Perché i russi si tatuano la faccia?

Viktoria Rjabikova
I tattoo sul corpo sono ormai molto diffusi anche in Russia e generalmente accettati dalla società. Quelli sul viso, seppur in aumento, sono invece ancora considerati una scelta estrema. Abbiamo parlato con tre persone dal volto tatuato e con una psicologa per capirne di più del fenomeno

I tatuaggi sul corpo sono ormai da tempo alla moda e molto diffusi. Quelli sul viso sono invece ancora piuttosto rari, e causano le reazioni più varie, dal vivo interesse alla sorpresa, allo choc. Parole, simboli, animali e altro ancora appaiono sempre più spesso anche in Russia sulle facce della gente, non solo nella capitale, ma pure nelle città di provincia. Persone che hanno uno o più tatuaggi sul volto hanno spiegato a Russia Beyond perché hanno sentito il bisogno di marchiare in modo indelebile il posto più importante e pubblico del loro corpo. 

Bisogna forse aver paura di una persona il cui volto è coperto da segni e scritte varie? E perché alcuni sentono di non poterne fare a meno? Abbiamo parlato anche con una psicologa, Natalja Zholudeva, per capirne di più.

Le “illuminazioni” e il simbolo di schiavitù 

A una regina d’oltremare, a Sailor Moon, a una donna musulmana e a molto altro ancora è stata associata Aurora, una tatuatrice trentunenne di San Pietroburgo, con un semicerchio tatuato sulla fronte. 

Aurora rifugge tutte queste associazioni e dice che il senso sta solo in una sorta di “illuminazione” che ha avuto quattro anni fa.

“Mi sono avvicinata allo specchio e ho visto questo simbolo sul mio viso. Resistere a tali illuminazioni non è nelle mie regole”. E così, un paio di giorni dopo, realizzò la sua visione, tatuandosela. 

Non era certo il suo primo tatuaggio. Simili “illuminazioni” hanno iniziato a perseguitarla nel corso di una spedizione sui Monti Urali, subito dopo la laurea, ormai dieci anni fa. 

“Avevo appena finito l’università e non sapevo cosa fare della mia vita, anche se la mia laurea in Ecologia me l’ero presa e avevo persino trovato lavoro nel settore. Ma non mi dava sensazioni forti come il tatuaggio”, ricorda Aurora.

Tornata dalla spedizione sugli Urali, iniziò a studiare la storia dei tatuaggi, poi si comprò i ferri del mestiere e da sola si fece il primo disegno sulla pelle, che ora si vergogna di mostrare. Pian piano, si fece le ossa e iniziò a trovare i primi clienti. A quanto afferma, lei non fa solo tatuaggi, ma aiuta le persone a realizzare i loro desideri più nascosti. 

“La gente viene da me e mi dice: ‘Ho visto in sogno un tatuaggio. Allora cerchiamo di capire insieme di cosa si trattasse, e perché il nostro cervello crei simili immagini nella fase onirica. E poi passiamo a realizzarle nella vita reale, sulla pelle”, racconta, con voce rasserenante. 

Alla domanda come reagiscano le persone ai suoi tattoo sulla faccia, confessa che quello sulla fronte stupisce molti pietroburghesi. 

“Una volta mi è capitato un tassista anziano e ha iniziato a dire che i tatuaggi sono simboli degli schiavi”, ricorda la ragazza, che dice non offendersi quando le fanno osservazioni simili: “Che vuoi farci, se dentro di me si è risvegliato il mio selvaggio interiore e il richiamo degli antenati continua a farsi sentire?”. 

Dice la psicologa Natalja Zholudeva: “Aurora è riuscita, attraverso i tatuaggi, a far uscire la sua energia interiore, con la quale le era difficile fare i conti. La sua professione, come ecologa, nel campo della difesa della natura, non le dava la possibilità di grandi contatti sociali, mentre diventando tatuatrice ha trovato il modo di soddisfare i suoi bisogni sia per quanto riguarda l’elemento mistico, che per quanto concerne la socializzazione con persone con inclinazioni simili alle sue, e infine anche il bisogno di sentirsi utile agli altri”. 

L’interesse per il dolore 

A differenza di Aurora, Dmitrij, un giovane cuoco di Ivanovo (300 chilometri a nordest di Mosca), ha un altro interesse. Voleva capire sulla sua pelle quanto fosse doloroso tatuarsi la faccia. 

È risultato non essere doloroso, come dice anche la scritta sotto l’occhio: “Pain” (“dolore” in inglese) sbarrato in segno di cancellatura. Inoltre Dmitrij ha delle accette, una scritta sulla fronte, uno squalo sulla guancia, tre strisce sul naso, un tentacolo sul collo, al quale presto verrà aggiunto il resto del polpo, sulla nuca. 

“A dire il vero la testa è il punto più doloroso, ma io non ho paura”, si vanta Dmitrij. 

Ad ammirare e a studiare i tatuaggi questo giovane dal sorriso luminoso ha iniziato quando aveva 14 anni. Due anni li ha passati alla ricerca di un bravo tatuatore e, dopo averlo trovato, ha cominciato a farsi tatuare le braccia, per poi passare a tutto il resto. A quanto dice, i tattoo se li fa “per divertimento” e sostiene che la cosa più importante sia saper unire stili diversi. 

Problemi i suoi tatuaggi gliene hanno dati solo una volta, quando ha cercato di farsi assumere come commesso in un negozio di abbigliamento della sua città. In provincia, ritenevano che questo aspetto fuori dal comune potesse spaventare la clientela. 

Dice la psicologa Natalja Zholudeva: “Dmitrij molto probabilmente ha trovato il mezzo per combattere il fatto di sentirsi indifeso e vulnerabile con l’aiuto di tatuaggi aggressivi. Dice poi apertamente di sentire attrazione per il fatto di provare dolore. Questo, paradossalmente, permette alle persone di sentirsi più vive. Molto probabilmente, il momento in cui il tatuaggio viene fatto è per lui più importante del disegno in sé”.

Un manifesto vegano  

Sapere cosa mangia il modello, dj e designer che si fa chiamare Vegan non è difficile: il tatuaggio con il suo nome e stile di vita alimentare campeggia sulla sua fronte, sulle guance e persino sulle palpebre

A farsi un tattoo che gli coprisse tutto il volto Vegan non si è deciso così facilmente: aveva paura che la cosa interferisse con la sua carriera di modello. 

“Ma alla fine mi sono convinto e sono passato dal giro di modelli ai quali proibiscono di farsi tatuaggi, a quello in cui si è scelti proprio per i tatuaggi”, racconta. 

Le scritte “Vegan” e “Animal”, insieme a tatuaggi old school, sono una sorta di tentativo di attirare l’attenzione sul tema del veganesimo. A proposito, sono realizzati esclusivamente da tatuatori vegani.

“Tutto è fatto per mostrare che noi siamo una specie animale che è impazzita e ha deciso di avere il diritto di mangiare altre specie animali, anche se non è così”, si infervora. 

I posti dove potrebbero giudicarlo male per i tatuaggi sul viso dice che preferisce non frequentarli. E, comunque, secondo lui, in Russia ormai non ce ne sono già più tanti di posti simili. 

“Anche in provincia ti rispettano e spesso capitano persone che dicono che anche loro vorrebbero tatuarsi sulla faccia o sulle mani, ma che non possono per questioni lavorative. Ma è un problema anche questo che spesso scomparirà”, si dice sicuro lui. 

Dice la psicologa Natalja Zholudeva: “Per lui, come persona creativa con convinzioni precise e rigide, trovare una forma per presentare se stesso non è stato semplice, ma con i tatuaggi è riuscito a conciliare il desiderio di essere accettato e l’auto-espressione in cose che ritiene di fondamentale importanza e che evidenzia con grande chiarezza. I suoi tatuaggi non sono aggressivi, mentre è il piercing a essere diventato per lui la sorta di filo spinato che lo protegge”.

 

Sapete che anche lultimo zar, Nicola II, aveva un tatuaggio? 

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