Google inaugura le visite virtuali presso gli studi cinematografici della Mosfilm

Gli utenti possono ora compiere un tour virtuale dei leggendari set

Il Google Cultural Institute ha digitalizzato l’area sulla quale sorgono gli studi cinematografici della Mosfilm, permettendo in questo modo ai suoi utenti di compiere un tour virtuale dei leggendari set. La visita parte dal cancello d’ingresso: fu proprio qui che Shurik, di Prigioniero del Caucaso, pronunciò la famosa frase “Vai piano, sto scrivendo!”.

Passando nel cortile i visitatori possono ammirare l’edificio che fu trasformato in Palazzo dei Matrimoni nell’amato film sovietico. Nel museo della Mosfilm ci si può soffermare di fronte alla rinomata collezione di veicoli d’annata, che comprende ad esempio la Volga usata nel film Attenzione all’automobile e la Rolls-Royce di I vendicatori elusivi.

Un isolato intero degli studi cinematografici è stato decorato in stile “Vecchia Mosca” per il film di Karen Shakhnazarov Un cavaliere di nome Morte. Gli utenti del portale di Google possono vedere anche un castello, una farmacia, un panificio e una quantità di chiese, tutte nello stile della Mosca del periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Le stesse decorazioni sono state usate in seguito anche per le riprese di altri film, tra cui Tigre bianca e Anna Karenina. È possibile anche attraversare le sale interne degli “studios”, dove sono stati girati molti film. La celebre scena di L’ironia del destino in cui Zhenya Lukashin si trova nei bagni pubblici non fu girata realmente in una banya, bensì in una di queste sale.

In questi studi cinematografici sono stati girati più di duemilacinquecento film, e negli archivi della Mosofilm sono conservati innumerevoli faldoni che contengono materiali relativi a ciascuno di essi. Chi visita il Google Cultural Institute può anche curiosare tra le immagini di archivio scattate durante le riprese, studiare la storia dei film che qui furono girati o ammirare le locandine originali. 

Qui la versione origianale dell'articolo

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta