Se la crisi cambia la carta dei vini

La situazione finanziaria si è aggravata a causa dell’aumento dei tassi di cambio della valuta (Foto: TASS / Mikhail Pochuev)

La situazione finanziaria si è aggravata a causa dell’aumento dei tassi di cambio della valuta (Foto: TASS / Mikhail Pochuev)

Gli importatori russi sono costretti a rinunciare parzialmente ai prodotti esteri. Da dicembre scorso, le importazioni sono diminuite del 44% e i prezzi al dettaglio sono cresciuti del 30-50%

All'inizio di febbraio, "Rusimport", una delle storiche aziende importatrici di alcolici (è il secondo più grande importatore di vini francesi), ha annunciato l'imminente bancarotta di cinque delle sue società. La situazione finanziaria si è aggravata a causa dell’aumento dei tassi di cambio della valuta. A metà dicembre, una serie di ditte importatrici, come “Simple”, Roust e "Sinergiya", sono state costrette a fermare per alcuni giorni le consegne del prodotto alle controparti, in attesa della stabilizzazione del mercato valutario.

Molte aziende di distribuzione lavorano utilizzando il pagamento differito e i fornitori e agli acquirenti nel formare il prezzo tengono in considerazione il cambio relativo al giorno in cui avviene il pagamento. Ad esempio, adesso i costi nel business del vino importato nell'estate del 2014 sono raddoppiati rispetto ad allora (in estate l’euro valeva 47 rubli, mentre a dicembre e gennaio è schizzato tra gli 80 e i 77 rubli). Gli esperti intervistati da RBTH prevedono a breve la cessazione dell’attività di un certo numero di importatori e un crollo significativo degli acquisti.

 "Il numero di importatori diminuirà, a mio avviso, di circa il 30% - ha dichiarato Vadim Drobiz, direttore del Centro di ricerca del mercato federale e regionale degli alcolici (TsIFRRA) -. Il volume totale delle importazioni scenderà di circa 1,5 volte o forse più".

Variazione dell’assortimento  

Ogni azienda sta seriamente rivedendo la propria offerta, eliminando i vini più pregiati e le marche poco gettonate dei piccoli paesi. Secondo gli esperti, è ancora presto per dire di quali paesi si tratti. Sono a rischio i piccoli paesi produttori di vino come la Macedonia, il Libano, la Grecia e il Portogallo, i cui vini non sono molto popolari tra i consumatori russi. Secondo Irina Fomina, Presidente del Consiglio di amministrazione della società MBG, specializzata nel commercio di vino, "tutti gli importatori saranno costretti a ridurre il proprio assortimento. Le aziende includeranno nel proprio assortimento solo quei vini con un alto turnover in grado di essere assorbiti velocemente dal mercato". Circa il 15-20% dei consumatori russi beve vini costosi. Il resto acquista prodotti di basso o medio livello, quindi il 60% di loro acquista vino russo. Secondo Vadim Drobiz "i russi preferiscono i vini francesi, italiani e spagnoli. Questi rimangono sempre i favoriti. Al secondo posto ci sono i vini dei paesi del nuovo mondo come Cile, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa”.

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Un’opportunità per i produttori russi

In Russia, secondo i dati del TsIFRRA, sono circa 70 le aziende che si occupano della produzione di vino. Dodici di loro producono vini pregiati. Le restanti aziende sono specializzate nella produzione di basso e medio livello. Per la fascia di prodotti di basso e medio prezzo - secondo gli esperti - saranno i produttori russi a trarre dei benefici, perché le importazioni non riguarderanno più prodotti a basso costo. I produttori di vini costosi russi, specialmente dalla regione di Krasnodar e Rostov, potranno guadagnare una buona posizione nell’ambito dei vini costosi. I vini importati simili, a causa dell’innalzamento dei prezzi, sono già passati nel segmento di prezzo sub-premium e non sono accessibili alla maggior parte dei consumatori.

Tuttavia, i produttori nazionali non sono così ottimisti. Ad oggi, solo il 40% del vino russo viene ottenuto da uva russa, mentre il 60% viene prodotto con materie prime importate (principalmente da sud AFRICA, Ucraina, Italia, Spagna, ecc). "Stiamo cercando di renderci indipendenti dall’importazione delle materie prime e di passare invece a quelle russe, in particolare provenienti dalla Crimea - dice Daria Domostroeva, direttore delle pubbliche relazioni della società Abrau Dyurso SpA. È vero che questo non è sufficiente a ridurre i costi, che sono notevolmente aumentati. Secondo i produttori nazionali, qualsiasi elemento della produzione, sia che si tratti di una bottiglia o di un tubo, è connesso ai tassi di cambio. Ad esempio, l'etichetta viene spesso prodotta utilizzando carta finlandese. Se si usa carta russa, invece, la vernice che si trova sull'etichetta potrebbe essere italiana. La società Abrau Dyurso compra tappi di sughero dal Portogallo e il filo dall’ Italia. Tutto questo comporta degli aumenti nel costo del prodotto finale.

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