Riparte l'export verso l'Unione economica eurasiatica

A fare da traino, Russia e Bielorussia. Nel primo trimestre dell'anno, l’Italia ha esportato in quest’area quasi 2 miliardi di euro fra beni e servizi

Si intensifica l’asse Italia-Unione economica eurasiatica (Uee) nella road map del commercio internazionale. Nel primo trimestre di quest’anno, infatti, l’interscambio tra il nostro Paese e i 5 Stati dell’alleanza eurasiatica (Russia, htan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan) ha sfiorato complessivamente i 5,7 miliardi di euro, in crescita del 14,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. A influire positivamente sulla bilancia, non solo la ripresa degli scambi con la Russia, principale motore economico dell’Unione, ma anche il potenziamento della presenza italiana sugli altri promettenti mercati di sbocco, con qualche sorpresa registrata sul fronte kazako.

È quanto emerso oggi in apertura del 5° Seminario eurasiatico in corso a Roma, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress, Forum economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo Studio legale Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners e che vede tra le presenze anche i ministri economici e di politica finanziaria della Commissione economica eurasiatica.

In aumento anche l’export italiano verso l’Uee. Secondo i dati Istat elaborati da Conoscere Eurasia, l’Italia ha esportato in quest’area quasi 2 miliardi di euro fra beni e servizi, guadagnando così un +11% generale nel periodo considerato. Nel dettaglio, è la Russia il mercato leader di riferimento per le aziende italiane con quasi 1,8 miliardi di euro raggiunti nei primi 3 mesi dell’anno (+26,8%). A spingere la crescita è il manifatturiero che incassa un +27%, portandosi a oltre 1,7 miliardi di euro; in pole position per valore i macchinari (+55%) e il tessile (+17%).  Bene anche le vendite made in Italy verso Bielorussia (+48%), Armenia (+12%) e Kirghizistan (18%); mercati ancora modesti ma dal forte potenziale di sviluppo. In retromarcia, invece, l’export tricolore verso Astana che perde il 60%. Tra i settori maggiormente colpiti dalle mancate vendite quello dei macchinari (-55%), dei metalli (-86%), degli articoli in gomma e materie plastiche (-35%).

Per Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia: “L’Unione economica eurasiatica è un soggetto ormai imprescindibile nel mercato globale. Nonostante il susseguirsi di accordi commerciali e di trattati tra l’Unione economica eurasiatica e molti Paesi, a partire dalla Cina, ma anche India, Vietnam, Israele, Iran, l’Unione Europea non ha ancora manifestato il riconoscimento di questo importante protagonista dell’economia. Auspichiamo che ci possa essere un’accelerazione delle decisioni a beneficio del business e delle aziende anche italiane”.

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