Perché quasi la metà dei russi che hanno vinto una medaglia a Tokyo è un atleta militare?

Aleksej Kudenko/Sputnik
Alle recenti Olimpiadi, la Russia è salita 71 volte sul podio, il miglior risultato da 17 anni a questa parte. Tanti dei medagliati sono ufficiali o sottufficiali delle forze armate o di polizia. Una tradizione sovietica, ma una pratica non solo russa, basti vedere l’esempio italiano

Sofja Velikaja, oro a squadre e argento individuale nella scherma è capitana delle forze armate. Vitalina Batsarashkina, due ori e un argento nel tiro (pistola 25 metri e pistola ad aria 10 metri) è un tenente della Guardia russa (Rosgvardija). Evgenij Rylov, due ori individuali e un argento di squadra nel nuoto, è starshij serzhant (grado equivalente a un OR-7 nel sistema Nato; un Sergente maggiore capo) della polizia russa.

Il giocatore del CSKA Denis Denisov e la campionessa olimpica di scherma Sofja Velikaja

Sul podio di Tokyo, tra i campioni olimpici della squadra del Comitato Olimpico Russo, quasi la metà era uno “sportivo in uniforme”. Ma da dove vengono tutti questi ufficiali e sottufficiali nello sport? La Russia addestra forse i suoi atleti in speciali battaglioni? No, non è esattamente così.

Una tradizione sovietica

I militari sono davvero all’origine degli sport sovietici, poiché si resero necessarie competizioni per identificare gli uomini più forti all’interno dell’Armata Rossa. Durante l’era sovietica, furono i soldati dell’Armata Rossa a costituire l’élite degli sport sovietici. A metà degli anni Trenta apparvero i club e le società militari dell’esercito e la pratica di arruolare in essi gli atleti più forti del Paese. Ad esempio, ci sono casi in cui le squadre di calcio e di hockey dell’Unione Sovietica erano costituite quasi interamente da ufficiali.

Il Maggiore Elena Isinbaeva e il campione olimpico di lotta greco-romana, il Maggiore Aleksej Mishin

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Molte di queste strutture sportive esistono ancora e tuttora preparano i migliori atleti provenienti da tutto il Paese, grazie alla presenza al loro interno di grandi allenatori. Le più popolari sono il CSKA (il Club Sportivo Centrale dell’Esercito) e la Dinamo (la società sportiva del Ministero degli Affari interni, che in precedenza includeva le truppe interne del Ministero degli affari interni, poi trasformate nella Guardia russa).

Come vengono distribuiti i gradi?

In realtà oggi nessuno obbliga gli atleti a fare il servizio militare in caserma. I gradi degli atleti dei club e delle società militari sono assegnati per meriti sportivi.

“La promozione dipende dalle prestazioni atletiche. Il grado degli atleti della squadra regolare è quello di capitano, quindi ogni atleta ha l’opportunità di salire a questo grado militare o anche leggermente superarlo per meriti speciali”, ha spiegato il capo del CSKA, il colonnello Arjom Gromov, nel corso del programma televisivo “Mezhdu tem” (“Intanto”).

Matvej Elisejev, Sergej Klyachin, Eduard Latypov e Aleksej Kornev

Insomma, questi atleti ricevono gradi militari dopo i successi sportivi nelle competizioni internazionali, altra pratica che si è sviluppata durante gli anni sovietici. Oggi, tali club sportivi dell’esercito hanno due categorie di atleti: personale militare e civili che hanno firmato un contratto.

“Abbiamo un consiglio di esperti che raccomanda quale degli atleti abbia senso invitare a svolgere il servizio militare e con chi invece firmare solo un contratto”, spiega il servizio stampa di CSKA. Per gli atleti, questo è un buon supporto finanziario, ricevono infatti lo stipendio del club dell’esercito insieme a pagamenti aggiuntivi per il grado militare, e dopo la carriera sportiva possono continuare la loro carriera nelle Forze armate.

È una pratica puramente russa?

L'ex slittinista russo Albert Demchenko, l'ex bobbista Aleksandr Zubkov, l'ex ginnasta russa Svetlana Khorkina e il bobbista russo Dmitrij Trunenkov

No, molte star dello sport di tutto il mondo sono nei rispettivi eserciti o forze di polizia, il che consente loro di partecipare anche ai giochi del Conseil international du sport militaire (CISM), l’organizzazione sportiva più influente al mondo dopo il Comitato Olimpico Internazionale. Anche molti degli atleti italiani a Tokyo facevano parte di squadre di Esercito, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Aeronautica Militare, Marina Militare, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco e Polizia Penitenziaria. Per fare solo alcuni esempi, Marcell Jacobs, “l’uomo più veloce del mondo”, vincitore di due ori (100 metri piani e 4x100) e Gianmarco Tamberi, oro nel salto in alto, sono entrambi atleti delle “Fiamme Oro”, il gruppo sportivo della Polizia di Stato, come anche Massimo Stano, oro nella marcia, e Viviana Bottaro, bronzo nel karate kata. Antonella Palmisano, oro nella marcia è invece nelle “Fiamme Gialle”, la squadra della Guardia di Finanza; Luigi Busà, oro nel karate kumite nei Carabinieri, e così via molti altri.


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