I russi sono meno colpiti dal virus perché tutti vaccinati contro la tubercolosi?

Igor Ivanko/Moskva agency
Uno studio statunitense mette in correlazione la copertura del vaccino BCG (bacillo di Calmette e Guérin) e il basso numero di casi di Covid-19. Ma sono tante le cose che non tornano in questa ipotesi, e gli esperti sono assolutamente scettici

Negli ultimi giorni, i media stranieri hanno discusso del fatto se un convenzionale vaccino contro la tubercolosi, malattia infettiva causata da un batterio chiamato comunemente Bacillo di Koch, possa essere d’aiuto nel proteggersi contro il Covid-19. Tra questi media ci sono stati Bloomberg, Reuters, Daily Mail e The New York Times. Tutti scrivono del bacillo di Calmette e Guérin (sigla BCG), un microrganismo attenuato, utilizzato come vaccino contro la tubercolosi, che è utilizzato nel mondo da quasi un centinaio di anni e si chiedono se possa essere un’arma valida contro la pandemia in corso.

In Russia, questo vaccino è obbligatorio per tutti i neonati, a cui viene somministrato tra i 3 e i 5 giorni di vita (a meno che non ci siano particolari controindicazioni). Che questa possa essere una spiegazione del perché non ci sono ancora così tanti malati nel Paese? Al 3 aprile, solo 4.149 positivi su 144,5 milioni di abitanti e 575.100 mila tamponi fatti, con 601 nuovi casi nelle ultime ventiquattr’ore, 281 guariti e 34 morti totali. Qui potete trovare i dati aggiornati e la suddivisione regionale.

Da dove viene l’associazione tra BCG e coronavirus?

Da uno studio statunitense, condotto dagli scienziati del College of Osteopathic Medicine del New York Institute of Technology. Il 28 marzo, una anticipazione del loro articolo scientifico è apparsa sul sito web di MedRxiv, che raccoglie i record preliminari non ancora certificati, mostrando la differenza tra la mortalità per coronavirus nei Paesi con vaccinazione obbligatoria BCG e i Paesi in cui viene effettuata solo su richiesta o è del tutto assente. “Abbiamo scoperto che i Paesi senza politiche universali di vaccinazione BCG (Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti) sono stati colpiti più gravemente rispetto ai Paesi dove questo vaccino viene somministrato a tutti da lunga data”, vi si afferma. La mortalità nei Paesi con vaccinazione obbligatoria alla tubercolosi è 30 volte inferiore a quella in cui non è viene più effettuata da molto tempo. “Abbiamo anche scoperto che la vaccinazione con BCG ha ridotto il numero di casi di COVID-19 segnalati in un Paese”, osservano gli studiosi americani.

Secondo la loro versione, questo spiega perché c’è una differenza così grande tra i due Paesi della Penisola Iberica: Spagna e il Portogallo. In Spagna, la mortalità è molto elevata, e lì hanno interrotto il programma obbligatorio di vaccinazione BCG nel 1981. In Portogallo, questo è successo solo nel 2017. Lo stesso vale per i territori orientali della Germania (quelli dell’ex Repubblica democratica tedesca, in cui la vaccinazione fu obbligatoria fino al 1989), dove ora il tasso di mortalità è inferiore rispetto alla Germania occidentale (qui la mappa). 

Di che tipo di vaccino si tratta?

È l’unico vaccino certificato per la tubercolosi. Ogni anno viene inoculato a 130 milioni di persone in tutto il mondo. Secondo i dati del 2018, viene somministrato in 153 Stati. I Paesi sviluppati lo fanno molto parzialmente (solo per i bambini a rischio) o non lo fanno affatto, grazie alla percentuale estremamente bassa di pazienti con tubercolosi nella popolazione. Gli Stati Uniti e i Paesi Bassi, non hanno mai usato questo vaccino a livello di massa.

Ma in tutto il mondo, circa 10 milioni di persone soffrono di tubercolosi ogni anno (report 2019 dell’Oms). Pertanto, nei Paesi ad alto rischio di infezione, è ancora necessario. In particolare, in Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Questo vaccino non garantisce un’immunità assoluta, ma protegge al 60-80%.

Chi l’ha inventato? È vero che l’hanno fatto in Urss?

L’Unione Sovietica fu il primo Paese in cui il vaccino divenne obbligatorio per tutti, ma non fu inventato qui, bensì in Francia, nel 1919. È prodotto da un ceppo di bacillo di “tubercolo” bovino vivo, indebolito dagli scienziati Albert Calmette (1863-1933) e Camille Guérin (1872-1961). Il loro vaccino era liquido, si conservava per un breve periodo e ottenne con difficoltà il riconoscimento pubblico (nel 1930, a causa di un errore, uccise 72 neonati su 240 nella città di Lubecca).

Nel 1925, Calmette consegnò il vaccino agli scienziati sovietici perché proseguissero lo sviluppo e questi, a loro volta, ne dimostrarono l’efficacia. Tre anni dopo venne accettato dalla Società delle Nazioni (l’organizzazione che ha preceduto l’Onu).

La vaccinazione protegge non solo dalla tubercolosi?

Tali studi sono in corso da molto tempo. Attualmente si ritiene che il BCG abbia un effetto protettivo nel 20% dei casi contro la lebbra. Viene anche usato nell’immunoterapia del cancro alla vescica e fino al 2015 si credeva che il vaccino fosse efficace nella lotta all’ulcera del Buruli.

Può aiutare anche con il Covid-19?

Come minimo, sono necessarie ricerche in focus group e a marzo si è saputo che si terranno in Australia, Paesi Bassi, Germania e Grecia. Ma quanto all’efficacia del BCG contro il Covid-19 c’è già molto scetticismo. Ad esempio, se questa teoria fosse vera, allora perché in Cina, dove esiste una vaccinazione universale BCG, ci sarebbero così tante infezioni, e il primo focolaio sarebbe stato proprio a Wuhan?

Inoltre, la durata della protezione BCG non è definita con precisione. Si ritiene che sia pienamente attivo per 10-15 anni, dopo di che l’effetto si indebolisce: E questo solo se si vaccinano i bambini molto piccoli. La vaccinazione degli adulti può essere inefficace.

Gli autori dello studio sulla relazione tra BCG e Covid-19 stessi attirano l’attenzione sul fatto che “diversi Paesi usano programmi di vaccinazione BCG diversi [per età e numeri], nonché diversi ceppi di batteri”. Nessuno ha ancora studiato quale ceppo possa eventualmente prevenire meglio la diffusione dell’infezione del nuovo SARS-CoV-2.

Cosa dicono i medici russi?

“La vaccinazione con BCG è uno dei modi per stimolare il sistema immunitario. In alcune condizioni, questo aiuta davvero. Ma per una valutazione seria, sono necessari studi clinici di alta qualità”, afferma Nikolaj Korobov, farmacologo, professore associato presso la Facoltà di Medicina dell’Università Statale di Mosca.

In generale, nessuno in Russia discute sul fatto che questo vaccino sia un attivatore dell’immunità e, quando somministrato, il corpo dia una risposta immunitaria più pronunciata di quella alla sola tubercolosi. Tuttavia, il suo possibile effetto contro Covid-19 è molto incerto. “L’unica cosa che accomuna coronavirus e tubercolosi è la via aerea di trasmissione dell’infezione. Tutto il resto è la fantasia di qualcuno”, afferma Aleksandr Panteleev, primario del Dispensario Antitubercolare di San Pietroburgo. “Il vaccino BCG è un vaccino di breve durata, protegge per un massimo per dieci anni. Per questo, viene effettuato un richiamo. Per definizione, il vaccino BCG non vive in un corpo adulto, quindi non ha senso sostenere che possa creare un qualche tipo di immunità contro il coronavirus. E poi sono tipi di infezione completamente diversi e quale meccanismo comune possa esserci è del tutto incomprensibile.”

Anche lo specialista in vaccinologia Evgenij Timakov crede che in assenza di prove, queste considerazioni non significhino nulla: “Per dire che un vaccino per un’altra malattia protegge dal Covid-19, in realtà bisognerebbe guardare quali vaccinazioni sono state somministrate e quali no, alle  singole persone, e che livello di immunità hanno. E bisognerebbe anche avere un quadro allergico… Insomma, ci sono più domande che risposte.”

Ma anche a voler immaginare che il BCG fosse efficace, non varrebbe la pena riporvi troppe speranze. “Il vaccino deve essere fatto prima dell’inizio dell’epidemia. Non penso che possa in qualche modo influenzare l’attuale pandemia. Affinché si sviluppi l’immunità, dopo questa vaccinazione deve trascorrere molto tempo. È improbabile che possa aiutare adesso”, afferma Vladimir Bolibok, immunologo.


È pronto il sistema sanitario russo a reggere al picco dell’epidemia di Covid-19? 

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