Gazprom mette all’asta il gas

Gli analisti nel complesso valutano positivamente l’esperimento di Gazprom: la modalità delle aste è un passo che da tempo si auspicava per una più trasparente e competitiva politica dei prezzi

Gli analisti nel complesso valutano positivamente l’esperimento di Gazprom: la modalità delle aste è un passo che da tempo si auspicava per una più trasparente e competitiva politica dei prezzi

Gazprom
Positivi, secondo il colosso russo, gli esiti della prima vendita alla quale ha partecipato anche Eni. Gli analisti, tuttavia, ritengono che il gigante dell’energia potrà vendere l’auspicato 10% del gas da esportazione secondo questa modalità solo tra qualche anno

Alla prima asta del gas, che si è svolta dal 7 al 10 settembre 2015, Gazprom ha venduto circa un terzo (1,23 miliardi di metri cubi) dei 3,2 miliardi di metri cubi di gas messi in vendita la cui fornitura verrà effettuata nell’arco di sei mesi a partire dal primo ottobre. All’asta sono stati stipulati circa 40 accordi commerciali con 15 contraenti di 39 compagnie selezionate. Come scrive Rbc daily, tra i partecipanti all’asta c’erano anche compagnie come E.On, Engie, Eni, Rwe, Bp, Novatek, Goldman Sachs, e anche i trader Gunvor, Glencore e Vitol. Come si legge nel comunicato stampa di Gazprom, il prezzo medio di mille metri cubi si aggira su 203,2 euro ed è risultato il più elevato tra quelli stabiliti da Gazprom export per il prossimo periodo invernale (ottobre 2015-2016) e anche delle tariffe negli hub del gas europei. Gli acquirenti hanno acquistato alcuni lotti di piccole dimensioni.

Perché Gazprom
perde il mercato europeo

La manovra dei prezzi è riuscita a Gazprom e le ha consentito di guadagnare profitti aggiuntivi e anche di far fronte alla situazione per cui la messa in vendita del gas all’asta avrebbe provocato una mancata fornitura dei volumi secondo i vigenti contratti pluriennali.

La stessa Gazprom valuta positivamente gli esiti dell’asta e prevede inoltre nella prossima stagione di riscaldamento 2016-2017 di vendere anche il 10% del gas da esportazione. Dopo la conclusione dell’asta sulla questione si è espresso il vice presidente di Gazprom, Aleksandr Medvedev. Il 10% dell’export corrisponde a 12 miliardi di metri cubi, vale a dire a circa il 3% del volume del mercato del gas nell’Ue.

Un nuovo strumento strategico

Nel complesso gli analisti valutano positivamente l’esperimento di Gazprom. la modalità delle aste per Gazprom è un passo che essi da lungo tempo auspicavano per una più trasparente e competitiva politica dei prezzi. L’intero sistema dei prezzi si è orientato negli ultimi anni verso una mobilità delle tariffe base, osserva Eugen Weinberg, esperto di commodities di Commerzbank. "Gazprom è insoddisfatta dei prezzi sul mercato istantaneo e pensa di attirare nuovi acquirenti o intermediari da questo mercato", ha spiegato Andrey Polishchuk, analista del settore gaspetrolifero Raiffeisen. Inoltre, a suo avviso, questo tipo di aste sarebbero solo una delle nuove tipologie di approccio strategico del colosso energetico russo che monitora l’aumento delle quote di shale gas in Europa. Gazprom deve aumentare le forniture in Europa tenendo conto delle limitazioni imposte dal Terzo pacchetto energia ai venditori.

Gazprom deve agire in condizioni difficili a fronte di un calo dei prezzi che sfiora il 30% e cercare di incrementare i profitti dell’export con l’ aumento dei volumi delle vendite. Come ha riferito Bloomberg all'inizio di settembre, secondo il rappresentante di Gazprom Export Valery Nemov, la compagnia quest'anno intende aumentare i volumi di esportazioni in Europa e in Turchia del 7% per compensare il calo dei prezzi. I paesi dell'Unione Europea, che sognavano da un pezzo di liberarsi dalla dipendenza dal gas russo, cercano di sostituirlo con lo shale gas e oltretutto in una prospettiva a lungo termine contano sul combustibile blu iraniano. In realtà per il momento i prezzi bassi del gas russo e le carenze di infrastrutture tecnologiche per ricevere lo shale gas rendono le importazioni dalla Russia più attrattive.

In agosto l'Europa ha ridotto l'acquisto di shale gas per il terzo mese consecutivo dato che i compratori hanno aumentato il volume di carburante acquistato dalla Russia, scrive Bloomberg, fornendo un link ai dati di Genscape. Il volume delle importazioni di shale gas è calato in agosto del 3,4% su base annua, mentre le forniture russe  di carburante mediante gasdotto sarebbero aumentate del 20% circa, secondo i dati in possesso di Gazprom.

Tuttavia, gli analisti nutrono dei dubbi sul fatto che Gazprom nella prossima stagione di riscaldamento possa vendere fino al 10% dei volumi del suo gas da esportazione in Europa attraverso le aste. Secondo il signor Polishchuk, i volumi delle vendite dipenderanno dall'aumento della domanda di gas russo, tuttavia la cifra del 10% risulta più realistica solo tra 10-15 anni. A suo avviso, in vista di un aumento dei prezzi, il miliardo di metri cubi venduti durante l'ultima asta sono un risultato discreto più della firma di contratti pluriennali.

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