Addio a P183, zar della street art russa

L'artista è scomparso a 30 anni in circostanze ancora sconosciute

Aveva scelto Mosca come tela per i suoi graffiti. Conquistandosi negli anni la fama di “Banksy russo”, variante locale del famoso writer inglese. È morto giovanissimo, in circostanze ancora sconosciute, Pavel 183, in arte Pasha 183: il writer diventato famoso nelle metropoli russe, capace di scavalcare il muro dell’anonimato fino a diventare celebre in molte città del Paese e all’estero. Il suo tratto distintivo: arte e denuncia sociale. Il tutto impresso su ponti, mura, piazze, per lanciare un messaggio, aprire dibattiti e stimolare il dialogo.

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Così come riportano i media russi, la notizia della sua morte (aveva circa 30 anni), è stata diffusa dall’attivista sociale Roman Dobrokhotov, che ne ha annunciato la scomparsa su Twitter.

L’artista, conosciuto anche con lo pseudonimo di P183, è rimasto sempre nell’anonimato, e ci sono notizie incerte sul suo reale nome di battesimo. Secondo quanto riportato da Lenta.ru, un utente di Twitter parlerebbe di un certo Pasha Andropov.

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Secondo le scarse informazioni che circolano in rete sul suo conto, Pasha sarebbe nato nel 1983 a Mosca, e avrebbe studiato design. Durante un'intervista, avrebbe anche ammesso di avere un diploma da giurista.

Nonostante lui stesso avesse dichiarato di non apprezzare l’accostamento al writer inglese, il giornale The Guardian, in un’intervista che ha contribuito ad accrescere la sua fama, lo definì “il Banksy russo”.

"La missione della street art è dialogare con la gente – aveva dichiarato P183 in un’intervista rilasciata nel 2012 a Russia Oggi -. Per farlo non c’è bisogno di una galleria. Si viene a crea­re un gioco visuale nell’ambiente cittadino: una persona anche senza entrare nei musei ha comunque la possibilità di vedere, recepire, riflettere sulla tua opera".

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