Perché il capitano della nazionale russa è sotto attacco per un video hot che gli è stato hackerato?

AP
I pirati informatici gli entrano nella memoria dello smartphone e diffondono illegalmente sul web sue immagini mentre si masturba. In questa storia, Artjom Dzjuba dovrebbe essere solo una vittima. E invece inizia la colpevolizzazione: gli tolgono la fascia, il ct non lo convoca, i suoi tifosi (allo Zenit) lo fischiano, ed è costretto a un patetico video di scuse

“Non sono perfetto, come tutti faccio degli errori. E siamo tutti peccatori, purtroppo. Pertanto, probabilmente sono in gran parte da biasimare per quanto è successo. Ma posso solo incolpare me stesso”, ha detto il capitano della nazionale di calcio russa Artjóm Dzjuba, 32 anni, in un suo videomessaggio.

È stato costretto a cospargersi il capo di cenere e a rivolgersi ai russi con queste pubbliche scuse, dopo che, la notte dell’8 novembre, un video con Dzjuba è apparso su diversi canali Telegram e Twitter specializzati nella divulgazione di foto intime e video hot di celebrità. Il filmato del calciatore lo mostra mentre si masturba. Chi sia stato il primo a pubblicare il video non è del tutto chiaro. Pochi giorni prima, secondo “Baza”, lo smartphone del giocatore era stato hackerato. Lui ha ripulito la memoria del telefono, cosa che però non ha aiutato. Era troppo tardi, ormai. Gli hacker non gli hanno inviato alcuna richiesta di ricatto e hanno subito pubblicato il video.

L’episodio, fastidioso per Dzjuba, sarebbe potuto rimanere solo l’ennesimo caso di pubblicazione illegale di celebrità nude, ma ha comportato diverse discutibili conseguenze.

Conseguenze immediate

Quel giorno stesso era in programma la partita tra lo Zenit di San Pietroburgo e il Krasnodar, e Dzjuba sarebbe dovuto scendere in campo da capitano. Ma prima della partita è stato privato della fascia.

“La vita privata di una persona non dovrebbe diventare di pubblico dominio e argomento di discussione”, ha detto il direttore generale della squadra di calcio, Aleksandr Medvedev, ma ha comunque applicato una sanzione nei confronti del calciatore e difeso il fatto che gli sia stata tolta la fascia da capitano.

Lo stesso giorno, l’allenatore della nazionale russa, Stanislav Cherchesov ha escluso l’attaccante dalla nazionale per tutte le partite di novembre. “Abbiamo sempre sottolineato cheб sia sul campo di calcio che fuori, tutti devono corrispondere al livello e allo status di un giocatore della nazionale”, ha commentato Cherchesov. Ha detto che la decisione è stata presa per “proteggere sia la squadra che il calciatore da inutili stress”.

Questa decisione è stata sostenuta dalla Federcalcio russa. “Molti hanno detto che era stanco, che non era molto pronto. Adesso è il momento di ripartire da zero. Non riesco a immaginare se tornerà in nazionale o meno”, ha detto il membro del comitato etico Andrej Sozin.

Dzjuba ha detto che la partita contro il Krasnodar è stata la più difficile di tutta la sua carriera. “Sono stato all’inferno per un po’, non sono riuscito nemmeno a trattenere le mie emozioni in macchina sulla via del ritorno”, ha detto in seguito. Forse anche per quella tensione si è fatto parare un rigore al 45’, anche se poi si è fatto perdonare con il gol del 2-1 a dieci minuti dalla fine del match, vinto infine 3-1 dallo Zenit. Ma per tutta la partita i suoi stessi tifosi (in Russia non si gioca a porte chiuse ed erano presenti sugli spalti circa 25 mila persone) hanno scandito cori contro di lui, ritenendo che con quel comportamento abbia offeso la maglia. Il coro più ripetuto (ma ovviamente le scelte semantiche erano altre) è che è libero di dedicarsi quanto vuole all’onanismo, ma solo indossando la maglia dello Spartak Mosca (acerrimo rivale dello Zenit ed ex squadra di Dzjuba).

“Una storia disgustosa”

Tuttavia, la rete non ha capito le sanzioni contro il giocatore. A suo sostegno è iniziata una campagna mediatica, in cui sono intervenuti media manager, presentatori televisivi, scrittori e vari personaggi famosi.

“Quella di Dzjuba è una storia disgustosa. Non per quello che ha fatto Dzjuba (cosa ha mai fatto in fondo?), ma per quello che gli è stato fatto. Come persona che non si è mai filmata nell’intimità, sono tuttavia scioccata dal fatto che Dzjuba sia accusato di avere una vita intima, che peraltro non intendeva dimostrare pubblicamente. Che schifo, ipocriti”, ha scritto Margarita Simonjan, direttrice di RT, sul suo Telegram.

Anche l’ex candidata alla presidenza della Federazione Russa, la conduttrice televisiva Ksenija Sobchak è intervenuta e ha ricordato il caso del collaboratore del New Yorker, Jeffrey Toobin, anch’egli sospeso nell’ottobre 2020 per essersi masturbato durante una chiamata Zoom con i colleghi. “Non molto tempo fa [nella mia trasmissione] abbiamo discusso di come il ‘New Yorker’ (ah, i leggendari media americani!) abbia sospeso il suo giornalista più figo perché si è masturbato su Zoom, dimenticandosi di spegnere la videocamera dopo una riunione di redazione. È stato allontanato con la formula ‘la redazione indagherà sull’accaduto’. Sembrava che una un tale livello di sciocchezza non avrebbe mai potuto raggiungerci. Ma all’improvviso decidono di punire un atleta di talento per un video personale hackerato”, ha scritto la Sobchak su Instagram, confrontando “i nuovi standard etici con gli standard etici dell’Urss, dove a una riunione di partito si poteva essere rimproverati per un comportamento indecente nella sfera relazionale”.

Tina Kandelaki, che dirige il canale federale sportivo “Match TV”, ha ricordato che esiste il diritto alla privacy: “Vorrei mettere i puntini sulle i: Artjom Dzjuba non è colpevole di nulla. Non ha ordinato bottiglie di champagne da 500 euro a una festa scatenata dopo una sconfitta della nazionale, non ha distrutto lo spogliatoio e non ha lesionato i tendini d’Achille a un avversario con un’entrataccia. Il rispetto per la vita privata di qualcun altro significa che questa vita privata non dovrebbe essere discussa, anche quando vedi un video illegalmente pubblicato, un articolo che ne parla o un post su Telegram”, ha detto, e ha notato che in un mondo ideale, ovviamente, per Artjom non avrebbero dovuto esserci conseguenze.

L’incidente ha ovviamente attirato fin troppa attenzione sui social network. Ma oltre all’inevitabile ondata di meme e tweet umoristici a tema masturbazione, è iniziata anche una lodevole campagna di solidarietà, con l’hashtag #ЯмыДзюба (Io sono/Noi siamo Dzjuba) nel corso della quale molte celebrità russe hanno iniziato a pubblicare proprie foto di nudo.

Una storia su Instagram dell’attrice Varvara Shmykova per solidarietà a Dzjuba


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