Puglia-Russia, male l’export nel 2015 ma c’è fiducia nel post-sanzioni

Da Bari il presidente di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico: “I fattori esterni finiranno, bisogna ripartire da turismo e agricoltura”

“Bari e la Puglia possono diventare la porta di accesso privilegiata nei rapporti del nostro Paese con l’Eurasia e con la Russia in particolare”. Lo ha detto, in occasione dell’apertura del primo Seminario italo-russo in corso oggi a Bari, il presidente dell’associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico. “Storicamente - ha aggiunto Fallico -, la regione si presenta come avamposto culturale nei rapporti con Mosca: San Nicola è infatti da una parte l’emblema della vicinanza tra i due popoli, dall’altra rappresenta una leva fondamentale per lo sviluppo del turismo. Occorre lavorare molto su questa opportunità senza trascurare le possibilità dell’agroalimentare - il cui export è stato azzerato dalle sanzioni ma che dovrà ripartire - perché è da sempre traino principale delle esportazioni pugliesi”. 

Sul fronte dei dati, elaborati dall’associazione Conoscere Eurasia su base Istat, il quadro pugliese 2015 si presenta fortemente negativo nelle esportazioni verso Mosca, mentre perde di meno l’interscambio (-4,9%) per effetto delle importazioni (330 milioni di euro), in particolare dei prodotti petroliferi e dell’estrazione di minerali. Nel complesso l’export pugliese nel 2015 si è fermato a 47,2 milioni di euro, il 30,3% in meno rispetto al 2014, contro una perdita media italiana del 25,2%. Complice l’azzeramento degli scambi dei prodotti dell’agricoltura e della pesca che in un anno hanno bruciato il 99,8% del valore: 4.492 euro contro 2.624.000 euro dell’anno precedente. L’effetto psicologico delle sanzioni, unitamente alla congiuntura incerta, ha determinato la caduta di diversi promettenti settori produttivi e industriali, come quello dei computer, apparecchi elettronici e ottici (-97,7%), dei macchinari (69,4%), delle bevande, in contrazione del 27,7% - per un valore di 4,3 milioni di euro contro i 5,9 milioni del 2014 – così come del tessile, che riduce l’export del 29,6% e un valore di 11,6 milioni di euro.

“Sono dati questi – ha concluso Fallico - condizionati da troppi fattori esogeni che hanno contraddistinto le relazioni degli ultimi 18 mesi. Occorre ripartire tornando a presidiare il mercato russo, considerando la sua strategicità e la complementarietà con l’offerta italiana a pugliese”.

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