“Non vogliamo isolarci dal resto del mondo”

Il ministro russo dello Sviluppo economico, Alexei Ulyukaev (Foto: Olesya Kurpiaeva / RG)

Il ministro russo dello Sviluppo economico, Alexei Ulyukaev (Foto: Olesya Kurpiaeva / RG)

Il ministro russo dello Sviluppo economico Alexei Ulyukaev sul futuro dell’economia russa e sui rapporti con le imprese occidentali, alla luce delle sanzioni: “Non vogliamo interrompere le relazioni commerciali. Lavoriamo per migliorare il clima degli investimenti”

In un’intervista concessa in esclusiva a Rbth, il ministro dello Sviluppo economico Alexei Ulyukaev, uno gli autori delle rifome liberali dei primi anni '90, spiega quali sono i settori dell’economia russa che potrebbero attrarre gli investitori stranieri e quali le proposte che le autorità del paese sarebbero pronte a elaborare.  

Che cosa è cambiato negli ultimi tempi nell’economia russa, anche sotto gli effetti prodotti dalle sanzioni internazionali?

Da ciò che si ravvisa, l’effetto delle sanzioni sull’economia russa è ambivalente: da un lato, si assiste a un inevitabile rallentamento dei ritmi di crescita economica, a un rafforzamento dell’inflazione, alla volatilità del rublo e a una riduzione della liquidità. Dall’altro, sono proprio questi nuovi fattori a contribuire al superamento degli squilibri strutturali insiti nell’economia russa. Il discorso riguarda in primo luogo la dipendenza dall’esportazione di combustibile e materie prime e anche la tendenza all’importazione di un’ampia gamma di prodotti sia alimentari che di consumo. L’economia della Russia possiede un sufficiente margine di sicurezza che può garantirle una crescita in futuro. Nella classifica 2014-2015 della competitività del World economic forum la Russia è risalita di colpo di 11 posti, finendo con l’occupare, su 144 posti, il 53esimo (l’anno scorso occupava il 64esimo). Tra i vantaggi concorrenziali della Russia figurano l’elevato grado di istruzione dei russi e il grande potenziale innovativo del paese.

 
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Riuscirà l’economia russa a superare rapidamente questo periodo di crisi?

Le nostre previsioni di sviluppo si basano sul presupposto di una relativa stabilità e sull’assenza di sanzioni gravi per il futuro. Entro il 2017 la fuga di capitali dovrebbe diminuire sensibilmente. Si prevede che il ritmo di crescita del Pil possa aumentare, passando dallo 0,5% del 2014, all’1,2%. L’incremento del Pil sarà principalmente legato alla dinamica degli investimenti che aumenteranno nel 2015 del 2% dopo la diminuzione del 2,4% nel 2014. Continuiamo a operare per un miglioramento del clima investitivo affinché si possano creare condizioni agevoli e sicure per l’imprenditoria. La Russia non intende isolarsi dal resto del mondo, né interrompere le sue relazioni commerciali.

In che modo possono essere risolti i problemi strutturali dell’economia di cui lei parla?

La Russia è entrata in una nuova fase economica e allo Stato conviene “tirare la cinghia”. La situazione del bilancio statale è aggravata anche dal fatto che in una prospettiva a lungo termine il reddito del paese da periodi precedenti seguiterà a diminuire, il che non consente, in assenza di mutamenti significativi nella politica economica e fiscale, di poter contare su un cambiamento dell’attuale trend negativo. Ma al contempo, il momento attuale appare quanto mai favorevole a maggiori investimenti concreti nello sviluppo del paese. Con le limitazioni introdotte alle importazioni da Stati Uniti, Canada, Norvegia e paesi Ue in risposta alle sanzioni, la Russia ha avuto un’opportunità unica di sviluppare settori di primaria importanza come l’agricoltura e l’agroalimentare. I piani di aiuti al settore agrario, le agevolazioni all’accesso di finanziamenti di tipo misto pubblico-privato per la costruzione di imprese che siano in grado di sostituire completamente l’importazione necessitano di risorse ingenti.

Quali regioni russe possono risultare, a suo avviso, attrattive per gli investitori stranieri?

Lo sviluppo dinamico di regioni come la Siberia e l’Estremo Oriente russo è una priorità nazionale ed è stata approvata l’introduzione di aliquote fiscali d’imposta sul reddito per i nuovi progetti d’investimento previsti in questa regione. Il passo successivo sarà la diffusione di tale regime a tutta la Siberia Orientale, inclusi il distretto di Krasnojarsk e la Repubblica di Khakassia. Inoltre, si sta attualmente valutando la possibilità di trasformare l’Estremo Oriente e la Siberia Orientale in aree a sviluppo economico “protetto” con speciali agevolazioni per promuovere un’industria secondaria finalizzata anche all’export. Per le nuove imprese, localizzate in questo territorio, sono previste esenzioni fiscali di cinque anni sui redditi, sulle imposte sulle estrazioni di minerali (esclusi gas e petrolio), su quelle per terreni e proprietà, e anche sulle aliquote delle imposte sulle assicurazioni. Intendiamo creare in quell’area delle condizioni per favorire l’imprenditoria, introducendo nuove procedure per semplificare il rilascio di concessioni edili, i collegamenti alla rete elettrica e il disbrigo di formalità doganali.

In quali settori, secondo lei, la Russia potrebbe risultare attrattiva oggi per gli investitori stranieri?

Nel “World Investment Report 2014”, la relazione elaborata dall’Unctad (Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo) la Russia è stata definita come uno dei paesi in transizione economica più attrattivi per gli investitori stranieri. I nostri vantaggi consistono negli elevati rendimenti dal settore energetico e da quello delle risorse naturali. Non sono soltanto il petrolio e il gas, ma anche i metalli e il legname ad attrarre gli investitori stranieri. Purtroppo, per il momento pensiamo solo a modelli di impresa di prodotti ad alta conversione. In quest'ambito, esiste, a mio avviso, un grande potenziale di cooperazione con le compagnie coreane. La Russia è oggettivamente interessata ad attrarre non solo capitali finanziari, ma anche nuove tecnologie, know how ed eccellenze manageriali che consentano di
portare l’attività imprenditoriale a nuovi livelli di produttività. Per far diminuire la dipendenza del paese dall’esportazione di materie prime e dall’importazione di prodotti altamente tecnologici e favorire l’incremento di una quota di prodotti con un valore aggiunto elevato occorre attrarre investimenti nell’innovazione industriale, nel settore dei servizi e nell’agricoltura.

Oggi operano già in Russia alcune importanti industrie automobilistiche straniere quali Volkswagen, Siemens, Samsung. Si prevede di aumentare il coefficiente di localizzazione dei loro prodotti nel territorio russo?

Si tratta di un’esigenza condivisa da tutte le imprese straniere che operano in Russia in regime di assemblaggio. Uno strumento efficace per l’innalzamento del coefficiente di localizzazione della produzione sono i cluster di settore e i parchi industriali. In molte regioni russe sono già stati creati o sono in via di creazione simili agglomerati industriali. Leader del settore è senza dubbio l’industria automobilistica. Nelle regioni di Kaluga, Kaliningrad e Leningrado si sono già formati di fatto dei cluster automobilistici a tutti gli effetti degli impianti di assemblaggio delle maggiori società automobilistiche internazionali. L’ulteriore passo logico sarà la dislocazione in quelle regioni di imprese che producano componenti automobilistici.

Scritto per R Magazine, rivista di approfondimento in lingua coreana

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