Il khamstvo: quella villania tutta russa così difficile da comprendere

Alena Repkina
Grandi nomi della letteratura hanno cercato di tradurre nelle lingue occidentali un concetto e una parola che ha connotati storici e etnografici ben precisi. Ora ci provano anche gli autori di Russia Beyond

Il “khamstvo” (хамство) è da lungo tempo percepito come un fenomeno unicamente e specificatamente russo. Ne abbiamo già parlato in un articolo molto popolare, intitolato “Otto parole russe intraducibili in italiano”. Sul vocabolario, le opzioni proposte per renderlo sono solitamente “cafonaggine” e “villania”. Ma rendono appieno la sua essenza?

Nel suo breve saggio “Questo intraducibile khamstvo”, lo scrittore emigrato sovietico Sergej Dovlatov (1941-1990) raccontò un aneddoto su un altro famoso émigré sovietico, l’autore Vladimir Nabókov (1899-1977). A quanto riportava Dovlatov, Nabokov si era sforzato di spiegare il concetto di “khamstvo” ai suoi studenti americani di Slavistica della Cornell University. I termini inglesi “arrogance”, “rudeness” e “insolence” che propose di usare, si rivelarono però semplicemente insufficienti per comprendere le molte sfaccettature della parola russa. Dovlatov alla fine dette una sua spiegazione: “Il khamstvo si differenzia dalla rudezza (grùbost), dall’insolenza (nàglost) e dalla sfacciataggine (nakhàlstvo) per il fatto di essere invincibile; con lui non si può lottare, di fronte a lui non resta che arrendersi. […] Il khamstvo è come rudezza, insolenza e sfacciataggine messe assieme, ma moltiplicate per l’impunità (beznakàzannost)”.

Ma non ci stiamo ricamando troppo sopra? Non rischiamo di voler creare un fenomeno dal nulla? Davvero il khamstvo è una cosa unicamente russa? Diversi membri dello staff di Russia Beyond hanno ragionato sul suo significato.

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Georgy Manaev

In russo, la parola “kham” (хам; cafone, maleducato, villano) deriva da Cam, uno dei tre figli di Noè di cui si parla nella Bibbia. A causa del suo comportamento sconveniente, Cam fu maledetto da suo padre, che gli augurò di diventare “un servitore di servi”. In russo, dalla fine del XVIII secolo, questa parola è venuta a denotare qualcosa di bassa classe. I nobili russi usavano con disprezzo questa parola nei confronti dei rappresentanti degli strati inferiori della società: servi, lacchè, ecc.

Ma, nella società russa contemporanea, un “kham” è solo una persona molto scortese e odiosamente caratterizzata dal suo “khamstvo”. Qual è, allora, il sottile confine tra khamstvo e “maleducazione”? Ebbene, si può essere scortesi con i propri compagni di lavoro, con la propria famiglia o con gli amici, ma la maleducazione diventa khamstvo quando si nega il diritto alla dignità del proprio interlocutore, quando si degradano i propri compagni a uno stato inferiore, trattandoli come tali. Questo è il motivo per cui è molto più doloroso della semplice rozzezza di maniere.

E in realtà, anche usare la parola khamstvo per indicare il comportamento di qualcuno, passando all’attacco con quel termine forte, è considerato khamstvo. “Divento timido di fronte al khamstvo”, disse il giocatore di scacchi russo Viktor Korchnoj, e probabilmente quella reazione imbarazzata (“cringe” diremmo oggi) è la reazione più naturale.

Aleksandra Guzeva

Il giornale online Meduza ha recentemente pubblicato un articolo di opinione sul khamstvo, basato sulla ricerca di vari sociologi. Vi si sostiene che il khamstvo nella sua forma ipertrofica abbia ancora radici forti nei reparti maternità russi. Questo mi fa credere che il khamstvo non sia solo “rudezza, insolenza e sfacciataggine moltiplicata per impunità”, ma che di preferenza si attui ai danni di una persona assolutamente indifesa. Sia insomma sempre una forma di arroganza nei confronti di chi è più debole. Che si tratti di una donna durante il travaglio, o di una persona anziana che non può pagare il biglietto dell’autobus o non può più muoversi velocemente, o di un semplice cittadino davanti all’apparato statale, la cui vita potrebbe dipendere dall’umore del personale addetto dietro allo sportello e al capriccio di rilasciargli o meno i documenti richiesti.

Il grande satirico russo Mikhail Zoshchenko (1894-1958) era solito prendere di mira il khamstvo nei suoi racconti. Ritraeva spesso la società sovietica di recente costituzione, in cui gli operai e i contadini, gli sfruttati e subalterni di ieri, erano diventati la classe egemone. E immediatamente, avevano gustato quel potere inaspettato e il diritto di esprimerlo, specialmente quando si trattava di ex nobili. Questo è anche un tema centrale nel brillante romanzo di Mikhail Bulgakov (1891-1940) “Cuore di cane”

Daniel Chalyan

Il fattore principale che porta alla necessità di creare concetti specifici in una cultura è la presenza di un ambiente in cui tale condizione può prosperare. Alcune qualità umane diventano più pronunciate di altre. Ciò rende cose come l’ospitalità, la sfiducia, il khamstvo e decine di altri tratti culturali tutti candidati ugualmente plausibili come “tipicamente russi”. Tuttavia, è interessante notare come ci sia una propensione a rivendicare la russità alcuni di essi, ma non di altri.

Considero tutte le affermazioni di unicità culturale di un concetto o di un termine ugualmente infondate. Però non c’è fumo senza fuoco. Il modo in cui ti descrivi è la tua cultura. Portare qualcosa in evidenza è la prova che merita maggiore attenzione. Per me, il khamstvo è il modo disordinato in cui i contadini di ieri e i “comuni mortali” di oggi (cioè chiunque non sia uno zar, un oligarca o vicino al governo) combattono per rivendicare qualcosa in uno Stato che non si è mai preoccupato molto del loro benessere.

Data la natura specifica di come la ricchezza è stata storicamente concentrata qui, i russi hanno gradualmente imparato a badare solo a se stessi, il che, a sua volta, forgia una società che non funziona come un corpo unico, e non è basata sulla consapevolezza che lavorare insieme sia meglio per l’intera nazione. In parole povere, cose come la decenza dei comportamenti sono diffuse in varie classi sociali in alcuni Paesi, mentre spesso rimangono appannaggio di pochi in un Paese in cui chiunque non abbia influenza politica deve di fatto combattere per sopravvivere.

In questa atmosfera di impotenza, disordine e mancanza di garanzie o mobilità verso l’alto, le masse hanno sviluppato il tratto culturale di abusare a vicenda l’uno dell’altro nelle interazioni quotidiane. “Nessuno provvederà a me, quindi devo sgomitare e combattere per raggiungere un posto caldo e una fetta più grande della torta. E se non me ne frego delle buone maniere, sarò solo io a rimetterci”. Questo è il khamstvo che mi viene in mente: masse senza speranza, che si sentono tradite, sanno di non poter ottenere nulla dai potenti, e abusano di quel poco di potere che hanno l’uno sull’altro: è più che semplice maleducazione, perché richiede un contesto che ruota specificamente attorno alla coscienza di classe russa.

Immaginate una situazione esemplare: è il 1997. La location è una fermata dell’autobus. Si gela. Un autobus malmesso si ferma da qualche parte sulla strada tra il deposito e la fermata. L’autista sottopagato aggiusta pigramente il motore, cercando di farlo ripartire, poi arriva in ritardo. Una folla di 25 persone che sono, per la maggior parte, pronipoti di contadini, inizia a discutere su chi deve salire per primo; la maggior parte non ricorda un solo momento in cui formare una coda ordinata abbia significato qualcosa di buono: la massa di persone vista dall’alto assomiglia a una macchia d’inchiostro. Qualcuno nella folla si rifiuta di spegnere la sigaretta. Una donna anziana si lamenta sgarbatamente. Un uomo quindi dà del “kham” al fumatore. Cinque o sei persone tentano di spingersi attraverso la minuscola porta mentre si scambiano parole accese. Il collo di bottiglia porta a una terribile congestione, rallentando ulteriormente i tempi. Inoltre, il 90% delle persone in quella folla è sottopagato, mentre le persone appena due livelli sopra di loro vivono stili di vita sontuosi. Tutti sono stressati e arrabbiati.

Ora, immaginate la fila in attesa su un autobus giapponese o svedese e incrociatelo con la presenza di leggi e tutele dei diritti individuali in quei Paesi, così come con gli stipendi medi, e avrete la risposta. Se qualcuno infrangesse le buone maniere, a Tokyo o a Stoccolma, invece di chiamarsi l’un l’altro “kham”, le persone rimarrebbero con gli occhi spalancati. Perché il loro senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è alimentato dalla presenza di certe garanzie date dallo Stato, che assicurano la decenza e un elevato standard di vita. E rompere questo contratto sociale sembrerebbe del tutto illogico: perché le regole funzionano e si applicano a tutti allo stesso modo. In Russia non è così.

Pertanto, per rispondere alla domanda iniziale, a mio parere, khamstvo è un termine più specifico e preciso per indicare la maleducazione o la rudezza (grubost), che implica un insieme sottostante di fattori storici ed etnologici che la rudezza da sola non presume. Nella mia esperienza, questo tratto caratteriale è abbastanza prevalente in Russia. Le culture non ricorrono all’uso di concetti specifici (come khamstvo) senza motivo.

Il khamstvo non è un tratto unicamente russo; senza dubbio esiste in altre società. Il problema è che i russi, stranamente, lo trovano confortante, come se in qualche modo risolvesse i problemi.

Anna Sorokina

Il khamstvo è un fenomeno internazionale. Tuttavia, in Russia, puoi farci i conti anche in quei luoghi dove le persone dovrebbero comportarsi educatamente l’una verso l’altra. Ad esempio, vai in un negozio per acquistare un articolo costoso, poniamo un televisore o una lavatrice, hai qualche dubbio e vorresti qualche informazione, e invece di un sorriso e dell’aiuto sperato, il commesso può dirti: “Senta, non venga qui a farmi perdere tempo. Guardi su internet, si decida, e quando sa quello che vuole, torni”. Oppure entri in ufficio e una guardia, invece di dire “buongiorno”, inizia a imprecare e a chiedere chi sei, gridando. Alcune persone sono semplicemente di pessimo umore o sono il risultato di cattivi genitori, o semplicemente non pensano agli altri. Il fatto è che in Russia si può dover affrontare il khamstvo in modi e luoghi completamente inaspettati.


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