Perché tutti dicono che Mosca e San Pietroburgo non sono la “vera Russia”?

David Kirsch/Flickr, Pixabay
Ci sono ragioni storiche ed economiche, e le forti disparità tra metropoli e provincia hanno influito sul carattere dei rispettivi abitanti

Se vi capiterà di trovarvi in compagnia di un russo di provincia (per esempio in treno, mentre bevete una tazza di tè) e doveste iniziare a lodare la Russia per le belle impressioni che vi ha appena lasciato la visita di Mosca e/o San Pietroburgo, c’è un’altissima probabilità che vi vediate interrompere con queste parole: “Eh caro mio, tu della Russia non sai niente! Quella mica è la Russia!”.

L’idea che le due megalopoli vivano una vita a sé stante dal resto del Paese dal punto di vista economico, culturale, educativo e, se volete, mentale, è viva ormai non da decine ma da centinaia d’anni. In Russia non sono mai venute meno le battute sullo “Stato di Mosca”, e sul fatto che attorno al terzo anello, il Grande raccordo anulare della capitale russa, prima o poi metteranno il controllo passaporti e chiederanno il visto agli altri russi. Né Mosca né la sua collega settentrionale, con le loro cattedrali, il Cremlino e l’Ermitage, le piazze e i teatri e il parco Zaryadye tanto alla moda, saranno mai città “veramente russe”.

Troppo ricche

Il motivo principale di questo giudizio è l’enorme disparità economica. Mentre a Mosca usano tecnologie per far dissolvere le nuvole e creare artificialmente il cielo sereno, spendendo 400 milioni di rubli (5,3 milioni di euro) e per le decorazioni natalizie spendono 3 miliardi di rubli (39,8 milioni di euro), nelle province non sanno come far fronte ai debiti accumulati nei confronti delle banche. E in questo si radica una delle principali ragioni di odio nei confronti della capitale e dei suoi abitanti.

Ai tempi dell’Urss, arrivavano a Mosca treni soprannominati “del salame”. Questo perché le persone della provincia venivano per fare incetta di salumi vari, del tutto introvabili nei piccoli centri”, ricorda un certo Germanych su internet.

Da allora il divario tra la capitale e le provincie non si è più di tanto colmato, solo che non si evidenzia più nell’assenza del salame (problema da tempo risolto). Lo stipendio medio a Mosca è di 81 mila rubli mensili (1.075 euro), ma già nelle città vicine scende a 30 mila al mese (398 euro). Per non parlare delle zone più periferiche, dove anche il salario minimo fissato per legge è più basso che nella capitale, e spesso gli stipendi non lo superano di molto: 11.163 rubli (148 euro).

Certo, ci sono sempre delle eccezioni. Per esempio a Juzhno-Sakhalinsk, sulla lontanissima isola di Sakhalin, più vicina a Tokyo che a Mosca, la vita è più cara che nella capitale. E anche nelle regioni del Nord estremo gli stipendi non sono male. 

“Ma a Mosca c’è tutto quello che non c’è da nessun’altra parte nel Paese: burocrazia statale di primo livello, grande business, e certi posti di lavoro che esistono solo qui. Mentre per quanto riguarda San Pietroburgo, il livello dei redditi è più basso, paragonabile a quello della Regione di Mosca ma non a quello della Città”, spiega a Russia Beyond Natalja Zubarevich, professoressa di Geografia economica all’Università Statale di Mosca.

Si sono presi tutto il meglio

Ma come è potuto succedere che nel Paese più grande del mondo si siano formati storicamente solo due grandi poli d’attrazione? “La risposta sta nella storia. E la diagnosi è nota: si chiama centralismo estremo”, spiegano gli esperti.

“Tradizionalmente, fin dai tempi della Russia zarista, in Russia c’erano due centri di sviluppo: San Pietroburgo e Mosca. Nel periodo sovietico il centralismo proseguì, ma con un accentramento verso Mosca e le capitali delle altre repubbliche dell’Unione: in particolare Kiev, Minsk, Tashkent”, sostiene Evgenij Gontmakher, professore della Higher School of Economics di Mosca. “Dopo il crollo dell’Urss è tornato il duopolio Mosca, San Pietroburgo”. E sebbene la Russia sia una Federazione, non pochi ritengono che il federalismo sia solo simbolico.

Tutta l’attività scientifica, tutti i cluster tecnologici, le principali istituzioni educative e culturali, le migliori università, i mass media, i quartier generali delle grandi aziende, tutto questo ha sede nelle due megalopoli. La Russia è l’esatto opposto degli Stati Uniti, dove i migliori chirurghi sono in Texas, gli uffici della Apple in California, la sede della Cnn ad Atlanta e il Congresso a Washington. 

“Il nostro sviluppo è stato completamente diverso; non ‘dal basso’. Il nostro è sempre stato un Paese con un solo grande centro, che univa le periferie sottomettendole a sé. Solo questo centro è cambiato alcune volte nel corso dei secoli, ma non la dinamica”, dice Zubarevich.

Troppo colti

Ed eccoci alla convinzione che a Mosca e San Pietroburgo vivano “altre” persone, non “veri russi”. In parte questo giudizio ha un fondo di realtà. Gli stessi esperti dicono che Mosca non rappresenta la Russia media, perché è troppo più sviluppata e moderna. E qui c’è un’alta concentrazione di persone con un alto livello di studi, che contribuiscono continuamente alla modernizzazione.

Oltre a questo, ci sono ritmi di lavoro e di vita completamente diversi. Mosca non dorme mai, mentre nelle città normali la vita termina alle 5 di sera, quando tutti escono dal lavoro.

“I moscoviti [ma può esser detto lo stesso dei pietroburghesi] hanno una mentalità diversa. Sono come stranieri. Vogliono essere simili agli americani (quelli delle pubblicità o dei giornali) o agli europei occidentali, ma sotto sotto rimangono dei nostri, e questo non riescono a perdonarselo”, scrivono su un forum su internet.

Ma in realtà, Mosca è un grande puzzle della Russia, se si considera che la stragrande maggioranza di residenti (tre quarti dei 15,5 milioni di abitanti dell’agglomerato) sono arrivati qui dai più disparati angoli del Paese.

E se volete imparare a distinguere un moscovita purosangue, con diverse generazioni alle spalle, da un provinciale inurbato, leggete la nostra guida. 

“Avidi e orgogliosi”: perché i moscoviti risultano antipatici al resto del Paese? 

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