Come cambia il sistema delle pensioni

Foto: Photoshot / Vostok Photo

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La Russia ha temporaneamente congelato la parte dei contributi pensionistici destinata agli investimenti. Una scelta che potrebbe pesare anche sulle aziende

Il governo russo ha deciso di congelare la parte dei contributi pensionistici destinata agli investimenti. Secondo il Ministero del Lavoro tali fondi saranno utilizzati per pagare le pensioni attuali. A causa della situazione demografica, i contributi versati attualmente dai lavoratori non sono sufficienti a coprire tutti i pensionati.

La Russia ha infatti temporaneamente congelato il sistema pensionistico che permetteva ai cittadini di utilizzare parte dei contributi in qualità di investimenti. I contributi relativi al 2013, pari a circa 550 miliardi di rubli, sono già stati congelati. Il governo intende fare ora lo stesso con quelli relativi al 2014 che ammontano a 700 miliardi di rubli. La mossa lascerà le grandi aziende russe senza investimenti e costringerà le banche ad aumentare i tassi di interesse.

Come funziona il sistema

L’attuale sistema pensionistico, che è stato introdotto in Russia nel 2003, dà ai cittadini la possibilità di gestire parte dei loro risparmi pensionistici, influenzando così l’ammontare delle loro future pensioni. I datori di lavoro destinano il 22 per cento degli stipendi dei lavoratori al fondo pensione; di questo 22 per cento, il 16 per cento costituisce la componente previdenziale della pensione ed è utilizzato per il pagamento delle pensioni attuali, mentre il 6 per cento costituisce la quota cumulativa che può essere utilizzata per gli investimenti. 

"Nel 2014, e ora anche nel 2015, la parte cumulativa sarà reindirizzata alla componente distributiva. Ciò significa che tutti i soldi raccolti dai datori di lavoro verranno destinati al pagamento dei pensionati attuali", chiarisce il Ministero del Lavoro, quale promotore della misura. Sergei Khestanov, economista presso ALOR Group spiega che l’attuale deficit del fondo pensione si è verificato a causa del declino demografico del Paese. La popolazione sta invecchiando, e mentre 20-30 anni fa c'erano sei lavoratori per un pensionato, ora essi sono meno di due, e i loro contributi non coprono le esigenze attuali.

La prima moratoria sulla cosiddetta “parte cumulativa” dei contributi pensionistici è stata introdotta nella seconda metà del 2013. Come risultato, 550 miliardi di rubli, in contributi, non hanno mai raggiunto i fondi pensione non statali e Vnesheconombank.

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“Un'assenza che il settore bancario e le imprese hanno già avvertito sul mercato”, dichiara il vice direttore generale della società di investimenti Pallada Asset Management, Alexander Baranov. “È aumentato il costo del denaro e il rifinanziamento interno è diventato più costoso". Ciò ha portato con sé una svalutazione del rublo e un forte aumento dei tassi di cambio. Gli effetti negativi sono già stati avvertiti anche dai cittadini comuni. I tassi di interesse sui prestiti alle persone fisiche sono aumentati in media del 2 per cento e adesso partono dal 10 per cento. Secondo Baranov, quest'anno, inoltre, la situazione sarà ulteriormente aggravata per via della fuga degli investitori stranieri.

Chi rimarrà escluso dagli investimenti pensionistici

Il meccanismo di investimento dei contributi pensionistici prevede che il denaro sia investito, tramite società di gestione del risparmio, in azioni di grandi aziende russe, obbligazioni governative e societarie, o depositato presso le principali banche.

La parte cumulativa delle pensioni andava alla banca statale per lo sviluppo, Vnesheconombank, la quale funge in parti uguali da società di gestione statale e da fondo pensione non statale.

All'inizio dell'anno, la Vnesheconombank vantava circa un trilione di rubli (27,7 miliardi di dollari) in contributi pensionistici, più ulteriori 1,1 trilioni di rubli (30,5 miliardi di dollari) gestiti da fondi pensione non statali. La differenza principale tra queste due varianti di distribuzione dei risparmi è che la Vnesheconombank investe il denaro negli strumenti più affidabili, che non offrono un rendimento molto elevato, mentre i fondi pensione non statali investono in strumenti meno affidabili. (Vedere infografica).

"A differenza della società di gestione statale, un fondo pensione non statale può permettersi rischi maggiori e quindi ottenere un rendimento più elevato", spiega Alexander Baranov. Tra il 2009 e il 2013, la redditività dei fondi pensione non statali a livello di gestione degli attivi pensionistici è stata quasi di due volte superiore a quella conseguita dalla Vnesheconombank. Tra le società in cui investono i fondi pensione non statali figurano la maggiore holding energetica del Paese RusHydro, la società statale di nanotecnologia Rosnano e i rivenditori di telefonia mobile Evroset e Svyaznoy.

Ora il governo intende estendere la moratoria sulla parte cumulativa delle pensioni anche ai contributi del 2014. In altre parole, il mercato finanziario subirà un deficit totale di investimenti pari a 650-700 miliardi di rubli, il che corrisponde a circa l’1 per cento del Pil della Russia.

"Il risultato sarà un aumento, nel 2015, del costo dei prestiti e del rifinanziamento dei debiti per le banche e le società, il Ministero delle Finanze della Russia e i soggetti federali. È difficile stimare con esattezza la cifra extra che dovranno pagare, ma sarà paragonabile all'ammontare dei fondi congelati, vale a dire a circa 700 miliardi di rubli, se non di più", spiega Baranov.

Il congelamento dei versamenti ai fondi pensione è stato intrapreso, in passato, anche da altri Paesi. L'Ungheria, ad esempio, ha rinunciato al sistema cumulativo nel 2011; nel periodo 2010-2011 in Estonia non è stato effettuato nessun versamento nel segmento cumulativo delle pensioni; e infine in Slovacchia l'importo delle contribuzioni cumulative è stato ridotto dal 9 al 4 per cento. Piuttosto diffusa è poi una pratica di programmi finanziati volontariamente in cui il datore di lavoro e il dipendente creano autonomamente un fondo pensione cumulativo.’’’

Il Ministero del Lavoro ha confermato a RBTH che la decisione è stata presa tenendo presente l'esperienza internazionale. L’istituzione ha inoltre osservato che i fondi non statali non si sono rivelati, dopotutto, uno strumento così efficace, giacché gli interessi attivi su investimenti erano in media al di sotto del tasso di inflazione. Secondo le previsioni del Ministero del Lavoro, l’idea è rendere la parte cumulativa delle pensioni volontaria.

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