Le isole Solovki raccontate nel primo documentario di Rbth

Il film verrà proiettato il 20 maggio alle ore 19 al Centro russo di scienza e cultura di Roma

Nel dicembre 2015 una troupe di Rbth ha completato il lavoro sul suo primo video documentario relativo alla storia e alla vita sulle isole Solokvi. L'idea era nata in estate, quando il regista del progetto, Pavel Inzhelevskij, propose di organizzare una trasferta della troupe sulle Solovki: lo scopo era quello di vedere coi propri occhi la natura unica del luogo, immergersi nella sua atmosfera e parlare con la gente del posto.

"Nel film volevamo trasmettere lo speciale contrasto delle Isole Solovki - racconta Elena Potapova, a capo della sezione multimediale di Rbth -. Forse da nessun'altra parte in Russia il sacro e il crudele hanno camminato di pari passo per così tanto tempo come qua. In questo senso le Solovki possono essere considerate una metafora di tutta la Russia, comprensibile solo in tutta la sua interezza, con le sue bellezze e i suoi orrori. Il nostro obiettivo era quello di far conoscere al pubblico le isole in tutte le loro sfaccettature: ambientali, storiche e sociali".

In una settimana la troupe è riuscita a parlare con i rappresentanti del clero, in particolare con l'abate del monastero Solovetskij, Padre Porfiry. È stato possibile conversare con la gente del posto, tra cui molti impiegati nel settore turistico. I membri della troupe hanno incontrato anche chi viene qua per lavori stagionali molto diffusi, come la raccolta delle alghe. Una volta tornati a Mosca, la storica del Centro Sakharov Natalia Samover ha raccontato nel dettaglio a Rbth il lato oscuro della storia dell'arcipelago: il campo di prigionia speciale Solovki, il peggiore di tutto il sistema dei Gulag.

Daria Donina, capo-redattore della sezione multimediale di Rbth ha spiegato che "per molti dei nostri contemporanei, la prima cosa che viene in mente sentendo la parola Solovki sono i Gulag. Non c'è da sorprendersi, perché è qualcosa di doloroso e ancora vicino. Attraverso le voci degli abitanti e dei ricercatori delle Solovki volevamo raccontare che la terribile storia del campo di concentramento è appena uno dei risvolti del passato di queste isole".

Il nostro film è un mosaico di racconti di persone che vivono sulle Solovki e studiano la storia di questo luogo.

Pavel Inzhelevsky, regista del film: "Nell'antichità le Solovki servivano per le cerimonie religiose delle tribù Sami. Poi hanno ospitato i monaci che in condizioni difficili hanno dato inizio a una vita sulle isole mettendoci l'anima. Le Solovki sono poi diventate l'ultimo rifugio per migliaia di prigionieri del campo di prigionia speciale costruito qua in epoca sovietica. Tutti questi quadri della storia non vengono cancellati, ma continuano a vivere e vengono percepiti sulle Solovki. Questi fenomeni assolutamente agli antipodi stanno alla base del fascino unico delle Solovki".

Anche se il film inizialmente era destinato a un pubblico straniero, le conversazioni in lingua russa non sono state doppiate al fine di preservarne l'“essenza nordica”. Il film è sottotitolato in italiano. 

Un progetto interessante non solo per gli stranieri, ma anche per i russi, perché affronta il tema importante ed eterno del giudizio del passato sovietico dei lager. L’obiettivo è quello di raccontare nel modo il più possibile completo la vita che le persone conducono sulle Solovki oggi.

Il film verrà proiettato il 20 maggio alle ore 19 al Centro russo di scienza e cultura di Roma

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