russia.

A Mosca, probabilmente, questo già lo sanno; la Russia infatti sarebbe prontaa considerare delle varianti intermedie: la formula 3+1 diKiev(un’adesione parziale all’UnioneDoganale) non viene più scartata in maniera così univoca,come un paio dimesi fa.

La Russia,tra l’altro, a differenza dell’Ue, non ha mai lanciato degli ultimatum aKiev (solo con noi!), e considera l’Unione Doganaleuna prima fase in vista della creazione di uno spazioeconomico unicoche comprenda tutta l’Eurasiada Lisbona aVladivostoko persinoBusan.

Gli stereotipi, impressi nella mente, non permettono di riconoscere che, in un mondo così estremamente incomprensibile come quellodel XXI secolo, Paesi che condividono non solo la stessa storia, la stessa culturama anche molteplici interessicomuni, dovrebbero fare di tutto pur di cercare disuperare le lorodifferenze eunire le loro forze.Anche in questo caso il successo non è garantito, ma risulta ancor più improbabile sei due Paesi continuano assiduamente a mettersi i bastoni tra le ruote. 

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