L'altra faccia della crisi del rublo

Fabbrica metallurgica nei pressi di Nizhny Talin (Foto: Tass)

Fabbrica metallurgica nei pressi di Nizhny Talin (Foto: Tass)

La caduta del valore della moneta nazionale ha causato un incremento sensibile dei prezzi. Il governo ha promesso di cercare di mitigare la situazione introducendo dei dazi sulle esportazioni

La caduta del rublo ha reso le esportazioni di merci dalla Russia più attrattive rispetto alla vendita delle medesime sul mercato interno. "A causa della caduta del rublo, per le aziende è diventato molto più redditizio vendere i loro prodotti ad acquirenti stranieri," spiega Anton Soroko, analista presso la holding di finanziamenti “Finam". Secondo l’esperto si tratta di una situazione tipica delle economie basate sulle materie prime: quando sulla loro valuta nazionale viene esercitata una forte pressione, ciò porta irrimediabilmente a un aumento dei prezzi sul mercato interno. Come spiegano gli autori di “Monitoraggio della situazione economica in Russia", uno studio condotto dall’Accademia di economia nazionale e amministrazione pubblica (Ranepa) in collaborazione con l’Istituto Gaidar e il Ministero per lo sviluppo economico, il forte aumento dei prezzi sulla produzione industriale alla fine del 2014 e soprattutto agli inizi del 2015 è legato all’effetto di trasferimento del tasso di cambio sui prezzi, che ha causato una forte svalutazione del rublo. Per essere precisi, dall’autunno del 2014, il valore della moneta russa è diminuito di quasi il 50% nei confronti dell'euro e del dollaro statunitense.

Le cause dell’aumento

Stando ai dati dell’Accademia di economia nazionale e amministrazione pubblica, in alcuni settori i prezzi reali crescono più lentamente di quanto ci si sarebbe potuti aspettare, mentre in altri la crescita è molto più rapida. L’aumento più forte si registra nel settore metallurgico e della produzione di fertilizzanti. Secondo la Rosstat, l’agenzia nazionale russa di statistica, a gennaio 2015 la produzione manifatturiera è rincarata del 2,7% rispetto al dicembre del 2014. Stando al ricalcolo annuale, tuttavia, i prodotti metallurgici sarebbero rincarati del 36,7% e il costo dei prodotti chimici aumentato del 29,7%. In tutta risposta, il governo russo ha proposto l’introduzione di dazi sull'esportazione di prodotti siderurgici. Come ha spiegato a RBTH l’organizzazione non-profit “Russkaya Stal”, che raggruppa i maggiori produttori russi di acciaio, i prezzi interni sono significativamente inferiori a quelli in vigore sui mercati esteri. Inoltre, secondo l'organizzazione, i produttori devono acquistare le attrezzature dall'estero. Di conseguenza, in un incontro con il primo vice primo ministro Igor Shuvalov, avvenuto il 3 marzo, le acciaierie russe hanno deciso di non aumentare i prezzi per i consumatori domestici e il governo ha rinunciato a introdurre i dazi sulle esportazioni.

Fertilizzanti, grano e pesce

Il governo è interessato anche all’aumento dei prezzi in altri settori. Così, secondo il Ministero dell'agricoltura, solo a gennaio 2015 la crescita dei prezzi su alcuni tipi di fertilizzanti è stata pari al 3%. Secondo gli stessi produttori, tuttavia, i dati delle statistiche sarebbero sottostimati, e i prezzi sarebbero invece aumentati del 40%. Per stabilizzare la situazione, il governo ha proposto l'introduzione di dazi sui fertilizzanti. "I produttori di fertilizzanti stanno facendo di tutto per evitare un tale sviluppo della situazione: fanno sconti, sono pronti a congelare i prezzi, quando gli agricoltori stanno comprando meno fertilizzante di quanto ne venga esportato”, sottolineano gli autori dello studio condotto dalla Ranepa.

Parallelamente la Rosrybolovstvo, l’agenzia federale responsabile per il mercato del pesce in Russia, propone, secondo lo stesso schema, di imporre in un futuro prossimo dazi sull'esportazione di pesce per stabilizzare i prezzi sul mercato interno. L'agenzia ha già iniziato a discutere tale possibilità, mentre il governo ha deciso per il momento di continuare solo con il monitoraggio dei prezzi. Finora l'unico mercato in cui sono stati introdotti dei dazi è l’export di grano. Il dazio sulle esportazioni è pari al 15% del valore in dogana più 7,5 euro ed è entrato in vigore il 1° febbraio 2015. Dopo la sua introduzione si è registrato un drastico aumento delle esportazioni di sostituti del grano: segale, orzo, mais, fatto che ha aggravato la situazione del mercato dei mangimi. Tuttavia, come ha dichiarato, a marzo 2015, il vice primo ministro Arkady Dvorkovich all’agenzia di stampa Interfax, il governo russo potrebbe aumentare in primavera il dazio sulle esportazioni di frumento.

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