Voli cancellati e città isolate: l’incubo dei russi bloccati all’estero per il coronavirus

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La pandemia ha costretto molti paesi d’Europa, Asia e Africa, a sospendere i voli internazionali per contenere la diffusione del virus. E così molti turisti non sono riusciti a tornare a casa. Dal Marocco alle Filippine, abbiamo raccolto i commenti dei russi bloccati all’estero

Sergej Trofimov, 36 anni, collaboratore dell'Istituto di Biologia dei Mari del Sud, Sebastopoli (Crimea)

Avevo comprato i biglietti per il Marocco a gennaio. Il panico per il coronavirus non si era ancora diffuso e così il 6 marzo con la mia ragazza ci siamo recati in aeroporto a Sebastopoli. Da lì siamo partiti alla volta del Marocco, facendo scalo a Mosca; il volo di ritorno era previsto per il 17 marzo, con uno scalo ad Amsterdam. 

Abbiamo visitato Marrakech e fatto diverse escursioni. È stato tutto meraviglioso! Lo scenario è cambiato completamente quando siamo arrivati a Fès: solamente lì ci siamo resi conto che i voli internazionali dal Marocco erano stati sospesi. 

Ho cercato di avere informazioni dalla compagnia aerea, ma era impossibile mettersi in contatto con loro. Quando finalmente siamo riusciti a parlare con il servizio di assistenza ai clienti, ci è stato comunicato che il nostro volo era stato confermato. È così abbiamo proseguito senza troppe preoccupazioni il viaggio, fino a Casablanca. 

Ma quando siamo arrivati, ci siamo resi conto che l’intera città era già stata chiusa, la gente sottoposta all’auto-isolamento. Per strada si incrociavano solo tristi venditori di hashish: tristi perché anche loro hanno perso quasi tutti i clienti. 

L’annuncio della cancellazione del volo è arrivato solo il giorno prima della partenza, il 16 marzo. Ci siamo recati ugualmente in aeroporto, per capire meglio la situazione. Sorprendentemente il volo per Amsterdam, dove avremmo dovuto fare scalo, è partito ugualmente, ma ci sono stati diversi contrattempi, fra cui un errore nel sistema che ha eliminato i nostri nomi nella lista passeggeri. E così siamo rimasti a terra. 

Ciò che più mi ha sorpreso è stata la risposta di un funzionario dell’Ambasciata russa, alla quale ci siamo rivolti: “Quando tutti gli hotel saranno ormai chiusi e non avrete più un posto dove stare, allora risolveremo il vostro problema”.

Da quel momento viviamo in un hotel a 4 stelle, ogni giorno andiamo a comprare frutta e verdura - per fortuna i negozi sono ancora aperti - e trascorriamo tutto il tempo in hotel.

In città ci sono ancora diversi turisti russi, bloccati come noi; molti di loro però non possono permettersi di pagare 50-80 dollari a notte: gli hotel più economici sono chiusi. Fortunatamente alcuni abitanti del posto si sono offerti per dare alloggio ai turisti russi nelle proprie case.

In generale, qui in città non si respira un’aria tranquilla. L’altro giorno mi sono recato a Casablanca alla ricerca di alcolici: le strade erano deserte, volavano solo cartacce e sacchetti dell’immondizia spinti dal vento. La poca gente che si incrocia passa alla larga. Tutti i negozi sono chiusi, funzionano solo bancomat e alimentari. 

La situazione si è aggravata ulteriormente con la caduta del rublo. E se il valore della moneta continuerà a scendere, finiremo tutti i nostri risparmi. 

Alisa, 36 anni, impiegata, Samara (853 km da Mosca)

L’anno scorso con mio marito abbiamo passato l’inverno in Montenegro. Ci è piaciuto così tanto che quest’anno abbiamo deciso di rifarlo. E così a dicembre ci siamo trasferiti insieme al nostro gatto a Budua, una città sul Mare Adriatico. Prevedevamo di tornare in Russia alla fine di marzo o all’inizio di aprile. 

Qualche giorno fa si sono registrati i primi contagi in Montenegro. E così abbiamo deciso di anticipare il volo: anziché rientrare il 10 aprile, tornare il 21 marzo.

Ma tre giorni prima della partenza ho ricevuto una chiamata da parte della compagnia aerea che ci offriva di viaggiare la sera stessa con l’ultimo volo per Mosca. Ho accettato, ma una volta giunti in aeroporto non ci hanno permesso di imbarcare il gatto, nonostante fosse stato registrato regolarmente. E così l’aereo è partito senza di noi. 

Ci hanno offerto un altro volo per i giorni successivi. Speriamo di riuscire a partire, perché i soldi stanno finendo e presto dovremo pagare anche l’affitto… Non so come faremo.

Philip, 41 anni, saldatore, Tyumen (1.700 km da Mosca)

Avevo voglia di trascorrere un periodo da solo… e così ho comprato un biglietto per le Filippine, e il 16 febbraio sono partito alla volta dell’Isola di Panglao. Avevo sentito che c’erano dei problemi con il coronavirus, ma sapevo che riguardavano solo la Cina. 

Il volo di ritorno era previsto per il 1° di aprile, ma è stato cancellato. La compagnia aerea non risponde e nel frattempo l’isola dove mi trovo è stata chiusa e non è possibile raggiungere l’aeroporto. 

Sembra tutto tranquillo finché non ci si rende che tutti i negozi sono chiusi per l’emergenza; la sera scatta il coprifuoco e per strada passa continuamente la polizia…

Non tutti i negozi di alimentari funzionano e circola la voce che possano togliere l’elettricità. Il costo di commissione per prelevare contanti dal bancomat è altissimo… e così mi limito a bere acqua e la sera faccio uno spuntino leggero con un po’ di frutta. Passo la maggior parte delle giornate dormendo, nella speranza che il tempo passi più velocemente. 

L’Isola di Panglao rimarrà chiusa almeno fino al 12 aprile… Non so come me la caverò, ma cercherò di uscirne da solo, con le mie mani.

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