A Verona 10.000 coltivatori in piazza per dire "no" alle sanzioni

La Coldiretti denuncia una perdita di 600 milioni di euro a causa dell'embargo imposto da Mosca, come risposta ai provvedimenti economici voluti dall'Unione europea

Quasi diecimila coltivatori e allevatori hanno protestato oggi a Verona contro le sanzioni imposte alla Russia e il conseguente embargo di Mosca sui prodotti alimentari europei. Embargo prolungato oggi da Putin fino alla fine del 2017

La manifestazione è stata organizzata proprio in Veneto poiché è la regione italiana che più di tutte ha dovuto incassare i contraccolpi delle contromisure russe alle sanzioni europee. “Gli agricoltori – si legge in una nota della Coldiretti –, porteranno in piazza anche i prodotti rimasti invenduti per denunciare un braccio di ferro insensato e autolesionistico per l’Italia e l’intera Europa”. 

Per la Coldiretti le sanzioni contro la Russia sono "una scelta suicida che l'Unione Europea e l'Italia non possono permettersi dopo il voto sulla Brexit con la svalutazione della sterlina inglese che rischia di mettere in crisi i rapporti commerciali con la Gran Bretagna, che è il quarto sbocco estero dei prodotti agroalimentari Made in Italy”.

In piazza a Verona, quindi, striscioni con scritto “Stop embargo russo”, “85.000 pezzi respinti alla frontiera” e "La guerra fredda uccide il Made in Italy”.

La guerra commerciale con la Russia, ricordano gli allevatori, ha causato in due anni perdite pari a 600 milioni di euro, dovute perlopiù al completo azzeramento delle spedizioni di ortofrutta, formaggi, latticini, carni e salumi italiani.

Alla notizia della manifestazione hanno prestato particolare attenzione anche i giornali russi.

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