Gazprom e la Grande Muraglia

Il ministro russo dell’Energia Aleksandr Novak (Foto: Itar Tass)

Il ministro russo dell’Energia Aleksandr Novak (Foto: Itar Tass)

Al prossimo summit dell’Apec che si terrà a novembre a Pechino, la Russia firmerà un contratto che prevede la fornitura di gas alla Cina attraverso la “route occidentale”. Nel lungo termine tale accordo potrebbe determinare il raddoppio delle forniture di gas russo a Pechino

Il contratto per la fornitura di gas alla Cina attraverso la “route occidentale” sarà firmato al prossimo summit dell’Apec che si terrà a novembre a Pechino. Ad annunciarlo è stato il ministro russo dell’Energia Alexander Novak in occasione del Sochi Investment Forum. Il ministro ha poi aggiunto che benché non sia stato deciso con precisione in che modo il gas sarà fatto arrivare in Cina, le forniture dovrebbero passare dall’Altai. La delegazione russa che parteciperà al summit dovrebbe firmare un contratto per la fornitura di 30.000.000.000 metri cubici di gas nel corso di trent’anni. Alexey Miller, presidente di Gazprom, avrebbe però detto al presidente Vladimir Putin che la quantità delle esportazioni potrebbe raggiungere anche i 60.000.000.000 o addirittura i 100.000.000.000 metri cubici di gas. Miller ha aggiunto che per il trasporto del gas sarà presto attivato un gasdotto nella Siberia occidentale.

Un secondo contratto

Il dibattito sulla fornitura di gas russo alla Cina attraverso la “western route” si è intensificato dopo che Gazprom e la corporation cinese CNPC hanno firmato un contratto da 400.000.000.000 dollari per la fornitura trentennale alla Cina di 38.000.000.000 metri cubici di gas all’anno attraverso la “eastern route”. Le forniture, provenienti dai giacimenti della Siberia orientale, giungeranno in Cina attraverso il gasdotto Sila Siberi (Power of Siberia), la cui costruzione è iniziata nel settembre del 2014. “Il mercato europeo continua a rappresentare una priorità per la Russia, pur essendo il più marginale per la Gazprom e il maggiore per volume. Certo, adesso occorrerà risolvere una serie di gravi problemi sul mercato europeo”, ha affermato Ilya Balakirev, principale analista di UFS IC. Stando all’esperto, il nuovo contratto per la fornitura di gas alla Cina lungo la “western route” rappresenta di fatto un segnale con cui la Gazprom ha voluto far sapere all’Ue di essere pronta a destinare alla Cina il gas che prevedeva di esportare in Europa”. Si tratterebbe, ha aggiunto Balakirev, “di una dimostrazione di forza messa in scena a beneficio dell’Ue alla vigilia della prossima fase dei negoziati incentrati sul tema del gas ucraino e il destino di South Stream”.

Limitazioni per l’Europa

In concomitanza con i progetti volti ad incrementare la cooperazione con la Cina, la Gazprom, monopolista russa del gas, si è rifiutata di incrementare le forniture destinate ai consumatori europei. In particolare la compagnia non ha soddisfatto la richiesta della polacca PGNiG di aumentare le forniture di gas, come dichiarato in un annuncio ufficiale dalla stessa compagnia polacca. Secondo l’annuncio la Polonia avrebbe ricevuto circa il venti percento in meno delle forniture rispetto ai propri fabbisogni. Un gesto che ha obbligato la Polonia a interrompere la catena di fornitura inversa di gas russo verso l’Ucraina. In passato la PGNiG rivendeva all’ucraina Naftogaz circa 4.200.000 metri cubici di gas. Negli ultimi giorni Gazprom ha anche diminuito le forniture di gas naturale destinate alla Slovacchia attraverso l’Ucraina. Se all’inizio del mese tali forniture superavano infatti i 60.000.000 metri cubici, a partire dal dodici settembre hanno iniziato a diminuire a 50-55.000.000 metri cubici al giorno. Secondo Gazprom, le dichiarazioni rilasciate dai consumatori europei riguardo alle mancate forniture di gas si riferirebbero esclusivamente a volumi aggiuntivi. La compagnia ha infti assicurato di adempiere in pieno ai propri obblighi contrattuali. Gazprom ha poi fatto sapere di non poter aumentare le forniture verso i propri clienti europei perché intenta a stoccare nuove quantità di gas nelle riserve sotterranee, al fine di soddisfare le esigenze della Russia.

Le previsioni dei servizi meteo annunciano per la Russia un inverno più freddo del solito, e ciò avrebbe indotto la compagnia ad incrementare la quantità di gas presente negli impianti di stoccaggio russi, portandola a 72.000.000.000 metri cubici. Gli impianti sotterranei russi conterranno presto una quantità di gas che non ha precedenti. Al 20 settembre le riserve sotterranee contenevano 63.500.000.000 metri cubici di gas attivo. Le iniezioni di gas dovrebbero essere completate entro un mese e mezzo. “La Gazprom ha più volte affermato che benché operi in tutto il mondo il mercato europeo rappresenta per lei una priorità, e ha fatto sapere di non intendere interrompere tale collaborazione. La possibilità teorica di un simile sviluppo non esiste nemmeno”, afferma Dmitry Baranov, principale esperto del Finam Management, stando al quale l’interruzione delle proprie forniture di gas all’Europa obbligherebbe di fatto Gazprom a ridurre significativamente l’ambito delle proprie attività. “La compagnia è in grado, sia per capacità tecniche che per disponibilità di risorse, di lavorare simultaneamente con l’Occidente e con l’Oriente. La sua strategia dunque non è cambiata ed è improbabile che cambi negli anni a venire” aggiunge Baranov. Stando all’esperto, “a meno che non sia l’Europa stessa a rifiutare il petrolio o il gas russi, la Russia non intende assolutamente interromperne le forniture verso i consumatori europei”. Ilya Balakirev aggiunge inoltre che “con grande probabilità il prezzo delle forniture verso l’Europa potrebbe diminuire, ma solo dopo che Gazprom avrà avuto modo di far valere i propri principi”.

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