Mosca riduce la produzione dell’oro nero

Pozzi di petrolio.

Pozzi di petrolio.

: Reuters
Insieme ai Paesi membri dell’Opec, la Russia si impegna a ridurre le estrazioni di petrolio per stabilizzare i prezzi e dovrà così tagliare la produzione di 300mila barili al giorno. Nel frattempo lo Stato dovrà convincere le compagnie private ad aderire all’accordo

Mosca taglia le estrazioni di petrolio. La notizia arriva dal ministro dell’Energia Aleksandr Novak che, così come riporta il quotidiano Rbk-Daily, ha annunciato che la Russia ridurrà la produzione di greggio insieme ai Paesi dell’Opec nel tentativo di stabilizzare i prezzi.

È la prima volta, ha sottolineato Novak, che un numero così elevato di Paesi aderisce a una simile operazione: fra di loro, oltre alla Russia, si contano anche altri dieci Paesi non aderenti all’Opec, come Kazakhstan, Azerbaigian e Messico. Secondo l'agenzia Bloomberg, si tratta del primo accordo di questo tipo realizzato negli ultimi quindici anni fra i Paesi Opec e paesi terzi. E sarà proprio Mosca a dover tagliare più di tutti la produzione.

Già a fine novembre, l'Opec aveva accettato di ridurre la produzione di petrolio di 1,2 milioni di barili al giorno, nel tentativo di ottenere un aumento dei prezzi dell’oro nero.

Il fulcro dell’accordo

Da gennaio 2017, tutti gli 11 Stati non-Opec si impegneranno a ridurre la produzione totale di petrolio al livello di 558mila barili al giorno. Secondo Bloomberg, la Russia taglierà la produzione di 300mila barili al giorno, il Messico di 100mila, l’Oman di 40mila, l’Azerbaigian di 35mila e i restanti di meno ancora.

Come ha spiegato ai giornalisti Aleksandr Novak, le compagnie russe cercheranno di ridurre la produzione sulla base dei dati di ottobre. A ottobre 2016, infatti, sono stati estratti ogni giorno circa 11,2 milioni di barili: il livello più alto nella storia della Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica. All’incontro poi è stato deciso di formare una commissione il cui compito sarà quello di monitorare le condizioni di attuazione dell’accordo. La nuova commissione sarà guidata da due Presidenti: il Kuwait da parte degli stati Opec e la Russia da parte dei paesi terzi.

A differenza dei Paesi del Medio Oriente, in Russia non c'è il monopolio statale sulla produzione della risorsa energetica. Pertanto lo Stato dovrà convincere alcuni attori del mercato a tagliare la produzione, compresi i produttori privati. Come ciò avverrà, non è chiaro fino in fondo. Le quote delle singole società saranno discusse al Ministero dell'Energia, dice il capo della gestione delle operazioni nel mercato azionario russo della società di investimenti "Freedom Finance" Georgij Vashchenko.

Il meccanismo di riduzione può essere solo su base volontaria, ha detto ai giornalisti Aleksandr Novak. Secondo lui le compagnie russe sono pronte a ridurre la produzione al fine di stabilizzare i prezzi del mercato. In particolare, il capo della più grande compagnia petrolifera privata russa Lukoil ha già dichiarato di condividere la posizione del Ministero dell'Energia e di essere pronto a unirsi all’applicazione degli impegni presi da parte della Russia, comunica l'agenzia Tass

 

 

Le perdite

Le compagnie petrolifere russe dovranno tagliare la produzione attuale di circa il 3% e la distribuzione dei volumi tra i Paesi non Opec è legato alla quota russa del mercato, aggiunge il professore dell’Alta scuola di pubblica amministrazione della Ranepa Ivan Kapitonov. Secondo lui, la riduzione sarà proporzionale per tutte le aziende. Con una riduzione simile, a beneficiarne saranno le società che registrano una produzione in crescita, tra cui una filiale del monopolista del gas Gazprom Neft, o la Bashneft recentemente privatizzata. Tuttavia, in perdita si troveranno le società con un calo dei livelli di produzione, in particolare Lukoil.

Secondo Georgij Vashchenko, a Lukoil potrebbero venire a mancare 150 miliardi di rubli (2,45 miliardi di dollari) per via della ridotta produzione. "La logica è che l’aumentato prezzo del petrolio compensi le perdite derivanti dalla minor produzione, che saranno maggiori rispetto a una semplice riduzione del 3%. Un aumento del prezzo fino a 55 dollari al barile compensa le perdite nel secondo trimestre 2016”, ha detto. Non è previsto alcun risarcimento ufficiale da parte del governo e i benefici economici dell’operazione saranno raggiunti con la crescita dei prezzi del petrolio: sarà più redditizio vendere meno a un prezzo superiore che il contrario, aggiunge Ivan Kapitonov.

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