Sanzioni, a quanto ammontano le perdite per la Russia?

Secondo alcuni esperti, i risultati più gravi derivanti dalle sanzioni sono il calo di interesse degli investitori in Russia e un aumento dei rischi associati agli investimenti in progetti russi (Foto: Aleksandr Ryumin/TASS)

Secondo alcuni esperti, i risultati più gravi derivanti dalle sanzioni sono il calo di interesse degli investitori in Russia e un aumento dei rischi associati agli investimenti in progetti russi (Foto: Aleksandr Ryumin/TASS)

Il danno complessivo sarebbe pari a 40 miliardi di dollari. Altri 90-100 miliardi di dollari verranno persi a causa del crollo dei prezzi petroliferi. Secondo gli esperti, l’aumento dell’inflazione e il rublo in caduta potrebbero essere considerati conseguenze indirette delle sanzioni

Le perdite complessive che la Russia ha subito a causa delle sanzioni geopolitiche ammontano a 40 miliardi di dollari. Lo ha detto il ministro russo delle Finanze Anton Siluanov durante un forum a Mosca, così come scrive il quotidiano economico Kommersant. Il ministro ha anche aggiunto che la Russia perde altri 90-100 miliardi di dollari l’anno a causa del crollo del 30 per cento dei prezzi petroliferi. Al tempo stesso, gli analisti dell’Istituto per lo Sviluppo, facente parte della Scuola superiore di economia, che avevano messo a confronto due versioni delle ultime previsioni di base della Banca centrale, sono arrivati a dati diversi.

La prima di queste versioni ipotizzava che le sanzioni occidentali sarebbero state rimosse nel terzo trimestre del 2015, mentre la seconda prevedeva che sarebbero rimaste in vigore fino al 2017. La differenza di previsioni per i capitali volatilizzati in base a queste due diverse visioni raggiunge più o meno i 170 miliardi di dollari in un periodo di tre anni, corrispondenti a 57 miliardi di dollari l’anno.

Le perdite finanziarie

“È difficile calcolare le perdite che le sanzioni hanno arrecato alla nostra economia. Ma è lecito presumere che saranno pari alla differenza tra la volatilizzazione di capitali tra il 2014 e il 2013. In quel caso la cifra di 40 miliardi di dollari potrebbe rivelarsi una previsione molto ottimistica, dato che è previsto che la fuga di capitali dalla Russia quest’anno superi i 120 miliardi di dollari, rispetto ai 67 miliardi dell’anno scorso”, ha detto il capo del mercato azionario e del dipartimento della programmazione finanziaria dell’Accademia presidenziale russa dell’economia nazionale e della pubblica amministrazione Konstantin Korishchenko. Tuttavia, è opinione di quest’ultimo che sia difficile distinguere l’effetto vero e proprio delle sanzioni dall’effetto dovuto all’adeguamento a un tasso variabile del rublo.

Gli esperti considerano il crollo nei prezzi petroliferi alla stregua di una perdita indiretta. Per esempio, il budget russo è stato preparato sulla base del prezzo per il Brent previsto in circa 100 dollari al barile. Quando i prezzi del petrolio sono scesi sotto gli 80 dollari al barile, il ministro delle Finanze ha subito proposto di tagliare le spese di bilancio. “Quando si redige il budget per i futuri cicli di bilancio, si dovrebbe partire dalle previsioni che ci si attende in relazione al prezzo del petrolio. Ed è verosimile che il suo prezzo resti intorno agli 80 dollari al barile”, ha detto Anton Siluanov. Il ministro delle Finanze prevede che, se il tasso di cambio del rublo e la situazione del prezzo del petrolio rimarranno invariati, l’anno prossimo le entrate di bilancio caleranno anche di 500 miliardi di rubli (pari a 10,7 miliardi di dollari).

L’effetto complessivo

“Le perdite provocate dalle sanzioni sono in verità riconducibili a una molteplicità di cause, ma i risultati più gravi sono il calo di interesse degli investitori in Russia e un aumento dei rischi associati agli investimenti in progetti russi” dice il capo analista dell’UFS IC, Alexei Kozlov. In queste circostanze, ha continuato, la Russia deve prendere misure efficaci per stabilizzare il rublo, contenere l’inflazione entro limiti ragionevoli e attuare un programma alternativo per le importazioni.

“L’esigenza di rifinanziare i debiti di alcune società statali colpite duramente dalle sanzioni e di sostituire i finanziamenti degli investitori, che ora non è possibile attirare in alcuni progetti, dà luogo a una riduzione dei fondi sovrani”, dice l’analista di Investcafe, Timur Nigmatullin. Rosneft e Novatek, le più importanti aziende attive nel settore del petrolio e del gas, hanno già chiesto che siano allocati loro fondi prelevati dal principale depositario degli utili petroliferi e del gas, il National Wealth Fund. In tale panorama, gli introiti delle aziende russe sono precipitati.

Secondo il Servizio federale russo di statistica (Rosstat), nel settembre 2014 le entrate lorde delle aziende, equivalenti a circa la metà di tutti gli investimenti di capitale in Russia, sono precipitate dell’83 per cento. Di conseguenza, nel terzo trimestre i profitti annuali sono caduti del 44 per cento dopo una crescita del 50 per cento nel secondo trimestre del 2014 e un calo del 18 nel primo. Il ministro dell’Economia ha spiegato che nel secondo trimestre del 2014 le entrate in rubli degli esportatori, oltre al deprezzamento della valuta nazionale nel corso del primo trimestre, sono state spinte al rialzo dai prezzi relativamente alti dei beni di consumo, ma a iniziare da luglio sono calate (specialmente i prezzi del petrolio). In conseguenza di tutto ciò, le aziende non sono pronte a investire per incrementare la produzione.

Secondo un sondaggio condotto da Rosstat tra gli imprenditori, per la prima volta nel novembre 2014 l’“incertezza economica” è entrata a far parte dei primi tre motivi che limitano fortemente la crescita degli investimenti. Ad additarla tra le cause è stato circa il 40 per cento delle aziende intervistate, mentre un altro 40 per cento ha parlato di “imposte troppo elevate” e il 54 per cento di “domanda interna insufficiente”.

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