Perché il rublo ha perso oltre il 25 per cento del suo valore

In risposta alla diminuzione del valore del rublo, la Banca Centrale russa all'inizio di ottobre ha operato degli interventi sul mercato per una somma che ha ormai superato i cinque miliardi di dollari (Foto: Reuters)

In risposta alla diminuzione del valore del rublo, la Banca Centrale russa all'inizio di ottobre ha operato degli interventi sul mercato per una somma che ha ormai superato i cinque miliardi di dollari (Foto: Reuters)

Dall'inizio del 2014 il valore del rublo rispetto al dollaro e all'euro è diminuito di oltre il 25 per cento. Secondo gli analisti, la causa principale di questa riduzione è il calo dei prezzi del petrolio che si è avuto nell'ultimo periodo. L'indebolimento della valuta nazionale torna però a vantaggio del governo russo, perché comporta una diminuzione del possibile deficit di bilancio

Dall'inizio del 2014 il cambio del rublo nei confronti di dollaro ed euro si è ridotto di oltre il 25 per cento. I protagonisti del mercato individuano la causa principale della svalutazione del rublo nel calo, protrattosi fino a tempi recenti, dei prezzi del petrolio. "Al momento attuale i principali fattori che determinano l'indebolimento della valuta russa sono il calo dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime", spiega Anton Soroko, analista della società di investimento Finam. Secondo l'esperto, il prezzo al barile del petrolio Brent è sceso sotto la soglia degli 87 dollari, benché le sue quotazioni a metà dell'estate fossero ancora intorno ai 115 dollari al barile.  

La caduta del rublo

Come sottolinea Soroko, questo processo si svolge sullo sfondo di un'aggressiva scalata del dollaro non solo rispetto al rublo, ma anche allo yen giapponese, al franco svizzero, all'euro e ad altre valute. "La crescita del dollaro riflette in primo luogo la scarsità di questa valuta sul mercato per effetto di un aumento della domanda. Il calo dei prezzi del petrolio è un indicatore fondamentale, ma per il momento agisce a livello delle attese, perché gli investitori temono una diminuzione in Russia dei ricavi dalle esportazioni", è l'opinione di Mikhail Khromov, collaboratore scientifico del Centro di ricerche strutturali dell'Istituto di ricerche economiche applicate presso l'Accademia Russa di Economia Nazionale e Amministrazione Pubblica (RANEPA). Secondo Khromov, un altro fattore che influisce sul cambio del rublo è il fatto che in Russia per effetto delle sanzioni e dell'instabilità geopolitica si è interrotto l'afflusso di capitale straniero.

Inoltre, come ricorda il principale analista della società di investimento UFS Aleksei Kozlov, in ottobre è stato pubblicato il rapporto mensile della Banca Centrale Europea. Stando a questo documento, in Europa l'impulso della crescita economica si sta indebolendo e l'inflazione è scesa a livelli critici, ciò che in sostanza rappresenta una minaccia di recessione per la moneta unica europea. "In un quadro di sensibile aumento dei rischi, mentre il dollaro si rafforza e calano i prezzi del petrolio, il rublo e il mercato azionario russo subiscono una forte pressione", afferma Aleksei Kozlov.

In risposta alla diminuzione del valore del rublo, la Banca Centrale russa all'inizio di ottobre ha operato degli interventi sul mercato per una somma che ha ormai superato i cinque miliardi di dollari. Per ridurre la domanda di valuta il regolatore vende dollari, al fine di sostenere il corso del rublo. Secondo i dati forniti da Anton Soroko, il volume degli interventi attuati nel mese di ottobre 2014 è paragonabile a quello del dicembre 2013, ma è tre volte inferiore rispetto agli indicatori di marzo, quando vi era stato un crollo del rublo dopo che la Crimea era entrata a far parte della Russia. In particolare, nella sola giornata del 17 ottobre la Banca Centrale russa ha venduto 1,768 miliardi di dollari. "In questo modo, il regolatore per ora sta soltanto attenuando le oscillazioni di mercato, ma non cerca di fermare la tendenza al ribasso della valuta russa", afferma l'esperto.  

Gli effetti sul bilancio

Inizialmente si pensava che il rublo sarebbe passato a un cambio completamente flessibile, ma nelle attuali condizioni di pressione sulla valuta nazionale la Banca Centrale russa è stata costretta a tornare sul mercato, anche se con un volume di interventi minore. L'indebolimento della valuta nazionale torna a vantaggio del governo russo, perché comporta una diminuzione del possibile deficit di bilancio. Secondo Anton Soroko, la caduta del rublo avrà effetti positivi sul bilancio, perché consente di compensare i diminuiti introiti dalla vendita di petrolio e gas: la maggior parte degli idrocarburi viene venduta in dollari e in euro, mentre il bilancio statale russo viene calcolato nella valuta nazionale, in rubli.  Un rublo debole, inoltre, crea condizioni più favorevoli per i produttori russi: i prezzi delle importazioni salgono, e ciò consente alle imprese russe di aumentare la loro competitività rispetto ai produttori stranieri. "Il prezzo medio del petrolio su base annuale resta sopra i 96 dollari al barile (il bilancio statale russo si redige sulla base di questo dato), dal momento che fino ad agosto il prezzo del petrolio era di 106 dollari al barile, e anche qualora il prezzo rimanesse fermo a 85 dollari fino alla fine dell'anno, la media annuale sarebbe intorno ai 100 dollari, un livello che non comporta rischi per il bilancio", afferma Mikhail Khromov.    

Secondo Aleksei Kozlov, l'unico modo di sostenere il rublo è rendere attraenti gli investimenti nell'economia russa, fermando così il deflusso di capitale. "Attualmente l'economia russa dipende fortemente dai prezzi del petrolio, dai ritmi della crescita economica e dall'inflazione. Se si riesce a normalizzare queste componenti si può stabilizzare anche la valuta russa", spiega Kozlov. D'altronde, la risalita del rublo può essere garantita anche dalla graduale ripresa dei prezzi del petrolio, che si sta già delineando.  In particolare, il 20 ottobre secondo l'agenzia Bloomberg il petrolio ha cominciato a rincarare per effetto dell'annuncio che l'Iran sta cercando di attuare delle misure per scongiurare un ulteriore calo dei prezzi. Inoltre, l'Arabia Saudita e il Kuwait hanno deciso di ridurre le estrazioni dal giacimento di Khafji, situato in una zona neutrale tra i due stati. In conseguenza di ciò, i futures di dicembre sul petrolio Brent sono saliti a 90,21 dollari al barile.  

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