Così i russi hanno cambiato la mia vita: la storia di Simon dall’Austria

Sebastian Bolesch/Archivio personale
“Penso che l’amicizia in Russia sia qualcosa di speciale”, racconta questo ragazzo, da dieci anni residente a Mosca, che oggi condivide con noi la sua esperienza in un paese che lui stesso definisce interessante e multiculturale

C’è una storia che mi raccontavano spesso quando ero bambino: una storia che rappresenta il mio primo contatto con la Russia. 

Dopo la Seconda guerra mondiale, quando Vienna fu divisa in quattro zone di occupazione, una di queste finì sotto il controllo dell’Armata Rossa. All’epoca la mia bisnonna possedeva una piccola azienda agricola, dove coltivava ortaggi. In quegli anni mia madre era ancora una bambina e i soldati le regalavano spesso dei dolcetti che acquistavano in un negozio del quartiere. Mia madre ne conserva ancora oggi un dolce ricordo. 

Un giorno un soldato russo aiutò la mia bisnonna a sistemare il giardino, danneggiato dalla guerra. E prima di andare via, le regalò una piccola croce: quella croce passò di mano in mano nella mia famiglia, arrivando fino a me. 

Questa storia, che sentii raccontare più volte, restò impressa nella mia mente molto tempo prima che iniziassi a prendere in considerazione l’idea di andare in Russia.  

I primi contatti con i russi

Durante gli studi, lavoravo in una casa d’aste a Vienna. A quei tempi c’erano molti clienti russi che venivano a ritirare opere d’arte. Erano persone gentili e interessanti. Sono stati i primi russi che incontrai nella mia vita. Quel lavoretto poi mi portò a conoscere Oleg Ksenofontov, il direttore del Centro russo di scienza e cultura di Vienna. Mi parlava della Russia, del suo lavoro e mi propose di seguire un corso di lingua. In seguito mi chiesero di andare in Russia per incontrare alcuni clienti. Quell’esperienza mi aprì le porte verso una vita totalmente nuova. Nel 2008 infatti ricevetti una proposta di lavoro a Mosca per 8 mesi... ma mi fermai 10 anni! 

Gli stereotipi

Sono cresciuto in una località a circa 30 km dal confine con l’URSS. E durante la mia infanzia, il mio mondo finiva in corrispondenza di quel confine. Oltre quella frontiera c’era qualcosa di strano; non tanto qualcosa di cui avevo paura, bensì qualcosa di misterioso e sconosciuto. Per i miei genitori rappresentava un territorio oscuro, ma non per me, che ero ancora un bambino. All'epoca, pensavo ai paesi vicini come a luoghi diversi. Ricordo che nella mia scuola c'era anche la possibilità di imparare il russo come lingua straniera! Oggi, le informazioni sono molto più accessibili di quando avevo 16 anni. Durante i miei anni di studi, ho vissuto per un po' di tempo in Francia e in Italia: prima di recarmi in Italia, non avevo stereotipi nei confronti degli italiani o dei francesi, così come non ne avevo prima di trasferirmi in Russia. 

Credo che la maggior parte degli stereotipi nei confronti dei russi siano ormai obsoleti. Spesso si sente dire che “i russi bevono troppa vodka”, ma è una stupidaggine. Bisogna scavare più a fondo nella storia e nell’identità culturale di un popolo. La maggior parte dei russi che ho incontrato si sono rivelate persone molto interessanti e hanno accresciuto il mio desiderio di trasferirmi qui.

Incontri memorabili

La prima volta fu nel 2005. In quel periodo l’ambasciatore austriaco in Russia era il padre di un mio amico. Si trattava di un famoso diplomatico che conosceva a fondo questo paese. Io ero molto amico di suo figlio Klaus e quando si sposò, mi chiese di fargli da testimone. La cerimonia si svolse a Mosca e ricordo come fosse ieri il mio arrivo all’aeroporto Sheremyetevo. C’era un enorme mucchio di valigie accatastate e non ero in grado di trovare la mia. Vennim assalito da una folla di tassisti che si offrivano per portarti in città. C’era chi chiedeva addirittura 200 dollari per una corsa fino in centro! Decisi così di prendere una “marshrutka" (bus navetta), nonostante la gente mi avesse consigliato di non farlo. I primi giorni a Mosca furono carichi di emozioni. Era il 2005 e la città era molto diversa da come la vediamo oggi. 

Le prime amicizie

Fu un certo Maksim ad aiutarmi a trovare casa a Mosca: era un ragazzo molto gentile e amichevole, e durante le prime settimane in città mi invitò spesso a casa sua. Un altro buon amico con il quale sono tutt’ora in ottimi rapporti è Aleksandr, il direttore della Stella Art Foundation. Anche lui mi ha aiutato molto fin dall’inizio. 

I russi, persone che sanno stupire 

Il modo in cui pensano i russi è molto diverso rispetto a quello degli europei. Oserei quasi dire che i russi vivono una vita diversa. 

Credo che la Russia sia l'ultimo grande "impero" multiculturale che esiste ancora oggi (pensate agli inglesi o agli austriaci: ormai sono scomparsi). Capiamoci meglio: non intendo in senso imperialistico, ma è un paese enorme e interessante. Forse è molto di più di un paese. La questione identitaria in Russia è qualcosa di profondo e complesso: un misto di orgoglio, nostalgia, tristezza e altri sentimenti. E la commistione di culture è qualcosa che richiede tempo per essere capita.

L’amicizia russa, poi, è un concetto molto interessante; in Austria, ad esempio, è possibile avere molte amicizie “veloci”: colleghi di lavoro con i quali ci si vede tutti i giorni, si pranza insieme e si trascorre del tempo insieme, senza però considerarle persone vicine. 

In Russia, invece, ci vuole un po’ più di tempo prima di sentirsi in diritto di invitare una persona a casa propria: ma quando si instaura una relazione d’amicizia, essa si rivelerà sicuramente molto profonda.

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