Perché in Unione Sovietica libri e giornali si leggevano… al gabinetto?

Quentin Tarantino/A Band Apart, 1994
Niente di paragonabile con pratiche simili diffuse nel resto del mondo: in Urss sembrava di entrare in una piccola, intima, biblioteca. E le pagine dei quotidiani avevano un doppio uso

A suo modo era anche bello. Andavi in bagno e lì, su uno scaffaletto, o anche solo sul pavimento c’era una pila di libri, riviste, giornali… Spesso molti libri, e parecchie riviste. Sembrava una piccola biblioteca. Ma no, era pur sempre la toilette di casa. Per il popolo sovietico, il bagno era una sala di lettura alternativa. Eravamo davvero “il Paese con più lettori al mondo”. Beh, se non altro perché non c’era niente da guardare in tv.

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Un rifugio dove stare da soli con sé stessi

Ogni famiglia era di solito abbonata a diversi giornali e riviste. Ma quando trovare il tempo di leggerli? Certo sì, in metropolitana o in autobus andando al lavoro. Ma in bagno era molto più comodo. Per questo là non mancava mai la stampa periodica, e spesso ci rimaneva per mesi o anni, come una grande emeroteca vicina allo sciacquone.

Ma la nostra gente leggeva anche i libri seduta sulla tazza. Perché? Molto semplice. Date le condizioni abitative sovietiche, non era sempre possibile mettersi in un angolo tranquillo a leggere: la sorella minore stava giocando nelle vicinanze, la nonna borbottava e il padre alticcio imprecava. Famiglie numerose vivevano spesso in una o due stanze.

Dove poteva trovare rifugio l’accanito lettore? Dove godersi Thomas Mayne Reid, Jules Verne e persino Lev Tolstoj? Al cesso! L’unico angolo tranquillo nell’appartamento. Sì, certo, dopo mezz’ora qualcuno di solito iniziava a bussare e chiedeva che gli fosse lasciato il posto. Ma era stata pur sempre una mezz’ora di pace.

Il luogo segreto per i samizdat

Inoltre, al gabinetto si potevano fare letture proibite. Un adolescente avrebbe potuto sfogliare lì una copia sgualcita di “Playboy”, prestatagli per un giorno da un amico i cui genitori erano così fortunati da poter andare all’estero

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Oppure uno studente avrebbe potuto aprire lì un cosiddetto “samizdàt”; copie clandestine delle opere vietate in Urss. Ad esempio, alcuni libri di Aleksandr Solzhenitsyn o di Vladimir Nabokov.

Certo, c’era il problema poi di occultarlo. Ma i bagni erano spesso usati anche come ripostiglio. E in quel caos di oggetti si poteva facilmente nascondere anche la letteratura proibita.

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Doppia funzione

Torniamo però ai giornali. Il fatto è che spesso svolgevano una doppia funzione.

Nell’Unione Sovietica, la carta igienica iniziò a essere prodotta in grandi quantità solo nel 1969. Sì, il volo di Jurij Gagarin era avvenuto molto tempo prima, il 12 aprile 1961, e noi sovietici eravamo stati i primi ad andare nello Spazio. Ma in Urss non c’era carta igienica.

Ed è facile indovinare il secondo utilizzo del giornale. Letto e usato a scopo igienico. Due in uno.

Anche dopo che la carta igienica iniziò a essere prodotta, continuò a scarseggiare a lungo, e non era facile trovarla e acquistarla. C’era chi ne comprava tantissima, a uso futuro, quando la trovava. E per chi non riusciva a accaparrarsela, c’erano pur sempre i giornali!

Un numero colossale di giornali veniva stampato in Urss, con tirature enormi. A volte era obbligatorio abbonarsi. Per esempio, un qualsiasi impiegato delle ferrovie doveva abbonarsi a “Gudok”, il giornale dei ferrovieri. E qualsiasi membro del Partito Comunista al quotidiano “Pravda”.

Ricordo che i più raffinati discutevano persino su quale giornale fosse più morbido; quale fosse meglio portare in bagno.

La cultura della lettura al gabinetto non è ancora morta in Russia. È vero, nelle case, chiedendo di andare al bagno, vedo sempre meno libri. Le donne spesso hanno solo pile di riviste patinate. E ci sono libri speciali “da bagno”. Gialli e thriller, specialmente. La gente dice: “Ho libri che leggo a letto e altri che lascio in bagno”.

Ma questo sembra essere così un po’ in tutto il mondo. E i nostri bagni russi non sembrano più delle biblioteche come ai tempi dell’Urss. E poi tutti hanno uno smartphone, che al doppio uso non di presta proprio.

P.S.

All’età di 14 anni, un bel giorno decisi di decorare la vecchia porta del nostro bagno. Raccolsi un mucchio di giornali, presi le forbici. E ritagliai diligentemente i titoli. Presi quelli che erano più gridati, a caratteri grandi, come “Avanti, verso nuove soluzioni!”. E poi incollai meticolosamente questi titoli sulla porta, riempiendola tutto in quel modo. Ora probabilmente si chiamerebbe “installazione”, la porta sarebbe esposta come un oggetto d’arte, e io sarei considerato un vero artista. Ma allora ero solo un allegro adolescente sovietico che aveva deciso di portare l’idea del leggere in bagno all’assoluto estetico.


Perché i cittadini sovietici non buttavano via i vecchi giornali? 

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