Prodi: “Le sanzioni sono una trappola”

Dal Forum economico di San Pietroburgo il professore ha invitato a un maggiore "buon senso": "Tutti ci perdono in questo conflitto. Se si scava nel passato il problema non si risolve"

“Se gli americani e i russi lo volessero, potrebbero sconfiggere l’Isis e il terrorismo in un giorno. Ma la crisi ucraina avvelena le radici”. Intervenuto all’incontro dal titolo “Una roadmap per il riavvicinamento tra Europa e Russia”, organizzato al Forum economico di San Pietroburgo, l'ex premier italiano ed ex presidente della Commissione europea, ora presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli Romano Prodi ha espresso il proprio punto di vista in merito alle delicate relazioni tra Russia e Occidente. Relazioni sulle quali pesa l’ombra della crisi ucraina e il cancro delle sanzioni.

“Questo sembra ormai un treno senza controllo - ha detto -. Sia i russi che gli europei devono cambiare approccio. La situazione è così irrazionale. Tutti ci perdono in questo conflitto”. Secondo Prodi è necessario ritrovare “il buon senso”, trovare un “ambito di interessi comuni, mostrare buona volontà”.

“Dalla realizzazione di un progetto devono vincere tutti -  ha aggiunto -. Si esce dal vicolo cieco con nuove proposte. Se si scava nel passato il problema non si risolve, bisogna trovare altre basi per costruire rivolti al futuro”.

Parlando delle sanzioni alla Russia, che l’Occidente vuole estendere di altri sei mesi, Prodi ha parlato di una “trappola” nella quale l’Europa si sta infilando.

Ricordando alcuni preoccupanti dati sul calo dell’interscambio, il professore ha precisato che, a pagarne le conseguenze, è soprattutto l’Italia. “Si parla dello 0,9% di un danno allo sviluppo del Pil” - ha concluso -. Un numero che si traduce in 85mila posti di lavoro in meno. Mi chiedo che senso abbia”.

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