Embargo, così i prodotti vietati trovano la strada per la Russia

In passato, per episodi di riesportazione di prodotti agroalimentari dell'Unione Europea verso la Russia, il Rosselkhoznadzor aveva imposto delle limitazioni alle forniture di carne e di frutta dalla Moldavia e di frutta e ortaggi dall’Ucraina (Foto: Ria Novosti)

In passato, per episodi di riesportazione di prodotti agroalimentari dell'Unione Europea verso la Russia, il Rosselkhoznadzor aveva imposto delle limitazioni alle forniture di carne e di frutta dalla Moldavia e di frutta e ortaggi dall’Ucraina (Foto: Ria Novosti)

Mosca potrebbe limitare le importazioni di generi agroalimentari dalla Svizzera, paese sospettato di riesportazione. Dall'introduzione delle controsanzioni, le sole forniture di mele provenienti da questo paese sono aumentate di 400 volte rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso

Il sospetto che la Svizzera riesporti in Russia alcuni prodotti verso i quali vige l’embargo, secondo Mosca si sta facendo sempre più concreto. Per correre ai ripari, la Federazione potrebbe limitare le importazioni dei generi agroalimentari provenienti da questo paese.

Per risolvere la questione delle importazioni sospette dalla Svizzera, il Rosselkhoznadzor (l'ente statale russo responsabile della sorveglianza fitosanitaria e veterinaria, ndr) ha già trasmesso una richiesta di informazioni alla controparte svizzera chiedendole di confermare la provenienza della frutta e degli ortaggi importati in Russia. La risposta dovrà pervenire entro il prossimo 5 dicembre.

Il Rosselkhoznadzor di recente ha reso noto che a causa del sospetto di riesportazione di prodotti europei potrebbe introdurre il divieto di importazione di ortaggi e frutta dall'Albania e dalla Macedonia. Inoltre, dallo scorso 18 novembre per lo stesso motivo è già stata limitata l'importazione di carne dal Montenegro. In passato, per episodi di riesportazione in Russia di prodotti agroalimentari dell'Unione Europea il Rosselkhoznadzor aveva imposto delle limitazioni alle forniture di carne e di frutta dalla Moldavia e di frutta e ortaggi dall'Ucraina. 

 
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L'inafferrabile riesportazione 

La Bielorussia circa un mese dopo l'introduzione da parte della Russia, con la quale confina, del divieto di importazione di latticini, carne, pesce, ortaggi e frutta dall'Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal Canada e dall'Australia ha fortemente incrementato i volumi dei suoi acquisti dai paesi esteri non confinanti. Le importazioni di latticini sono aumentate rispetto allo stesso mese dell'anno precedente di 117 volte; quelle di frutta e ortaggi sono più che raddoppiate. Anche le importazioni di prodotti ittici sono notevolmente aumentate.

Tra la Russia e la Bielorussia non esiste un controllo doganale. I carichi destinati alla Russia che transitano in territorio bielorusso secondo il regolamento dell'Unione Doganale (che comprende Russia, Bielorussia e Kazakistan, ndr) possono essere sdoganati in uno qualsiasi dei tre paesi. Attualmente gli importatori preferiscono effettuare le operazioni di svincolo doganale proprio in territorio bielorusso. Il Rosselkhoznadzor tenta comunque di esercitare un controllo sui flussi di merci. Il ministero lo scorso 11 agosto ha aperto sei posti di controllo fitosanitario lungo il confine russo ed effettua verifiche nei mercati ortofrutticoli e presso i grossisti delle regioni confinanti con la Bielorussia. Ogni giorno gli agenti del Rosselkhoznadzor ispezionano una cinquantina di camion e rilevano una o due violazioni, come ha dichiarato al giornale Vedomosti Nina Anischenkova, vicedirettrice della sezione Controllo e quarantena fitosanitaria presso il confine di stato.    

Questo dato è di molto inferiore a quello di agosto, quando le sanzioni erano state appena introdotte, osserva l'esperta. Ad agosto entravano in Russia prodotti completamente privi di etichettatura, o con etichettature evidentemente inattendibili. Agenti con un'esperienza decennale nel controllo merci riconoscevano nella frutta e negli ortaggi recanti l'etichetta "Made in Belarus" i cavoli olandesi e le susine spagnole. Ora i prodotti ortofrutticoli arrivano accompagnati da certificati di provenienza di paesi che prima non figuravano tra i grandi esportatori: Marocco, Albania, Bosnia-Erzegovina, e Serbia, afferma Nina Anischenkova.

Non di rado, però, gli ispettori individuano in questi documenti errori e infrazioni che rivelano come chi ha rilasciato i certificati non abbia nemmeno dato uno sguardo al contenuto dei camion. Ad esempio, una delle infrazioni più recenti riguarda un carico di mele arrivato con un certificato in cui si parla di pere, aggiunge l'esperta.

In cifre, i risultati delle verifiche effettuate dal Rosselkhoznadzor dall'11 agosto al 12 novembre sono i seguenti: delle novantamila tonnellate di merce sottoposta a controllo, il 72 per cento è stato o sdoganato o prodotto in Bielorussia, pressappoco in eguale proporzione. I prodotti sdoganati, stando ai documenti di trasporto, sono stati coltivati in paesi non colpiti dall'embargo agroalimentare: Turchia, Macedonia, Albania, Israele, Cile, Serbia, Marocco, Bosnia-Erzegovina e persino Sud Africa.     

Sono state rilevate solo 213 violazioni su un totale di 5.660 partite di merce controllata. Nell'80 per cento dei casi la violazione consiste nell'importazione di prodotti privi di certificato fitosanitario e di etichettatura; per lo più si tratta di patate, carote e barbabietole. Nei restanti casi, si è cercato di spacciare per prodotti consentiti dei prodotti vietati. Ad esempio, frutta e ortaggi provenienti da Moldavia, Polonia, Ungheria, Italia e Spagna sono stati dichiarati nei certificati fitosanitari come bielorussi.

"Su parte dei prodotti l'etichettatura è stata appositamente rimossa; la carta è stata strappata dalle cassette, ma sono rimasti dei brandelli delle vecchie etichette adesive con le scritte ben leggibili: "Spagna", o "Polonia"", spiega il responsabile della direzione dell'Osservatorio fitosanitario del Rosselkhoznadzor Aleksandr Isaev.     

Quello che non consumiamo lo trasformiamo 

La maggior parte dei prodotti importati in Bielorussia diventano comunque bielorussi in maniera perfettamente legale. Quando è stato introdotto l'embargo agroalimentare il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha esortato i produttori nazionali ad aumentare le forniture dei loro prodotti alla Russia. Lukashenko è convinto che si debbano ricavare prodotti alimentari dalle materie prime europee, i cui prezzi nel frattempo sono calati.

Così, ad esempio, si può spiegare l'incremento delle importazioni di latte europeo dalla Lettonia, dalla Polonia e dalla Lituania, che i bielorussi impiegano per la produzione di formaggi e latte in polvere.  

"I nostri stabilimenti stanno incrementando l'acquisto di materie prime dall'Europa e cercano di produrre quanto più formaggio è possibile per rifornire tutta la Russia", conferma un collaboratore dell'Istituto statale di Minsk per l'industria lattiero-casearia e della carne.

Secondo la vice-responsabile della Direzione territoriale del Rosselkhoznadzor Antonina Garpenko, presto aumenteranno anche le importazioni di carne: in passato le aziende bielorusse di trasformazione della carne non lavoravano quasi mai materie prime di importazione, mentre adesso stanno cominciando gradualmente ad acquistarne.

Articolo realizzato con materiali tratti dal giornale Vedomosti

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