“Dalla fila dopo la mia in poi, nessuno si è salvato”: parlano i sopravvissuti alla tragedia aerea

Sergei / Xinhua / Globallookpress
Nell’incidente del 5 maggio all’aeroporto di Sheremetjevo i morti sono stati 41, tra cui uno steward e due bambini. Le 37 persone che sono uscite vive dal velivolo, raccontano come sono stati quei concitati momenti dopo l’atterraggio d’emergenza e l’incendio

“Nessuno di noi pensava che ci sarebbero stati così tanti morti”. A parlare è una passeggera sopravvissuta all’incidente aereo di Mosca del 5 maggio scorso, Marina Sitnikova, intervistata dalla rivista russa “Snob”. Sedeva in decima fila e, come ricorda, nessuno di chi sedeva nelle file oltre la dodicesima è riuscito a uscire vivo dall’aereo. “Dai video sembra che tutti stessero gridando durante l’atterraggio d’emergenza, ma io ricordo come uno stato di torpore; mi sembra che ci fosse un silenzio totale. E poi nel fumo non si poteva vedere o sentire nulla”, dice.

La sera del 5 maggio, l’aereo Sukhoi Superjet 100 era decollato dall’aeroporto di Mosca Sheremetjevo diretto a Murmansk. Ma solo 10 minuti dopo la partenza è stato colpito da un fulmine. Ciò ha portato alla perdita di comunicazione radio e del controllo automatico dei sistemi, quindi i piloti hanno chiesto di tornare a Sheremetjevo per un atterraggio di emergenza. (Qui la cronologia ufficiale degli eventi). 

A quel punto non c’era panico, dice Vladimir Evmenkov, un passeggero superstite della sesta fila, che era seduto vicino al finestrino ed è testimone di come il fulmine abbia colpito il motore due volte. “Mi sono quasi rotto il collo dalla paura che l’aereo prendesse fuoco, ma non c’era alcuna fiamma”, ricorda. “Poi ci è stato detto che a causa di problemi tecnici stavamo tornando a Mosca”.

“C’è stata una forte esplosione; i miei occhi sono quasi saltati fuori dalle orbite”

L’atterraggio, tuttavia, si è rivelato duro: l’aereo è rimbalzato al momento in cui ha toccato la pista e solo al terzo tentativo è atterrato, danneggiando i serbatoi del carburante e scoppiando in fiamme vicino alla sua sezione di coda. “Eravamo così spaventati, abbiamo quasi perso conoscenza”, ha detto un altro sopravvissuto, Pjotr Egorov, che sedeva in settima fila, al giornale “Komsomolskaja Pravda”. “L’aereo è saltato sulla pista di atterraggio come una cavalletta e poi ha preso fuoco a terra!”

“Tutto è successo all’improvviso, alla velocità della luce”, afferma Marina Sitnikova. “C’è stata una forte esplosione, i miei occhi sono quasi saltati fuori, una seconda un po’ meno forte, una terza, e poi subito l’aereo si è riempito di fumo e ha iniziato a bruciare immediatamente!”

Secondo i sopravvissuti, anche se la gente si è precipitata verso le uscite, non c’è stata una ressa. Gli assistenti di volo erano pronti ad aprire le uscite e fino ad allora tutti stavano semplicemente lì in attesa. Alcuni hanno ipotizzato che l’evacuazione sia stata ritardata da alcuni passeggeri che hanno voluto prendere i loro bagagli, ma Vladimir Emenkov nota che alcuni hanno preso i loro bagagli perché non avevano nient’altro da fare mentre stavano aspettando l’apertura della porta di uscita.

“Non ero il primo della fila, e quando mi sono alzato era impossibile per me andare avanti. C’era una donna con un bambino vicino a me e non hanno nemmeno provato a muoversi, forse per paura di inalare il monossido di carbonio, in più, correre verso l’uscita era impossibile perché era pieno di persone. Così per un po’ sono semplicemente rimasto nel corridoio”, ricorda, aggiungendo che in questo momento alcune persone hanno preso i loro bagagli perché tanto non avevano la possibilità di spostarsi né avanti né indietro. “Avevo i miei documenti lì, quindi li ho afferrati e quando la gente ha iniziato a muoversi, ho proceduto subito verso l’uscita.”

Quelli che erano seduti oltre la dodicesima fila non sono sopravvissuti

Dmitrij Kharinin, un altro passeggero che sedeva nella decima fila, ricorda che tutti erano seduti prima che l’aereo si fermasse e poi sono andati verso l’uscita, come succede a cose normali, non appena la porta si è aperta. “Ho afferrato il mio passaporto e mi sono spostato all’uscita. Ho lasciato prima passare tre o quattro persone che venivano da dietro, ma quando ho sentito il calore provenire dal retro, mi sono infilato nel corridoio e diretto verso l’uscita”, spiega.

“Non mi sono voltato per vedere cosa stava succedendo nella parte posteriore. Perché? Non lo so. Ho fatto alcuni passi. C’era un fumo azzurro. Amaro. Ma era possibile vedere e respirare. Poi improvvisamente tutto si è coperto di denso fumo nero. Era impossibile respirare. Mi sono chinato in basso, dove c’era meno fumo e ho fatto qualche respiro, abbastanza per poter andare avanti fino all’uscita. Lì il fumo finiva e ho potuto vedere due assistenti di volo che stavano aiutando i passeggeri a evacuare il velivolo.”

Aggiunge di non aver visto nessuno ritardare l’evacuazione afferrando i bagagli. “Se alcuni avevano delle borse erano piccole: borse da donna, zaini piccoli, cose che avevano con sé… Alcune persone sono fuggite senza prendere nulla, l’ho visto io stesso”.

Come ricorda Tatiana Kasatkina, hostess sul tragico volo, citata da Lenta.ru, la gente ha iniziato ad alzarsi dai posti durante l’atterraggio, telefonando ai parenti e dicendo che l’aereo era in fiamme. “Tutto è successo così velocemente, non abbiamo avuto un secondo per pensare”, ha detto. “Ho spinto i passeggeri verso le uscite. Li tiravo per i vestiti in modo da non ritardare l’evacuazione.”

“Sono stato l’ultimo a lasciare l’aereo e non c’era nessuno dietro di me…” dice Oleg Molchanov, che era seduto in dodicesima fila.

“Penso che così tante persone siano morte perché l’incendio ha colpito il retro dell’aereo, ma chi era là ha pensato di scappare dall’uscita più vicina e si è spostato verso quella posteriore, che non si è aperta. Ritengo che i passeggeri nella parte posteriore non avessero semplicemente alcuna possibilità di fuggire. Respiravano monossido di carbonio e il cherosene era ovunque. Solo quelli che sono andati verso la parte anteriore sono sopravvissuti. Alle mie spalle non c’era nessuno da salvare”, ha detto al portale informativo “Meduza”.

“Non ho visto nessuna folla schiacciarsi e spingere durante l’evacuazione”, ricorda Marina Sitnikova. “Ricordo di aver visto persone strisciare per arrivare all’uscita. Ad essere onesti, io sono stata salvata dall’assistente di volo. “A un certo punto, stavo perdendo conoscenza e non sapevo cosa fare. “All’improvviso, ho sentito qualcuno comandare: ‘Veloce! Veloce!’, così ho trovato la forza e sono corsa verso la voce.”

La maggior parte dei morti erano seduti nella coda dell’aereo. Anche Jeremy Brooks, cittadino statunitense, era tra i passeggeri che hanno perso la vita. Seduto nella 15ª fila, non ha avuto la possibilità di scappare.

“Tutti tendono a incolpare le squadre di soccorso, ma a mio parere, hanno lavorato molto bene”, afferma Dmitrij Kharinin. “Nessuno avrebbe potuto conoscere la traiettoria dell’aereo, dove sarebbe atterrato, e il fatto che avrebbe preso fuoco; non c’era nessuna indicazione che una simile catastrofe sarebbe accaduta”.

Le autorità stanno attualmente indagando sulle cause della catastrofe, compresi possibili errori tecnici a bordo e condizioni meteorologiche sfavorevoli. Mentre si attende una spiegazione, su Change.org è già stata creata una petizione speciale per bandire il Sukhoi Superjet 100 dai voli in Russia, ritenendo che i problemi stiano in questo tipo di aereo, prodotto dal 2008, e per portare i responsabili in tribunale.

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