Da Mosca nuovi cacciabombardieri all’Iraq

Secondo alcuni esperti, la consegna di aerei russi potrebbe modificare il corso degli eventi bellici in questo territorio

Foto: Itar Tass

Mosca e Bagdad hanno concluso d’urgenza un contratto per la fornitura di cacciabombardieri Su-25 all’Iraq (le stime variano dai 5 ai 10 veicoli da combattimento). 

Inizialmente gli iracheni si erano rivolti agli USA chiedendo a Washington di vendere in regime d’emergenza aeromobili. Tecnicamente, si tratta di un’operazione molto semplice. “Gli americani hanno le loro riserve di aerei, per di più in condizioni assai migliori dei nostri e se avessero voluto, avrebbero potuto soddisfare in pieno i bisogni dell’Iraq”, spiega l’esperto militare russo Konstantin Makienko. Tuttavia il governo degli Stati Uniti ha risposto con un rifiuto. “L’Iraq ha firmato un accordo per la fornitura di caccia F-16 ed elicotteri Apache, ma la loro consegna non è prevista che per l’autunno. Velocizzare i tempi contrasterebbe la posizione del capo della commissione Esteri del Senato Bob Menendez, contrario al regime autoritario di al-Maliki e all’oppressione della minoranza sunnita nel paese. Gli Stati Uniti temono che una “scitizzazione” del governo in Iraq porti al raforzamento dei legami con l’Iran”, ha dichiarato al corrispondente RBTH il socio dirigente dell’agenzia “Vnešnjaja politika” (Politica estera) Andrej Sušencov, professore dell’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO).

Di fronte a tale posizione di Washington, l’Iraq ha chiesto aiuto a Mosca, con la quale ha già avuto esperienza di cooperazione nel settore militare. “La Russia ha già concluso con l’Iraq un accordo da 4,3 miliardi di dollari che prevede la fornitura di complessi missilistici anti-aerei “Pancir’” ed elicotteri d’attacco (otto Mi-35M e circa trenta Mi-28), riporta Konstantin Makienko. –I Mi-35M sono già arrivati in Iraq e sono già comparsi i primi Mi-28. Il contratto verrà completamente assolto in due, tre anni”.

L’Iraq farà a meno dei piloti russi

Una fila di media statunitensi hanno scritto che la Russia ha inviato all’Iraq non solo i caccia ma anche i piloti da combattimento. All’ambasciata russa in Iraq hanno confermato l’arrivo nel paese di esperti russi, tuttavia, hanno detto che i russi non bombarderanno gli islamisti. “Il loro compito è quello innanzitutto di mettere insieme l’attrezzatura e di farla decollare, mentre non si parla assolutamente di far partecipare i nostri piloti alle operazioni militari, questo è vietato”, ha spiegato ai giornalisti di RIA Novosti l’ambasciatore russo in Iraq Il’ja Morgunov.

Gli esperti concordano sul fatto che inviare piloti dalla Russia non abbia alcun senso. “Prima di tutto, questo comporterebbe gravi rischi per Mosca. Se qualcuno dei nostri dovesse essere catturato, tutto il mondo starebbe a guardare come in Iraq tagliano la testa a un pilota russo. In secondo luogo, l’Iraq ha i suoi specialisti, oltre ai piloti iraniani inviati in soccorso (l’Iran ha già mandato in Iraq un gruppo di Su-25, mentre al servizio della Repubblica Islamista ci sono in totale tredici simili bombardieri). In casi estremi si possono prendere in prestito i piloti dai siriani o ingaggiarne di quelli sul mercato”, afferma Ruslan Pukhov.

Ufficialmente Washington ha approvato l’accordo russo-iracheno. “Non ci sorprende che l’Iraq collabori con altri paesi per ottenere l’attrezzatura necessaria. Noi non siamo contrari ai legittimi tentativi da parte dell’Iraq di procurarsi la tecnica militare”, -ha detto il portavoce del  Dipartimento di Stato americano Jen Psaki. “Gli Stati Uniti hanno reagito con pacatezza alla notizia delle forniture russe perché considerano che esse non costituiscano alcun elemento di strategica ri-orientazione dell’Iraq verso la Russia. Lo Stato Islamico inoltre è nemico tanto di Mosca, quanto di Washington -spiega Andrej Sušencov -. Tuttavia in futuro gli Stati Uniti staranno bene attenti a fare in modo che i legami tra Mosca e Bagdad non danneggino l’influenza americana in Iraq”.

Un cliente importante, ma non un alleato strategico.

In teoria, vi sarebbe di che stare attenti: la Russia è intenzionata a intensificare la sua cooperazione con le autorità irachene. Innanzitutto nel campo delle armi. “L’Iraq ha bisogno di un gran numero di elicotteri, aerei d’attacco e bombardieri, visto che al momento l’aviazione irachena è del tutto insignificante. Le forniture russe pertanto continueranno con molta probabilità”, considera Konstantin Makienko.


Buoni sviluppi si registrano anche nell’ambito civile al punto di salvare talvolta la vita delle imprese russe. “Le consegne di nostre attrezzature agricole hanno impedito il fallimento di due fabbriche russe produttrici di tali apparecchiature. E questo per quanto riguarda un settore”, dice Il’ja Morgunov. Secondo le sue parole, le aziende russe hanno prospettive di lavoro molto buone in Iraq, come minimo in materia di recupero degli impianti a suo tempo costruiti dagli specialisti russi (centrali elettriche, ad esempio). Il principale ostacolo alla collaborazione è la questione della sicurezza: secondo stime dell’ambasciata russa in questa sfera si dovrebbe investire da un quarto a un terzo del valore complessivo del contratto. In caso di sconfitta dello Stato Islamico, la spesa per la sicurezza con ogni probabilità, diminuirà.

Nel frattempo, non bisogna ingigantire l’interesse della Russia verso l’Iraq: il Cremlino non ha alcuna intenzione né voglia di fare di questo paese la propria roccaforte nel Medio Oriente (considerando soprattutto la presenza della Siria, assai più adatta a questo ruolo). “La Russia non possiede interessi vitali in Iraq che la spingano a competere con gli Stati Uniti per la presenza sul posto. Mosca sfrutterà l’attuale situazione allo scopo di affermarsi come fornitore di armi e giocatore importante nella sicurezza della regione”, riassume Andrej Sušencov.

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