Il gas russo sulla strada del Donbass

Foto: PhotoXpress

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Il ministro ucraino dell'Economia e delle Finanze ha proposto a Mosca di rifornire autonomamente, senza il tramite delle autorità di Kiev, le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. Le condizioni tecniche per farlo, vale a dire il condotto, ci sono. Ma vi sono ancora difficoltà giuridiche

Kiev propone alla Russia di garantire il gas al Donbass (nel cui territorio rientrano gli oblast di Lugansk e di Donetsk), così ha dichiarato il 28 ottobre il ministro delle finanze ucraino Aleksandr Shpalak. “Se è in questa direzione che si sta andando, allora occupatevi voi dei rifornimenti di gas. Se davvero avete questa possibilità e se quella gente che là è al governo è pronta a effettuare pagamenti a vostro favore. A nostro favore, non sono disposti a pagare” (le regioni hanno un debito con Naftogaz di 4 miliardi di grivne, 307,6 milioni di dollari). 

Tuttavia, questa domanda non è mai stata sollevata ufficialmente nel corso delle trattative sul gas, come fa notare il membro del consiglio di sorveglianza dell'Istituto ucraino di strategie energetiche, Yuri Korolchuk.

Il gasdotto Taganrog-Mariupol venne costruito negli anni Cinquanta del XX secolo. La distanza fra la città russa di Taganrog e l'ucraina Mariupol è di 119 chilometri. Al condotto erano connesse altre ramificazioni estese, per l'appunto, nell'attuale territorio di Donetsk.

“Secondo le informazioni di cui dispongo, nella cornice dei negoziati sul gas (tra Russia-Ucraina-Unione Europea) di questo problema non si è mai discusso. Poiché la Commissione Europea, come terza parte presente al tavolo dei negoziati, si è sempre dissociata, dalla questione della Crimea come da qualsiasi altro argomento politico, come lo definiscono loro, vale a dire dalle azioni militari negli oblast di Donetsk e Lugansk”, dice Korol'chuk.

Fino ad oggi, sono state solo le autorità di Donetsk a chiedere alla Russia di considerare le due Repubbliche Popolari (LNR, DNR) entità separate dall'Ucraina. Avevano persino iniziato a restaurare il gasdotto Taganrog-Mariupol', attivo ancora in epoca sovietica e chiuso nel 2009, tramite il quale sarebbe appunto possibile effettuare i rifornimenti. All'inizio di settembre, i leader della Repubblica Popolare di Donetsk hanno dichiarato che fossero in corso trattative con i russi a proposito degli approvvigionamenti nel Donbass, ma la Russia non ha confermato la notizia

La fattibilità tecnica conto la barriera giuridica 

Tecnicamente, inviare rifornimenti di gas dalla Russia ai territori del Donbass attraverso una via autonoma è possibile, servendosi appunto del gasdotto Taganrog-Mariupol. Indispensabile è in alcune zone sostituire sezioni di tubo, mentre in altre è necessario costruirle da zero.

Ciononostante, la Russia non ha il diritto di effettuare consegne di gas, dato che le due repubbliche popolari sono parte dell'Ucraina. Questo significa innanzitutto che i soggetti dei rapporti in materia di gas sono Naftogaz e Gazprom, secondo l'accordo stipulato nel 2009. In secondo luogo, il gasdotto Taganrog-Mariupol appartiene all'Ucraina. Con molta probabilità esso è proprietà di Naftogaz, come afferma il direttore del Fondo per lo sviluppo Energetico Sergej Pikin.

Pertanto, affinché la Russia cominci a rifornire il Donbass, come vuole Shpalak, Kiev deve prima di tutto riconoscere l'autonomia e l'indipendenza delle repubbliche popolari. Allora il gasdotto Taganrog-Mariupol' non apparterrebbe più a Naftogaz, ma a un nuovo soggetto, controllato per esempio da Donetsk e da Lugansk. E Gazprom infine avrebbe il diritto giuridico di stipulare un contratto per l'approvvigionamento di gas nel Donbass.

In ciò appunto risiede la contraddizione principale. Perché Kiev di fatti non è intenzionata a dare l'indipendenza al Donbass. Ma anche la Russia d'altro canto non insiste, sottolineando che la questione è esclusivamente interna allo stato ucraino e che pertanto non vorrà in nessun modo intromettersi.

Inverno freddo nel Donbass

Il gas in soccorso di Donetsk e Lugansk è un piacere troppo costoso. Secondo la stima di Yuri Korolchuk dell'Istituto ucraino di energie strategiche, durante la stagione fredda (da ottobre ad aprile) alla popolazione e all'industria delle repubbliche, pur tenendo conto dello stop di molte ditte, servirebbero 6 miliardi di metri cubi.

Negli stoccaggi della regione c'è solo un miliardo di metri cubi. Al Donbass occorre dunque acquistare 5 miliardi di metri cubi di gas che gli costeranno, stando al prezzo di 385 dollari per un migliaio metri cubi, 1,9 miliardi di dollari. L'Ucraina tuttavia si prepara a comprarne dalla Russia una quantità minore, 4 miliardi di metri cubi per questo inverno.

In aggiunta, il Donbass ha dei debiti nei confronti di Kiev. Recentemente Kiev ha dichiarato che il debito ucraino rispetto a Naftogaz è di 20 miliardi di grivne, di cui 4 miliardi è il debito degli oblast di Lugansk e Donetsk.

“Il debito è stato accumulato dalle imprese e dalla popolazione del Donbass nel corso della precedente stagione invernale 2012-2013 e 2013-2014 conclusasi ad aprile”, spiega l'esperto Korolchuk. Secondo le sue parole, Donetsk è sempre stato un grosso debitore. “È una vecchia questione interna all'Ucraina”, afferma l'esperto ucraino. Secondo lui, visto che l'Ucraina ritiene Donbass proprio territorio, compito suo, conseguentemente, è quello di fornire il gas alla regione.

Il Direttore del Fondo per lo sviluppo energetico, Sergej Pikin ritiene che in dimostrazione di amichevole sostegno, Gazprom potrebbe al limite aiutare Donetsk nella ricostruzione del gasdotto, ma ancora una volta unicamente sulla base di una richiesta da parte di Naftogaz e sulla base di un contratto con Naftogaz.

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