Le Pussy Riot e l'ipotesi amnistia

Il provvedimento potrebbe essere applicato a due componenti del gruppo, entrambe con figli. Ancora ricoverata in ospedale Nadezhda, che aveva iniziato uno sciopero della fame contro le condizioni detentive

Le Pussy Riot potrebbero ricorrere all’amnistia, una misura prevista per quelle persone che non hanno commesso crimini di carattere violento. La decisione del governo potrebbe riguardare donne incinte o con figli minori a carico.

Si sta infatti lavorando affinché due componenti del gruppo, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alyokhina, entrambe con figli, escano dal carcere. La prima tra l’altro sta portando avanti uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni della prigione: qui, secondo la donna, ci sarebbero orari lavorativi massacranti e illegali; Maria Alyokhina aveva avviato una protesta simile pochi mesi prima.

A seguito del digiuno, la Tolokonnikova è stata ricoverata in ospedale, così come ha confermato la direzione del carcere.

La stessa misura, si presuppone, potrebbe essere applicata anche per Mikhail Khodorkovsky e Platon Lebedev, visto che nessuno dei due avrebbe commesso reati violenti, ma solo di carattere finanziario.

Ovviamente ci si aspetta che lo stesso provvedimento non possa essere applicato a coloro che hanno partecipato alle proteste di massa nel 2012 in piazza Bolotnaya a Mosca.

L’ipotesi di amnistia è stata presa in considerazione dal Presidente russo Vladimir Putin durante il forum Club Valdai, anche se il capo del Cremlino ha precisato che prima devono essere portate a termine le indagini.

L’ultima amnistia concessa da questo governo è stata approvata nel luglio 2013 a favore di 29 imprenditori. 

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