Export, al vaglio un dazio sui cereali

Foto: Dmitri Rogulin / Tass

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Con l'aumento dei prezzi, in Russia verrano imposte tassazioni sull'esportazione del grano. Una decisione che potrebbe causare una riduzione della quota russa sul mercato mondiale

In Russia verrà introdotto un dazio sui cereali, ha dichiarato alla fine del 2014 il premier ministro Dmitri Medvedev. Secondo i dati raccolti dal governo russo, la dimensione del tributo sarà circa pari al 15% del valore di dogana più 7,5 euro, e comunque inferiore a 35 euro per ogni tonnellata di grano esportato. Come hanno spiegato i rappresentanti del governo, la decisione è stata dettata dal crollo del corso del rublo rispetto all'euro e al dollaro, come pure dal conseguente aumento dei prezzi dei generi alimentari in Russia. Secondo le parole del presidente dell'Unione russa del grano (RZS) Arkadij Zlochevskij, l'introduzione di dazi comporterebbe però in primo luogo il crollo dell'export russo di grano.

Il calo delle esportazioni

In precedenza, il vice-premier ministro Arkadij Dvorkovich aveva già dichiarato che il governo russo avrebbe approvato tassazioni temporanee sui cereali. Seppure non vi sia ancora il divieto ufficiale di esportare granaglie, stando ai dati di RZS, nel paese sono già rimaste bloccate circa 3 milioni di tonnellate di grano che gli esportatori non possono inviare oltreconfine nonostante la presenza di contratti già stipulati. “Il divieto non è stato ufficializzato, ci sono solo ordini taciti e lavoro implicito e coordinato di tutti gli uffici, volto ad impedire l'uscita del grano dalla Russia. Questo sta a significare, che tutta la colpa per il mancato rispetto dei contratti ricade sugli esportatori, dato che non possono fare riferimento a cause di forza maggiore”, ha dichiarato ad una conferenza stampa a Mosca il presidente dell'Unione russa del grano (RZS) Arkadij Zlochevskij.

Secondo le sue parole, la multa per il mancato recapito di 50.000 tonnellate di grano ammonta a circa 2 milioni di dollari. Zlochevskij ritiene che come risultato, le decisioni del governo permetteranno ai concorrenti di impadronirsi immediatamente dello spazio lasciato vuoto dalla Russia, il cui ritorno sul mercato sarà in seguito estremamente difficile. Nel 2010, dopo una siccità record registrata in Russia, fu introdotto il divieto di esportazione del grano. In conseguenza di ciò, secondo quanto riportato da Arkadij Zlochevskij, per poter riaffacciarsi sul mercato mondiale, la Russia si vide costretta a a fornire uno sconto pari a 40-50$ per tonnellata.

Nonostante tutto, attualmente, secondo i dati degli analisti di IGC, la produzione del grano nel mondo è in perenne crescita e nel 2015 raggiungerà i 1.949 milioni di tonnellate, 699 milioni dei quali, grano, mentre 963, mais. Il 12 gennaio 2015 il ministero dell'agricoltura degli Stati Uniti ha abbassato la previsione delle esportazioni di grano dalla Russia per l'anno corrente (luglio 2014, giugno 2015) di quasi il 10%, da 22 a 20 milioni di tonnellate dunque. La previsione dell'export in direzione dell'Ucraina è stato invece elevata al 3%, fino a 30 milioni di tonnellate vale a dire. A loro volta, le consegne dall'Unione Europea dovrebbero crescere del 7%, fino a 11 milioni di tonnellate. “L'export della Russia è stato diminuito in risultato dei dazi che entreranno in vigore ufficialmente dal 1 febbraio. L'export di UE e Ucraina aumenterà, trattandosi infatti delle prime regioni che beneficeranno della riduzione della presenza russa”, così si legge nel rapporto americano.

Un raccolto record

Oggi, la Russia, cui appatiene il 10% delle terre coltivabili del mondo, rientra nell'ordine dei primi cinque maggiori esportatori di grano a fianco di Stati Uniti, Argentina, Australia e Europa. E ancor di più, nel 2014, la Russia è riuscita a raccogliere il secondo più grande raccolto di tutti i tempi post-sovietici: il volume del raccolto era pari a 104-105 milioni di tonnellate, su un consumo interno di circa 70 milioni di tonnellate. Il crollo del rublo ha portato a un brusco aumento del prezzo del grano, come fa notare Arkadij Zlochevskij. I produttori russi hanno importato una serie di sementi di alcune colture uniti a tutti i mezzi di difesa delle coltivazioni stimando che l'incremento dei prezzi del grano avrebbe loro permesso di compensare tutte le spese per la preparazione alla semina primaverile. Le misure introdotte dallo stato sono però volte ad abbassare il prezzo dei cereali per il mercato interno e a questo scopo il ministero dell'agricoltura, in accordo con il Servizio Federale per le Tariffe, ha emesso un ordine per l'acquisto del grano per i bisogni dello stato. Nell'ordine è indicato il prezzo minimo di compera secondo il quale lo stato acquisterà grano dai produttori. Questo coefficiente è cresciuto di una volta e mezzo e secondo i dati dell'Unione russa del grano tale valore non può coprire le spese dei produttori per la preparazione della semina primaverile. Come risultato, secondo le previsioni di Arkadij Zlochevskij, nel 2015 in Russia ci si può attendere una diminuzione del raccolto del grano.

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