Crimea, le occasioni per l'impresa

Il tavolo dei relatori (Foto: Evgeny Utkin)

Il tavolo dei relatori (Foto: Evgeny Utkin)

Potrà l'economia fare da apripista per superare le difficoltà legate alla crisi internazionale? Analisi e proposte in un convegno a Milano

Mentre la Crimea celebra il primo anniversario del referendum che ha sancito il suo ingresso nella Federazione russa, al di là delle questioni politiche, in Italia ci si chiede quali possibilità imprenditoriali si possano aprire in questo nuovo scenario. Lo scorso 20 marzo a Milano si è tenuto a questo scopo il convegno “Russia e Crimea – due grandi opportunità per le nostre imprese”, promosso dall'associazione Lombardia Russa e svoltosi alla presenza di imprenditori e politici, sia italiani che russi. L'obiettivo è capire come superare gli ostacoli burocratici e diplomatici che bloccano anche le relazioni economiche, fondamentali in un momento di crisi.

Il convegno si apre con le parole di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, che auspica tra Italia e Russia (dove si è recato quattro volte) “rapporti economici e industriali concreti e duraturi, nel nome dello sviluppo. Spero che potremmo essere utili per valorizzare i beni storici e architettonici della Crimea, nonché per sviluppare la sua agricoltura”. Dopo gli interventi di Claudio D'Amico (Lega Nord) e Paolo Grimoldi (gruppo interparlamentare “Amici di Putin”), il convegno entra nel vivo quando prende la parola Elena Abramova, viceministro della Federazione Russa per lo Sviluppo della Crimea: “Noi vogliamo credere innanzitutto che le sanzioni siano temporanee; in Crimea abbiamo ancora difficoltà sia pratiche che burocratiche, ma intanto stiamo già finanziando i progetti per lo sviluppo”.

Le fa eco Nikolaj Koryazhkin, Ministro della Crimea per lo Sviluppo Economico: “il paese si sta sviluppando in tempi veloci, per esempio il mercato immobiliare è cresciuto. Ora i prezzi sono alti, perché è alta la domanda. Abbiamo centinaia di infrastrutture come i sanatori, che potrebbero diventare hotel e centri benessere, che non funzionano appieno: il nostro sistema si sta ancora formando, e presto avremo una lista di beni su cui si potranno operare ristrutturazioni o vendite. Abbiamo risorse naturali, perciò sarà possibile sviluppare vari tipi di industria, da quella del gas a quella delle costruzioni, da quella delle bio-risorse a quella alimentare, legata ai prodotti del mar d'Azov. Senza dimenticare quella cosmetica, legata ai prodotti naturali della penisola, come erbe e oli essenziali”. Prosegue poi: “La Crimea ha già ricevuto circa 1 miliardo di euro di finanziamenti, e aspettiamo investitori: ci sono infatti delle leggi per difendere gli interessi degli imprenditori, e ad aprile avremo anche quelle riguardanti la partnership con gli stranieri”.

Vadim Tretyakov, segretario particolare del Ministro della Federazione Russa per lo Sviluppo della Crimea, spiega: “il budget federale ha già investito molto nei settori dell'acqua potabile, dell'energia, dei trasporti. Da pochi mesi ha iniziato a funzionare la Zona Economica Libera di Crimea, che prevede agevolazioni fiscali e doganali. Inoltre, abbiamo delle facilitazioni per l'ottenimento dei visti, e le procedure per partecipare al programma della Zona sono semplici. Così, un'impresa potrà risparmiare anche il 30%”.

Intervengono quindi molti imprenditori italiani, ognuno con i propri dubbi e difficoltà: c'è chi voleva aprire negozi di salumi e formaggi, e ha dovuto rinunciare dopo le sanzioni; chi realizza mobili di pregio e ha difficoltà burocratiche per essere pagato; chi semplicemente fa notare: “i russi hanno investito tanto in Italia, noi invece la Russia la trattiamo come una sconosciuta”. La Crimea è insomma ancora una terra in cui c'è molto da lavorare, e che per questo può rappresentare un'opportunità per le nostre imprese. Ci si augura quindi che l'economia sia il traino per superare gli ostacoli che creano situazioni paradossali, come questa: la squadra di calcio crimeana oggi non può più giocare, perché non è riconosciuta dalla Uefa. Un tema particolarmente caro agli italiani, quello del calcio, che evidenzia tutti i non-sense delle ostilità.

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