Gas e nucleare: gli accordi della Davos russa

Rosneft ha firmato 57 accordi, il più importante dei quali è la vendita a BP di una quota del 20% del giacimento Taas Jurjach per 750 milioni di dollari (Foto: Artem Korotaev/TASS)

Rosneft ha firmato 57 accordi, il più importante dei quali è la vendita a BP di una quota del 20% del giacimento Taas Jurjach per 750 milioni di dollari (Foto: Artem Korotaev/TASS)

Al Forum internazionale di San Pietroburgo sono stati firmati contratti dal valore totale di quasi cinque miliardi e mezzo di dollari. Tra i più significativi, quelli siglati da Gazprom, Rosneft e Rosatom

Duecentocinque accordi. Per un valore di 293,4 miliardi di rubli (5,4 miliardi di dollari). Sono questi i numeri del Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Numeri che comprendono “accordi, memorandum, contratti, protocolli di collaborazione e dichiarazioni di intenti”, così come ha spiegato il consigliere del Presidente russo, Anton Kobjakov, secondo il quale tali cifre riguardano quegli accordi e quei contratti non protetti da segreto commerciale. Cifre di parecchio inferiori rispetto ai tre forum precedenti. Ma il calo è comprensibile: la nuova edizione della Davos russa si è svolta sotto il segno delle sanzioni, ed è per tale motivo che quest’anno ci sono state meno operazioni di credito. Tuttavia, l’edizione 2015 del forum verrà ricordata per una serie di importanti accordi che riguardano soprattutto Gazprom e Rosneft.

 
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Il gas

Il più grande affare portato a termine durante il forum è stata la firma del memorandum intergovernativo fra Russia e Grecia sulla costruzione di una tratta del “Turkish stream” in territorio ellenico. Il documento prevede la creazione di una joint venture alla quale ciascuna società parteciperà per il 50%. Il co-fondatore russo di questa nuova struttura sarà “VEB Kapital”: esso fornirà circa 2 miliardi di euro. Un accordo, quello con la Grecia, di particolare importanza per Gazprom. Il progetto “Turkish stream” è volto infatti a escludere l'Ucraina dalle forniture di gas a partire dal 2019.

Anche il progetto “North Stream” ha compiuto dei passi in avanti durante il forum: il capo di Gazprom Aleksej Miller ha firmato un memorandum sull'ampliamento della sua portata con E. ON, Shell e OMV. Si proseguirà poi con la costruzione di due sezioni del gasdotto dalla potenza di 55 miliardi di metri cubi all'anno. Al momento, non è ancora stata creata la joint venture, in compenso però Miller ha reso nota la somma dell'affare: 9,9 miliardi di euro. Considerando che la quota di monopolio nel progetto è del 51%, alla compagnia russa andranno pertanto circa 5 miliardi di investimenti. I due rami del gasdotto passeranno per il mar Baltico, mentre il punto d'arrivo sarà situato in Germania. Si prevede che il nuovo condotto aiuterà il consorzio a rinunciare al transito del gas attraverso l'Ucraina a partire dal 2019, anno di scadenza dell'accordo attuale di passaggio. La Russia non prevede di prolungare il contratto con la parte ucraina, ne hanno già fatto dichiarazione quest'anno il capo di Gazprom Aleksej Miller e il ministro dell'energia russo Aleksandr Novak.

Il petrolio

La più grande compagnia petrolifera russa “Rosneft” ha firmato, in occasione del forum, 57 accordi. Il più importante è la vendita a BP di una quota del 20% del giacimento Taas Jurjach per 750 milioni di dollari. Si tratta del primo grande affare fra l'investitore straniero e la compagnia russa dopo l'introduzione delle sanzioni da parte di USA e UE. Le riserve di questo giacimento rappresentano 134 milioni di tonnellate di petrolio e condensati e più di 155 miliardi di metri cubi di gas. Esso è collegato tramite un tubo al gasdotto “Vostochnaja Sibir'-Tikhij okean”. Un altro 29 % di Taas Jurjach potrebbe essere venduto, come annunciato al forum, da Rosneft alla misteriosa società Skyland Petroleum. Secondo i dati forniti da Kommersant, si tratta di un fondo arabo che gestisce investimenti cinesi. Sul sito di Skyland è tuttavia possibile scoprire che la compagnia “è una nuova società di esplorazione e produzione del petrolio e del gas, fondata nel gennaio 2015 dalla compagnia britannica Vazon Energy e da altro personale tecnico”.

Come ha comunicato a RBK il segretario portavoce di Rosneft Mikhail Leontev, i beneficiari di Skyland sono noti alla parte russa: essa è registrata come compagnia britannica con investitori asiatici. Rosneft e Total hanno siglato un accordo sulla compravendita del 16,66 % della raffineria tedesca Schwedt. “La vendita della quota minoritaria di Total nella raffineria di Schwedt corrisponde all'incarico del consorzio di diminuire le nostre potenzialità petrolchimiche e di raffinazione al 20% entro il 2017”, ha dichiarato Patrick Pouyanné, direttore e presidente del consiglio dei direttori del consorzio Total. Nel 2014, il volume di forniture di greggio Rosneft in Germania ammontava a circa 20,3 milioni di tonnellate, pari a quasi un quarto del totale dell'import della repubblica federale tedesca.

Il nucleare

Le tecnologie atomiche russe hanno guadagnato uno sbocco sul mercato dell'Arabia Saudita. La corporazione statale Rosatom e l'Arabia Saudita hanno firmato un accordo intergovernativo sulla cooperazione nell'ambito dello sfruttamento “pacifico” dell'energia nucleare. Il documento, per la prima volta nella storia dei rapporti russo-arabi, ha creato una base giuridica alla collaborazione dei paesi in questa sfera. Secondo le parole del capo della corporazione statale, l'Arabia Saudita è intenzionata a costruire 16 unità di produzione di energia, il cui costo complessivo potrebbe raggiungere i 100 miliardi di dollari. Ne ha dato annuncio il signor Kirienko nell'intervista al canale televisivo Rossija 24.

Articolo elaborato sulla base di materiali tratti da RBK, Kommersant e TASS

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