Wto, la Russia sospende le azioni legali

La Russia potrebbe rinunciare a intraprendere azioni legali nei confronti dell’Unione Europea per le correzioni energetiche e il Terzo Pacchetto Energia (Foto: Tass)

La Russia potrebbe rinunciare a intraprendere azioni legali nei confronti dell’Unione Europea per le correzioni energetiche e il Terzo Pacchetto Energia (Foto: Tass)

La Federazione ha deciso di dirimere, in via extragiudiziale, tutte le controversie nell’ambito del Wto, inclusa quella riguardante il gasdotto South Stream. A detta degli esperti, tutte queste polemiche non avrebbero più ragione di esistere dopo la caduta del rublo e l’avvio dei lavori di posa del nuovo gasdotto in Turchia

La Russia s’impegnerà per dirimere, in via extragiudiziale, tutte le controversie con i paesi membri nell’ambito del Wto. È quanto ha dichiarato il capo del Dipartimento per le relazioni commerciali del Ministero dell’Economia, Maksim Medvedkov, in un’intervista riportata sul quotidiano d’informazione economica Kommersant, parlando dei rapporti bilaterali tra la Russia e l’Organizzazione mondiale del commercio. Stando a queste dichiarazioni, la Russia potrebbe rinunciare a intraprendere azioni legali nei confronti dell’Unione Europea per le correzioni energetiche e il Terzo Pacchetto Energia. In particolare, era stato proprio il Terzo Pacchetto Energia a causare la sospensione del progetto South Stream che prevedeva la costruzione del gasdotto che avrebbe dovuto connettere la Russia all’Europa del Sud attraverso il Mar Nero. La seconda azione legale avrebbe dovuto riguardare le cosiddette correzioni energetiche. L’Unione Europea aveva incluso tra i costi  delle imprese russe le tariffe interne più basse sul gas e sull’energia elettrica e in ragione di ciò i paesi Ue avevano introdotto coefficienti speciali sulla produzione russa. La Russia aveva cercato di contestare entrambe le norme.

Le cause legali

Nella primavera 2014 le autorità russe hanno intentato un procedimento legale nell’ambito del Wto contro il Terzo Pacchetto Energia. In ottemperanza a tale disposizione, l’Unione Europea proibisce ai fornitori di gas di essere anche proprietari dei principali gasdotti. Proprio la non conformità alle norme del Terzo Pacchetto Energia era stata la causa della sospensione del progetto South Stream che prevedeva la posa di un nuovo gasdotto nel Mar Nero che avrebbe collegato la Russia all’Europa del Sud attraverso la Bulgaria e i Paesi Balcanici. “Inizialmente la Bulgaria aveva respinto il progetto del gasdotto con la motivazione che esso non risultava conforme alle norme dell’Unione Europea dato che la società russa russa “Gazprom” era al contempo fornitrice delle risorse e proprietaria del gasdotto” afferma Elena Armanova, amministratore delegato della società “Cansonic”. A suo avviso,  alla fine le autorità russe avevano deciso di collocare il gasdotto non in Bulgaria, ma in Turchia, e così la ragione d’essere del procedimento legale da parte russa al Wto era venuta meno.  

 
Il cammino verso la globalizzazione

A sua volta l’Unione Europea non gradisce che i dazi sull’importazione in Russia di prodotti di carta ammontino al 15% anziché al 5%. La Commissione Europea non si dichiara soddisfatta neppure dei dazi antidumping sull’importazione di veicoli commerciali dalla Germania e dall’Italia rispettivamente del 29,6% e del 23%. “Queste azioni legali si possono dire superate poiché a causa della caduta del rublo i prodotti d’importazione per i consumatori russi sono divnuti ormai incredibilmente cari e perciò ogni discorso sul contenimento dei dazi viene a cadere” sostiene Elena Armanova. La stessa motivazione è stata addotta da Maksim Medvedkov nella sua interpellanza. A suo avviso, “l’andamento del corso del rublo rispetto alle principali valute ha automaticamente prodotto la crescita di un efficace sistema di tutela tariffaria del mercato russo”. “La svalutazione del rublo ha notevolmente ridotto il costo della forza lavoro, aumentando la capacità concorrenziale dei produttori russi nell’export di prodotti finiti” afferma Aleksandr  Knobel, direttore del Centro di ricerca dell’Istituto del Commercio internazionale dell’Accademia russa dell’Economia nazionale e dell’Amministrazione pubblica presso la Presidenza della Federazione Russa. Perciò, a suo avviso, attualmente la Russia non avrebbe la necessità di intraprendere azioni legali nell’ambito del Wto.

Le contraddizioni restano

“L’indebolimento della valuta di un paese produce sempre un effetto positivo sulla capacità concorrenziale dei produttori nazionali sul mercato estero” rileva Stanislav Safin, vice amministratore delegato della società “FinExpertiza” . Tuttavia, a suo avviso, nei rapporti della Russia con il Wto esiste un’altra contraddizione. Entrando a far parte dell’organizzazione, la Russia si è assunta la responsabilità di garantire un regime non discriminatorio sui prodotti di origine straniera. D’altro canto, però, sotto il peso delle sanzioni, è stata costretta ad adottare delle contromisure, sostiene Safin. “In tal modo, finché non si riuscirà a risolvere questa contraddizione fondamentale, la posizione della Russia continuerà a restare vulnerabile”, precisa. 

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