Gazprom, la Polonia sospende il reverse flow

Al centro: Alexei Miller, Ceo di Gazprom (Foto: Reuters)

Al centro: Alexei Miller, Ceo di Gazprom (Foto: Reuters)

Il Paese europeo interrompe le forniture di gas all’Ucraina. A detta del monopolista russo, si tratta di procedure illegali e in contrasto con le clausole fondamentali del contratto

Il monopolista russo Gazprom non avrebbe ottemperato agli accordi sull’incremento delle forniture di gas, è quanto si dice nel comunicato ufficiale del PGNiG, il Consorzio gaspetrolifero polacco. Secondo i dati in suo possesso, la Polonia avrebbe ricevuto circa il 20% in meno dei termini pattuiti. Tuttavia, come hanno comunicato a Gazprom, alla Polonia continuerebbero a essere forniti gli stessi volumi di gas in precedenza pattuiti: 23 milioni di metri cubi al giorno. Tuttavia, Gazprom non può incrementare i volumi di forniture pompati negli impianti di stoccaggio sotterraneo in Russia. Il risultato è che il 10 settembre la Polonia è stata costretta a sospendere le forniture di gas russo in reverse flow all’Ucraina. In passato il Consorzio gaspetrolifero polacco aveva rivenduto 4,2 milioni di metri cubi del gas acquistato dalla Polonia alla compagnia ucraina Naftogaz. 

La forza contrattuale

“Gazprom ha dimostrato ancora la forza della sua posizione contrattuale. Ciò dev’essere un monito per l’Unione Europea affinché la questione ucraina sia risolta al più presto. E deve esserlo altrettanto per i colleghi ucraini perché si rendano conto di vivere nel mondo reale e che nessuna riserva può essere in grado di soddisfare tutto il fabbisogno di gas dell’Ucraina, soprattutto in una stagione in cui diventa sempre più necessario, con l’arrivo del freddo” afferma l’analista capo di Ufs Ic, Ilya Balakirev. A suo avviso, “gli europei non sarebbero contrari a vendere il surplus locale di gas qualora non gli servisse, ma non nel caso non risultasse sufficiente neppure per loro”.

 “La stabilizzazione delle forniture di Gazprom a livello di obblighi contrattuali minimi è un passo del tutto legittimo nel contesto di un processo di continuo reverse flow di gas in Ucraina” concorda Ivan Kapitonov, professore associato presso la cattedra di Regolamentazione statale dell’economia dell’Accademia russa delle Scienze agrarie e del Servizio Federale presso la Presidenza della Federazione Russa. A suo avviso, la parte ucraina, insieme coi suoi partner occidentali, si avvale dell’assenza di limitazioni sulle modalità di rivendita del gas. “Con l’arrivo dell’autunno il consumo di gas è destinato ad aumentare a causa della necessità di riscaldare abitazioni e luoghi di lavoro. Di fronte all’aumento dei consumi l’Unione Europea non è però in grado di incrementare i flussi di gas russo, né oggi, né in un futuro prevedibile a breve termine” afferma l’esperto. In una tale  congiuntura la decisione di Gazprom di stabilizzare le forniture di gas è una risposta in linea con i vincoli legali e contrattuali” sostiene Kapitonov.

Per vie traverse

Dopo che Gazprom ha aumentato il prezzo del gas alla compagnia ucraina Naftogaz portandolo da 268 a 485 dollari al metro cubo, l’Ucraina ha riattivato le forniture di gas in reverse flow dalla Polonia all’Ungheria.  Tuttavia, tali forniture sono ritenute illegali da Gazprom dal momento che il gas viene di nuovo rivenduto in territorio ucraino e sempre lì pompato per essere fornito ai consumatori ucraini, e di fatto si tratta di riserve virtuali. Questo schema, sarebbe, a detta del colosso russo, in contrasto con le clausole del contratto. Inoltre,  l’entità dei debiti dell’Ucraina per il gas fornito da Gazprom supera ormai i 5 miliardi. “Materialmente solo i vicini più contigui potrebbero attuare il reverse flow in Ucraina, ma la maggior parte di questi paesi soffre a sua volta  di una carenza di gas. Di fatto il gas libero è disponibile soltanto nell’Europa del Nord e soprattutto in Germania” afferma Ilya Balakirev. A suo avviso, sarebbe questa la ragione per cui solo la Polonia e la Slovacchia potrebbero disporre di un surplus di gas locale per le forniture. Al contempo, Gazprom oltre a ridurre le forniture alla Polonia dai primi di settembre avrebbe cominciato anche a diminuire quelle alla Germania attraverso il gasdotto Jamal-Europa. Secondo i dati in possesso di Gascade, dal 3 al 10 settembre i volumi di forniture quotidane sarebbero passati da circa 82 milioni di metri cubi a 73 milioni.  Il rappresentante della compagnia slovacca Slovensky Plynarensky Priemysel avrebbe a sua volta comunicato che la compagnia ha registrato una diminuzione delle forniture russe di circa il 10%.

La soluzione del problema va ricercata a livello legale, sostiene Dmitry Baranov, che coordina gli esperti della società Finam Management. A suo avviso, Gazprom  aveva in precedenza più volte dichiarato che avrebbe avviato un procedimento legale, se fosse stato riattivato il reverse flow di gas russo dall’Europa. E se le forniture inverse di gas non sono contemplate negli accordi, ciò appare un motivo ulteriore per risolvere la controversia in tribunale” afferma l’esperto. A suo avviso, il modo migliore per giungere a una soluzione del problema sarebbe quello di trovare un accordo tra Russia, Ucraina e Ue sul gas che regolamenti tutte le questioni tra le parti. “Dal mio punto di vista, il raggiungimento di un accordo è del tutto possibile, le parti devono solo ridimensionare l’influenza della politica e concentrarsi sulle questioni economiche relative alle forniture di gas” aggiunge.

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