"Gruppo di azione" per Damasco

Le autorità russe hanno deciso di disporre delle navi militare in caso di evacuazione di cittadini della Federazione dalla Russia (Foto: RIA Novosti / Igor Zarembo)

Le autorità russe hanno deciso di disporre delle navi militare in caso di evacuazione di cittadini della Federazione dalla Russia (Foto: RIA Novosti / Igor Zarembo)

Il Ministero degli Esteri russo ha dichiarato che è necessario riunire i rappresentanti dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e di alcuni Stati confinanti con la Siria per ragionare sulla questione siriana

La Russia ritiene necessario convocare per la seconda volta il "Gruppo di azione" per la Siria, che riunisce i rappresentanti dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e di alcuni Stati vicini della Siria; insomma, un "incontro di Ginevra bis": lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo Gennadij Gatilov.

"La Russia conferma l'opportunità di convocare il Gruppo di azione per la Siria Ginevra bis", ha scritto Gatilov su Twitter.

Il primo incontro del Gruppo di azione per la pacificazione del conflitto in Siria si era tenuto il 30 giugno 2012 a Ginevra. A conclusione dei lavori era stato approvato un documento, il cosiddetto Comunicato di Ginevra, nel quale si raccomandava di formare nel Paese un governo di transizione con la partecipazione di tutte le parti in causa. Si prevedeva anche la possibilità di rivedere la Costituzione siriana sulla base di un dialogo che coinvolgesse l'intera nazione. Una volta istituito il nuovo ordine costituzionale, si prevedeva la possibilità di indire le elezioni con una pluralità di partiti e di formare i nuovi organi statali.

A 29 gennaio 2013 il rappresentante speciale dell'Onu e della Lega Araba per la questione siriana Lahdar Brahimi dichiarò, durante una consultazione al Consiglio di Sicurezza, che il Comunicato di Ginevra proposto dal Gruppo di azione doveva essere reso più chiaro, "depurandolo dalle definizioni non univoche".

Secondo le parole di Brahimi, riferite da Itar-Tass, questo vale anche per il punto che prevede la creazione in Siria di "un governo di transizione investito di pieni poteri". Commentando le proposte del mediatore, il rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich ha dichiarato che "la Russia è pronta a discutere l'insieme delle questioni legate all'applicazione del documento di Ginevra, anche per quanto concerne i doveri degli attori esterni".

"A tal fine riteniamo utile proseguire le discussioni in seno al Gruppo di azione di Ginevra", sono le parole di Lukashevich riportate dal quotidiano Vzgljad. Gatilov aveva già affermato in precedenza che la Russia "è disponibile per incontri di qualsiasi formato". "Si sono già tenuti due incontri trilaterali tra la Federazione Russa, gli Usa e Brahimi", aveva dichiarato il viceministro. "Stiamo esaminando la questione siriana al Consiglio di Sicurezza, e abbiamo proposto di convocare un secondo incontro del Gruppo di azione, che potremmo chiamare Ginevra bis".

Gatilov ha dichiarato che "il nostro obiettivo è parlare in concreto di come applicare le disposizioni contenute nel Comunicato di Ginevra". "Pensiamo che sia importante allargare la cerchia dei partecipanti, invitando altri Paesi come l'Iran e l'Arabia Saudita -, ha aggiunto Gatilov. - Li consideriamo partner importanti nella ricerca di una soluzione per pacificare la Siria, possono dare un contributo positivo in questo processo".

Nell'ultima settimana la situazione intorno alla Siria si è nuovamente arroventata. Il comando delle forze armate siriane ha reso noto che nella notte tra mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio 2013 l'aviazione israeliana ha sferrato un attacco distruggendo un centro di ricerca scientifica nei pressi di Damasco nel quale, secondo alcune fonti, era stata segnalata la possibile presenza di armi chimiche. Secondo fonti siriane, l'attacco ha causato ingenti danni materiali, la morte di due lavoratori del centro e il ferimento di altri cinque. L'Onu e la Nato, però, non hanno ancora confermato le informazioni sull'attacco aereo.

Nel frattempo, l'ambasciatore siriano in Libano Ali Abdel Karim ha già annunciato che il governo del suo Paese preparerà una risposta alle azioni dell'aviazione israeliana. Gli esperti ritengono invece che le minacce di un contrattacco nei confronti di Israele lanciate da Damasco non sono che vuota retorica.

In un'intervista a Vzgljad, il professore dell'Accademia di Scienze militari e direttore del progetto sulle armi convenzionali del Centro Pir, Vadim Kozjulin, ha osservato che un contrattacco da parte della Siria sarebbe una mossa suicida per il presidente Bashar Assad. "La Siria ha una grande quantità di missili, ma sono piuttosto vecchi. Teniamo conto anche dell'ingente quantitativo di armi chimiche: è l'unica cosa che può costituire un serio pericolo per Israele. Non credo però che i siriani si risolveranno a sferrare un attacco chimico o missilistico. La risposta di Israele sarebbe la distruzione del Paese", ha spiegato l'esperto militare. Kozjulin ha aggiunto che qualora la Siria lanciasse un contrattacco "perderebbe i suoi ultimi alleati, tra i quali vi è anche la Russia".

Secondo l'esperto, questo non è il primo caso in cui Israele compie un attacco preventivo. "Ricordiamoci dell'Iraq, o della stessa Siria, quando nel 2007 Israele distrusse un obiettivo che poi si rivelò essere un centro di sviluppo di armi nucleari. Ricordiamoci dell'attacco allo stabilimento Jarmuk, che produceva missili nel Sudan -, dice l'esperto. - Quando Israele lancia attacchi di questo genere, la prima reazione è sempre negativa, ma alla fine tutti mandano giù la pillola. Anche in questo caso, non accadrà nulla di straordinario. La reazione internazionale resterà nei limiti di una disapprovazione".

Il leader della Coalizione nazionale dell'opposizione siriana Ahmad Muaz al Khatib, il 2 febbraio 2013, ha incontrato il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergei Lavrov, il vicepresidente degli Stati Uniti Joseph Biden e il rappresentante speciale della Siria all'Onu e alla Lega Araba Lahdar Brahimi; lo ha reso noto l'agenzia Reuters, citando fonti dell'opposizione siriana. L'incontro si è svolto a margine della 49ma Conferenza sulla sicurezza, a Monaco di Baviera.

Il conflitto tra il regime e l'opposizione armata in Siria dura ininterrotto fin dal marzo 2011. Secondo i dati dell'Onu, in questo arco di tempo le vittime nel Paese sono state circa 60mila.

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