Azioni e titoli russi: è questo il momento di investire?

Un rublo a basso prezzo consente al bilancio russo di incrementare i volumi di vendite delle materie prime.

Un rublo a basso prezzo consente al bilancio russo di incrementare i volumi di vendite delle materie prime.

: Natalya Medvedeva/TASS
A trarre vantaggio dalla decisione del governo di acquistare valuta dalla Banca Centrale saranno le imprese russe che esportano idrocarburi e metalli. Conviene quindi davvero adesso investire in azioni dei colossi russi di materie prime?

In seguito all’aumento delle tariffe mondiali degli idrocarburi, il bilancio ha cominciato a ottenere utili “supplementari” che il governo russo ha deciso di reinvestire nell’acquisto di valuta per ridurre la volatilità del rublo. Il 25 gennaio il Ministero delle Finanze ha annunciato l’avvio di regolari operazioni valutarie attraverso la Banca Centrale di Russia.

Rublo a basso prezzo, petrolio caro

La notizia di questa iniziativa era già stata anticipata dal vicepremier russo Igor Shuvalov al Forum economico di Davos il 20 gennaio. Subito dopo le dichiarazioni di Shuvalov il valore della divisa russa aveva iniziato a scendere, mentre i valori del dollaro e dell’euro rispetto al rublo erano risaliti. Tuttavia, il giorno successivo il rublo ha cominciato di nuovo a rafforzarsi.

Di fatto, l’acquisto di valuta dalla Banca Centrale indica un interesse da parte del governo russo a mantenere basso il valore del rublo. 

“Attualmente ravvisiamo nelle scelte del governo un ritorno alle regole di bilancio e a un accumulo di riserve e, a parità d’altre condizioni, tale linea politica riduce il potenziale di rafforzamento della valuta nazionale”, sostiene Stanislav Kleshchev, analista capo di Vtb 24.

Un rublo a basso prezzo consente al bilancio russo di incrementare i volumi di vendite delle materie prime. Negli anni precedenti la crisi i proventi dalla vendita di idrocarburi costituivano circa la metà delle entrate di bilancio e, secondo le stime del Ministero delle Finanze, il picco si era raggiunto nel 2014 con una quota del 51,3%. Malgrado ciò, nel 2015 i volumi di introiti dal petrolio e dal gas sono diminuiti sensibilmente fino a raggiungere il 43% dell’ammontare dei proventi generali del bilancio, e le previsioni per il 2016 parlano di -44%.

Oggi il bilancio russo è impostato su un prezzo del petrolio pari a 40 dollari al barile. Nel caso di una tariffa di 50 dollari al barile, i proventi supplementari di bilancio ammonterebbero a 1 trilione di rubli, mentre con una di 55 dollari al barile raggiungerebbero circa 1,4 trilioni di rubli. Secondo quanto riferisce il giornale Vedomosti, sarebbe questa la previsione espressa ai giornalisti dal ministro delle Finanze russo Anton Siluanov. Il prezzo del petrolio il 25 gennaio era fissato a 54,87 dollari al barile.

Investimenti nel settore delle materie prime

“La reazione naturale degli investitori, dopo l’annuncio ufficiale sulla decisione del governo di acquistare valuta dalla Banca Centrale, avrebbe dovuto essere quella di spostare l’attenzione dalle imprese orientate sul mercato interno a quelle esportatrici - commenta Stanislav Kleshchev -. Ma non bisogna trarre deduzioni a senso unico”.

A suo avviso, le quotazioni delle imprese russe di materie prime non sempre dipendono unicamente dalle dinamiche di rublo, euro e dollaro. “Esse sono sempre profondamente condizionate da specifiche storie settoriali o corporative che suggestionano il mercato e influenzano l’umore degli investitori più delle dinamiche delle coppie valutarie”, afferma Kleshchev.

Gli esportatori russi sono riusciti già a mostrare una crescita rapida delle quotazioni delle loro azioni anche in presenza di un rublo svalutato. In un anno l’indice Micex è salito del 27%, una forte crescita hanno registrato anche i colossi metallurgici Mechel (+ 311%), Mmk (+ 191%), Nlmk (+ 179%), rileva Timur Nigmatullin, analista finanziario del gruppo Finam.

Tuttavia, a detta di Nigmatullin, considerate le prospettive di rafforzamento del rublo in un contesto di aumento del prezzo del petrolio e di rallentamento dell’inflazione, gli esportatori non appaiono più per gli investitori attrattivi per la dinamica delle loro quotazioni azionarie alla Borsa di Mosca a causa di una rivalutazione della moneta che si prevede come “negativa”.

Le azioni dei singoli esportatori quest’anno sono già cresciute e possono continuare a crescere, sostiene Sergej Suverov, responsabile del Dipartimento di analisi della società “Bk Sberezheniya”.  “Per esempio, è cresciuto il gigante dell’alluminio, Rusal, dal momento che la Cina, uno degli operatori più importanti nel mercato dell’alluminio, potrebbe ridurre la produzione del metallo, cosa che si rifletterebbe positivamente sui prezzi”, afferma Suverov. Allo stesso modo, secondo l’analista, potrebbe aumentare il valore delle azioni di Rosneft in quanto la società si trova in un’intensa fase di crescita.

Secondo Kleshchev, le idee investitive chiave sul mercato considerato un aumento delle tariffe del petrolio fino ai valori previsti per l’anno corrente, restano i dividendi e le espansioni. A suo avviso, le società che mostrano una solida crescita della loro attività continuano a essere pochissime e sono al centro dell’attenzione degli investitori, come X5, Polymetal, Sberbank, Afk Sistema e la Borsa di Mosca. Così come imprese quali Fsk, Mts, Gmk Nornikel, Lsr, Megafon, Akron e Alrosa, che mostrano un elevato rendimento da dividendi.

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