Rublo, le conseguenze della caduta

Con il crollo del rublo, i consumatori limitano le spese tanto sull'acquisto di beni capitali come appartamenti, macchine, quanto su quello di beni e servizi non indispensabili (Foto: Sergei Kuznetsov / Ria Novosti)

Con il crollo del rublo, i consumatori limitano le spese tanto sull'acquisto di beni capitali come appartamenti, macchine, quanto su quello di beni e servizi non indispensabili (Foto: Sergei Kuznetsov / Ria Novosti)

Tutto si traduce in una riduzione del potere d'acquisto della popolazione. E il numero dei poveri raggiungerà il picco degli ultimi quattro anni, toccando quota 11,7%

La caduta del corso del rublo ha portato a una riduzione del potere d'acquisto della popolazione, questo quanto si evince dalla previsione del Ministero dello Sviluppo Economico. Negli ultimi due mesi, il corso del rublo rispetto al dollaro e all'euro è diminuito di circa il 50%. In definitiva, secondo i dati del Ministero, il numero dei poveri (il cui reddito è al di sotto della soglia minima di sussistenza) sarà il massimo degli ultimi quattro anni e raggiungerà l'11,7%. “Con l'indebolimento del rublo, molti cercano di proteggersi dalla svalutazione comprando beni costosi e durevoli, sotto questo aspetto si registra dunque una crescita degli acquisti”, dice Alexei Kozlov, analista capo di UFS IC.

Tuttavia, secondo le sue parole, si tratta di un fenomeno poco duraturo e l'indebolimento del rublo comporta un'intera serie di conseguenze, compreso l'aumento della pressione inflazionistica, la contrazione del consumo di mercato, la crescita del costo del credito e conseguentemente un rallentamento dello sviluppo economico. Già adesso, la popolazione spende più soldi in generi alimentari e viaggi in suolo nazionale.

Le immediate conseguenze

"Il settore dei consumi rimane sotto grave pressione, il tenore di vita decresce. I consumatori limitano le spese tanto sull'acquisto di beni capitali come appartamenti, macchine, quanto su quello di beni e servizi non indispensabili”, afferma l'analista di Finam Management, Maksim Kljagin. Secondo le sue parole, per la prima volta, a settembre, dopo il periodo di crisi 2008-2009 si era già registrato un calo dei salari reali pari all'1% annuo. Mentre secondo le stime del primo semestre, secondo i dati ufficiali statali dell'ufficio di statistica Rosstat, in generale, la dinamica della crescita delle vendite al dettaglio in Russia è rallentata progressivamente di anno in anno: dal 3,9% al 2,7%.

In questo contesto, cresce il ritardo sulla restituzione dei prestiti da parte della popolazione. Secondo i dati della Banca Centrale russa pubblicati il 3 dicembre, al primo novembre 2014, la quota dei crediti concessi ai cittadini e ai privati non residenti scaduti da più di novanta giorni ha raggiunto il 7,9%. Un coefficiente simile era stato già registrato il primo febbraio del 2011. Come si legge nel comunicato ufficiale, l'aumento dei crediti insoluti si associa ad un peggioramento delle condizioni finanziarie, fra le più frequenti cause c'è il ritardo nel pagamento dei salari, la diminuzione del reddito e la perdita del posto di lavoro. La maggior parte dei crediti sono stati denominati in rubli. Secondo i dati dell'agenzia Fitch, a fine settembre in Russia sono stati emessi in rubli il 17% dei crediti totali rilasciati dalle banche. Quasi tutti i prestiti sono aziendali. 

La crescita dell'ansia

Nonostante la caduta del rublo e l'aumento dell'insoddisfazione, la popolazione continua a conservare i propri risparmi in rubli. Secondo la ricerca del Centro Nazionale russo per lo studio dell'opinione pubblica, due terzi dei russi (65%) segue il tasso dei cambi, mentre più di metà (53%) esprime preoccupazione per l'indebolimento della moneta nazionale. Solo il 7% dei russi però ha cambiato i risparmi in valuta estera. Secondo i dati di un altro istituto di statistica, Levada-Center, l'80% degli intervistati ha messo in evidenza la crescita dei prezzi nel paese e il contemporaneo abbassamento del tenore di vita. I motivi principali della recessione economica sono il crollo dei prezzi del petrolio (45%), le sanzioni occidentali (33%) e la riunione della Crimea alla Russia (30%). Come mette ben in risalto la compagnia “Romira”, la quota di intervistati che tendono a risparmiare rinunciando così ad alcuni prodotti alimentari è cresciuta dall'8 al 20%. Inoltre, ogni tre nuclei famigliari si trovano costretti a ridistribuire il budget in favore dell'acquisto di cibo e altri beni indispensabili. Secondo le previsioni di VTB Capital, la quota delle spese sul cibo potrebbe aumentare, nel budget di ogni russo, dal 31 al 40%.

Nonostante tutto, secondo le parole del capo del dipartimento di analisi Russ Invest, Dmitrij Bedenkov - “la fiducia verso la valuta nazionale è una componente importante del processo di investimento che porta alla stabilizzazione dell'economia, e quindi alla garanzia di un normale ciclo di produzione e di un corretto funzionamento dei meccanismi di mercato”. In particolare, secondo i dati dell'agenzia federale del turismo, il numero delle persone che viaggiano all'interno del paese è cresciuto già del 30%, in conseguenza delle sanzioni e degli sbalzi nel cambio rispetto al dollaro.

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