Tre offese russe che sembrano francesi ma non lo sono

Indicano “gentaglia”, “mangiaufo” e “buono a nulla” e la leggenda vuole che si siano diffuse dopo l’invasione napoleonica del 1812. Ma non fatevi ingannare dal suono molto simile a parole transalpine; l’etimologia è un’altra

Di recente, abbiamo sfatato il diffuso mito che il “bistrot” francese sia nato dopo la presa russa di Parigi del marzo 1814. Secondo quella falsa legenda, i soldati avrebbero gridato “bỳstro!” (“veloce!”) ai camerieri. Ma ci sono anche parecchie parole dal suono francese nella lingua russa, di cui si dice che siano state importate dalla Francia durante la guerra del 1812. Vi spieghiamo perché non è così.

1 / Шваль (shval’)

In russo, la parola шваль (shval’), se usata per indicare persone, significa “gentaglia”; “feccia della società” (più raramente utilizzata per gli oggetti, indica allora “cose da buttare”, “robaccia”).

La leggenda sulla sua origine è abbastanza assurda. Fa risalire l’etimologia da “cheval”; “cavallo” in francese. Mentre l’esercito francese sempre più allo sbando si ritirava dalla Russia, gli ufficiali affamati andavano in cerca di cavalli morti ai lati delle strade. Le loro razioni erano finite da tempo, ed erano pronti a mangiare le carogne. Durante questa pietosa attività, gli ufficiali francesi si rivolgevano ai contadini russi, ripetendo solo questa parola: “cheval”, “cheval”. Avendo ormai l’aspetto di straccioni, logori e sporchi, secondo la leggenda la parola fu associata dai russi al concetto di “gentaglia”.

Ma questa spiegazione stravagante ha un difetto evidente. I contadini russi non stavano certo a chiacchierare con gli ufficiali francesi: molto probabilmente li avrebbero presi a schioppettate, perché l’esercito francese aveva saccheggiato la Russia durante l’attacco, il che aveva reso tutti i contadini molto vendicativi, tanto che la guerriglia partigiana spontanea fu una delle peggiori spine nel fianco per Napoleone. 

Ancora più importante, la parola шваль è apparsa nel lessico russo prima del XIX secolo. Deriva dal verbo шить (shit’; cucire) e indica quell’insieme di vari fili, stracci e toppe, che è sempre in giro nel laboratorio di un sarto. Con il tempo, si è diffuso maggiormente nel senso figurato di “gentaglia”.

2 / Шаромыжник (sharomỳzhnik)

È ovvio che la leggenda di questa parola sia nata perché ricorda l’espressione francese “cher ami” (“caro amico”). Ancora una volta, gli ufficiali francesi, chiedendo cibo durante la ritirata attraverso le pianure ghiacciate della Russia, avrebbero chiesto ai contadini di dare loro qualcosa da mangiare, usando l’appellativo “cher ami”. I contadini avrebbero soprannominato quegli ufficiali che chiedevano umilmente l’elemosina quando in realtà erano originariamente venuti in Russia per conquistarla, “sharomỳzhnik”, che ora indica “mangiaufo”.

Ma il fatto che abbiano un suono simile non significa che le parole siano correlate. In russo, esiste un’espressione obsoleta “на шаромыгу” (“na sharomygu”), che significa “gratis”. L’espressione è stata usata da Nikolaj Gogol nella sua commedia “L’ispettore generale“ e può essere trovata pure in alcune lettere scritte da Aleksandr Pushkin. L’espressione deriva da una vecchia parola del russo antico,“шарма” (sharma), “gratis”. Quindi non ha nulla a che fare con i soldati francesi e i contadini che non capivano il francese!

3 / Шантрапа (shantrapà)

Non tutti gli ufficiali francesi lasciarono la Russia dopo che l’esercito di Napoleone fu sconfitto e andò in rotta. Alcuni vennero fatti prigionieri, altri si rifiutarono di tornare in Francia, perché con la restaurazione temevano che sarebbero stati processati.

Molti francesi rimasero come insegnanti privati per i bambini dei nobili russi e, occasionalmente, come registi per i teatri dei servi che i proprietari russi amavano organizzare nelle loro tenute di campagna. I tutor francesi svolgevano i provini per decidere se i contadini potevano cantare in un coro teatrale dei servi, e quando gli aspiranti cantanti non erano abbastanza bravi, dicevano: “Chantera pas” (“Non canterà”, in francese). Per questo motivo, “shantrapà” sarebbe passato a significare una “persona da poco” un “buono a nulla”.

Ancora una volta, il fatto che le parole suonino molto simili non significa che siano correlate. E poi non c’erano così tanti teatri di servi nella Russia di inizio XIX secolo, da far sì che questa parola divenisse popolare solo grazie a questo. Intendiamoci, la maggior parte dei padroni di casa russi, seppur nobili, erano poveri, e riuscivano a malapena a pagare le tasse. I teatri dei servi erano un lusso solo per le élite.

La parola шантрапа (shantrapà) deriva molto probabilmente dall’antica parola ceca “šаntrосh” (“bugiardo”, “ingannatore”). Questo termine era comune nel dialetto parlato a Cherepovets, Jaroslavl, Velikij Ustjug; il che significa che la parola non aveva origini francesi, visto che i contadini di queste regioni non parlavano certo francese!

Provate la squisita “carne alla francese” russa, che di francese non ha proprio nulla 

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