Onu, la riforma del Consiglio di Sicurezza secondo la Russia

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu (Foto: Reuters)

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu (Foto: Reuters)

L’ex ambasciatore dell’Urss presso le Nazioni Unite, Aleksandr Belonogov, illustra le prospettive di una tale iniziativa annunciata a Roma: “Ottenere il consenso di 193 Paesi non è un’impresa facile”

La Russia affronterà in modo flessibile e pragmatico la questione della riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. È quanto ha preannunciato a Roma, a conclusione dell’incontro con i colleghi italiano e spagnolo, il vice ministro degli Affari Esteri Gennady Gatilov.

Ampliamento sì o no?

La questione dell’ampliamento del gruppo delle cinque “grandi potenze” (Russia, Cina, Usa, Francia, Regno Unito) che compongono il Consiglio di Sicurezza dell’Onu era già  stata posta nella metà degli anni '90, ma è stata sollevata con insistenza la prima volta solo nel 2005 allorché il “gruppo dei quattro” - Germania, Giappone, India e Brasile - aveva esercitato delle pressioni per ottenere il ruolo di membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Tuttavia,  fino ad ora le richieste arrivate da vari gruppi di Paesi sono state bloccate e il nodo delle contraddizioni appare davvero irrisolto

Sulle ipotesi di riforma che saranno sottoposte all’esame  del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e sulle loro probabilità di essere approvate, relaziona Aleksandr Belonogov, ambasciatore dell’Urss presso le Nazioni Unite dal 1986 al 1990, in un’intervista a Vzgliad.

Può il Consiglio di Sicurezzadecidere da solo la questione del suo allargamento?
La decisione non spetta al Consiglio di Sicurezza, bensì all’Assemblea Generale dell’Onu. Il Consiglio di Sicurezza in questo caso può esprimere solo un’opinione attraverso la persona del suo presidente sulle ipotesi di riforma, ma ciò non è finora avvenuto, né ritengo possa avvenire in futuro. La situazione  all’Assemblea Generale dell’Onu comincia a farsi complessa e resta immutata come 20 anni fa.

In che cosa consiste il nodo diplomatico che impedisce di riformare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite?
Il numero degli Stati membri dell’Onu è elevato, 193, e perciò è molto difficile trovare un accordo sulle opzioni di ampliamento del Consiglio di Sicurezza e decidere entro quali limiti e a vantaggio di quali categorie debba essere realizzato, se degli Stati membri permanenti o di quelli non permanenti. Per trovare una soluzione su chi si debba rendere membro permanente l’ultima parola spetta ai gruppi regionali. Se si arrivasse a questo e, poniamo, il gruppo regionale dell’America Latina dovesse scegliere da chi essere rappresentato in modo permanente all’interno del Consiglio di Sicurezza, i contendenti sarebbero due: Brasile e Argentina. Ma data la scissione esistente al suo interno, il gruppo non sarebbe in grado di trovare un accordo. Identica è la situazione dell’Africa: non esistono rappresentanti permanenti dei Paesi africani. Ad aspirare a questo ruolo sono l’Egitto (ma ora dopo i fatti accaduti nel Paese numerose sono le fratture interne) e la Repubblica Sudafricana. Precise richieste in tal senso sono state avanzate anche dalla Nigeria. Ugualmente non esiste un accordo tra gli asiatici. Nel gruppo asiatico ad aspirare al ruolo di membro permanente è il Giappone. E sembrerebbero interessate a farsi largo anche India e Indonesia. Nel gruppo europeo ha avanzato precise richieste la Germania, ma esistono anche altri contendenti. Perciò la situazione è estremamente complessa e prevedo che resterà così a tempo indeterminato.

La dichiarazione di Gatilov può essere ritenuta uan correzione della posizione di Mosca sulla questione?
Quanto dichiarato da Gennady Gatilov si basa su una posizione da noi assunta ormai da decenni, secondo la quale la condizione essenziale per riformare il Consiglio di Sicurezza, in quanto organo direttivo dell’Onu dalla cui governance dipendono molte decisioni, è il consenso tra gli Stati membri delle Nazioni Unite. La nostra è una posizione davvero flessibile e pragmatica, ma ciò non significa che accetteremo qualunque formula per riformare  il Consiglio di sicurezza poiché noi siamo estremamente interessati sia all’Onu nel suo complesso che al Consiglio di Sicurezza. La dichiarazione di Gatilov sottintende la possibilità di giungere a una mediazione che porti a un relativo ampliamento del Consiglio di Sicurezza mediante l’aumento del numero dei membri non permanenti. Se non risulterà possibile giungere in altro modo a un accordo sui membri permanenti allora questa variante potrebbe essere realistica. Ma quale sarà l’opinione generale al riguardo? Occorre trovare un’intesa, ma trovare un’intesa tra 193 Paesi non è un’impresa così facile.

Qual è l’interesse del gruppo di Paesi capeggiato da Italia e Spagna che preme per allargare  il Consiglio di Sicurezza solo a vantaggio dei membri non permanenti?
Questi Paesi non hanno alcuna speranza di diventare membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e perciò sono naturalmente interessati a che venga aumentato il numero dei membri non permanenti  per avere più chance di contare su una loro presenza all’interno del Consiglio.

Gli altri membri del Consiglio di Sicurezza ritengono onestamente di essere disposti a far loro posto spazio? O si limitano a dare pubblicamente il loro assenso per migliorare la propria immagine?
Ufficialmente tutti gli Stati, inclusi gli Usa, si dichiarano a favore di un ampliamento del Consiglio di Sicurezza, ma per il momento è impossibile giungere a un accordo sulle opzioni con cui deve realizzarsi. Sta diventando un problema serio.    

È alto il rischio che, una volta realizzata la riforma , i Paesi insoddisfatti cerchino di creare una Onu parallela con il risultato di rendere l’ordine mondiale ancora più precario di quanto non lo sia già attualmente?
L’ordine mondiale oggi è davvero precario, ma nessuno è in grado di dar vita a organizzazioni parallele all’Onu comunque venga risolta la questione dell’ampliamento del Consiglio di Sicurezza. Tra gli Stati importanti e influenti che potrebbero essere in grado di distruggere il  Consiglio di Sicurezza nessuno sembra comunque averne l’intenzione.

Il testo è pubblicato in forma ridotta. Per leggere l’originale cliccare qui

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta