Se la guerra in Ucraina ostacola la crescita

Secondo Vladimir Mau, la ripresa dell'economia russa è legata principalmente all'aumento delle esportazioni di prodotti russi industriali (Foto: AP)

Secondo Vladimir Mau, la ripresa dell'economia russa è legata principalmente all'aumento delle esportazioni di prodotti russi industriali (Foto: AP)

Il conflitto ostacola il miglioramento del clima economico in Russia. È questo il parere del preside della Facoltà di Economia dell’Università Statale di Mosca, Aleksandr Auzan. La conseguenza? Le autorità sono costrette a investire in infrastrutture

Il miglioramento del contesto economico in Russia è stato ostacolato dalla guerra in Ucraina: è quanto ha detto Aleksandr Auzan, preside della Facoltà di Economia dell’Università statale di Mosca, in occasione del Forum economico di Krasnoyarsk. Secondo Auzan, la causa principale della crisi in Russia non sarebbero le sanzioni occidentali o il crollo del rublo, ma la limitatezza del concetto stesso di crescita, basato sulle esportazioni di materie prime e una crescente domanda da parte della popolazione. "Nel 2011, ha iniziato a diminuire il volume degli investimenti e a bloccarsi il motore degli investimenti".

In questi casi, secondo Auzan, lo stato deve o migliorare il clima imprenditoriale del paese o, al contrario, regolamentare in maniera severa il mercato, per imporre delle restrizioni alla circolazione della moneta e poi investire in progetti di infrastrutture. "Per attuare la prima opzione, è necessario porre fine alla guerra nel Donbas. Io non capisco come si possa pensare di attirare investimenti in una condizione addirittura di guerra di informazioni". Tuttavia, continua, "il governo russo non sceglierà il secondo percorso, ma l'opzione dell’inerzia, che prevede l’assenza di riforme drastiche per il futuro aumento del prezzo del petrolio".

I problemi principali 

Come fa notare Andrey Sharonov, rettore della scuola di management “Skolkovo”, l'economia russa è influenzata da due modelli opposti tra loro: quello occidentale (di tipo anglosassone) e quello orientale (Cina e Corea del sud). Secondo il rettore: "Il modello occidentale legato molto più all’iniziativa individuale è limitato da noi, perché non c’è abbastanza iniziativa e responsabilità da parte dei cittadini, mentre per quanto riguarda il modello orientale, siamo impreparati a causa della mancanza di un apparato statale rigido". Secondo il parere del rettore, la causa principale di questa situazione sarebbe la mancanza di consenso nella società.

 
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Secondo Vladimir Mau, rettore della RANEPA (The Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration), attualmente la Russia attraversa diverse crisi, inclusa una crisi globale, analoga a quella del 1930, un ciclo standard per l'economia di mercato, ma sta anche scontando un doppio shock esterno dovuto alle sanzioni occidentali e alla caduta dei prezzi del petrolio. "Secondo me è possibile fare un parallelo con l'esperienza della metà dell’80, perché da un punto di vista macroeconomico, la situazione è simile. Il governo sovietico seguì allora la strada di una crescita artificiale e questo ha portato a delle conseguenze disastrose".

Prospettive di crescita 

Secondo Vladimir Mau, la ripresa dell'economia russa è legata principalmente all'aumento delle esportazioni di prodotti russi industriali. "Dobbiamo, alle nostre condizioni, esportare prodotti industriali e sostituire realmente le importazioni, argomenti dei quali si sta parlando nel governo. Altrimenti avremo troppe merci inutili, come accadeva nel periodo sovietico". In tal caso, secondo l'analista, il governo russo non dovrebbe imporre restrizioni alle esportazioni, anche di fronte ad un impennata dei prezzi delle materie prime nel mercato interno. Precedentemente nel dicembre 2014, in Russia sono stati introdotti dazi per l’export del grano: la decisione era dovuta alla crescita del prezzo del grano nel mercato interno. Il fatto è che la caduta del rublo rispetto al dollaro USA e all'euro ha aumentato l'attrattiva delle esportazioni, in questo modo le aziende hanno iniziato a produrre meno per il mercato interno. "Non appena avremo una crescita delle esportazioni di prodotti industriali, allora discuteremo delle restrizioni e sui dazi da imporre sull'esportazione di grano, prodotti siderurgici, fertilizzanti, ecc…".

Come ha dichiarato a sua volta il primo vice primo ministro Arkady Dvorkovich, i suggerimenti degli economisti verranno presi in considerazione per lo sviluppo del piano anti-crisi che il gabinetto dei ministri sta elaborando. "La prima parte del piano mira ad aiutare le imprese a superare la crisi nell’immediato" - ha spiegato il vice primo ministro. La seconda parte del piano propone invece un importante cambiamento strutturale dell'economia nel suo complesso. " E’ necessario che si lotti contro l'inflazione, che si ottimizzi il bilancio e che si investa nelle infrastrutture".

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