Cade l’accusa di pirateria per gli attivisti di Greenpeace: il capo di imputazione ora è teppismo

Per i 30 ecologisti arrestati in Russia il 19 settembre 2013, tra cui l'italiano Cristian D'Alessandro, derubricato il reato, che comporta una pena molto più lieve: 15 giorni di detenzione o il pagamento di una multa

Si alleggerisce la posizione penale dei trenta attivisti internazionali di Greenpeace, tra cui l’italiano Cristian D’Alessandro, arrestati dalla Guardia Costiera russa il 19 settembre 2013 al largo del Mar Glaciale Artico. Nei loro confronti l’accusa iniziale di pirateria, che comporta fino a 15 anni di carcere in caso di condanna, è stata derubricata dal Comitato Investigativo Federale in quella di teppismo, che prevede un massimo di quindici giorni di pena o in alternativa una sanzione pecuniaria.

Gli accusati (ventotto militanti ecologisti e due giornalisti freelance al seguito) erano stati arrestati con un blitz a bordo della nave “Arctic Sunrise”, mentre si trovavano impegnati in una campagna di protesta contro le trivellazioni che una piattaforma petrolifera, appartenente alla compagnia di Stato russa Gazprom, si appresta ad avviare nell’area.

In seguito, sono stati condotti in carcere a Murmansk, dove si trovano tuttora. Alcuni, come l'italiano, vi resteranno fino al 24 novembre 2013.

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