Washington impugna la legge anti-adozioni a Strasburgo

Una famiglia americana riceve i documenti per l’adozione: Whitney Olson e Dack Little con la loro figlia russa adottiva Alena (Foto: RIA Novosti / Vitaly Belousov)

Una famiglia americana riceve i documenti per l’adozione: Whitney Olson e Dack Little con la loro figlia russa adottiva Alena (Foto: RIA Novosti / Vitaly Belousov)

Quattro famiglie degli Stati Uniti hanno fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nella speranza che il decreto contro le adozioni di bambini russi da parte di coppie americane venga rivisto

Quattro famiglie americane colpite dalla legge Dima Yakovlev, conosciuta anche come “legge anti-Magnitsky”, si sono appellate alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Gli avvocati del Centro per la difesa internazionale non chiedono solo alla Corte di autorizzare le adozioni, ma  anche che il governo russo sia obbligato a cambiare il decreto.

I legali ritengono che il divieto sulle adozioni di bambini russi da parte di cittadini americani violi diversi articoli della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, in particolare, l'articolo 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare). Gli avvocati sostengono anche che le relazioni familiari tra i genitori adottivi e il bambino si instaurino quando quest'ultimo comincia a considerarli come genitori e non dopo la sentenza del tribunale.

Inoltre, secondo Karinna Moskalenko, responsabile dei progetti del Centro per la difesa internazionale, la legge che porta il nome di Dima Yakovlev contraddice l'articolo 14 (Divieto di discriminazione), l'articolo 3 (Divieto di tortura) e l'articolo 13 (Diritto a un ricorso effettivo) di suddetta Convenzione.

L’avvocato Marija Samorodkinaja è del parere che la legge anti-adozioni per gli americani sia un documento “impreciso”, in quanto si riferisce alle relazioni sociali, alcune delle quali non sono soggette a regolamentazione.

L’avvocato Valentina Bokarëva si augura che la Corte di Strasburgo adotti misure di carattere privato, specificando, caso per caso, quale bambino vada affidato a quale famiglia, e che fornisca anche una spiegazione su come una legge simile possa risultare necessaria in una società democratica.

“Non voglio essere coinvolta in questioni politiche, ma tutti noi sappiamo molto bene come questa legge non sia che la conseguenza di un'altra legge -, afferma Bokarëva. - La Corte Europea dovrà intervenire sull’equilibrio tra i bambini e le relazioni intergovernative”.

Le famiglie americane, i cui interessi sono rappresentati dagli avvocati del Centro per la difesa internazionale, si trovano in fasi diverse del processo di adozione: alcune hanno avviato l’iter ma non hanno ancora ricevuto la sentenza definitiva, altre non hanno avuto semplicemente il tempo di iniziare il procedimento giudiziario prima che la legge anti-adozioni entrasse in vigore.

Uno dei casi in cui la decisione del giudice non era stata ancora emessa prima dell’entrata in vigore del decreto è quello di Geena Coleman.

Geena Coleman si è vista già due volte con la sua “potenziale” figlia, in un orfanotrofio di San Pietroburgo. Ha iniziato la procedura di adozione, ma non ha avuto il tempo di rivolgersi a un tribunale russo. La piccola ha iniziato a chiamare Geena “mamma”, sin dal primo incontro, e Geena le ha promesso che sarebbe tornata a riprendersela.

“Non posso non mantenere la promessa che le ho fatto. Ha già perso la sua mamma una volta, non può perderla una seconda”, ha dichiarato Geena.

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