L’embargo e il rischio inflazione

Foto: Itar Tass

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La Russia adotterà un sistema per monitorare i prezzi dei prodotti alimentari sui quali Mosca ha decretato lo stop alle importazioni

Il primo ministro russo Dmitri Medvedev ha affidato al governo il compito di istituire un sistema per monitorare la situazione sul mercato alimentare a seguito dell'embargo sul cibo, imposto da Mosca nei confronti di quei paesi che hanno aderito alle sanzioni contro la Russia. Oltre ad enti specializzati quali il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero dell'Industria e il Servizio federale delle dogane, nel monitoraggio del mercato entrano in gioco anche le associazioni di produttori e le catene di vendita al dettaglio. In totale verranno monitorate quaranta categorie di prodotti, tra cui la farina di frumento, il riso, il grano saraceno, la pasta, l’olio di girasole, lo zucchero, il sale, il tè, l’acqua, la carne di manzo, il maiale e il pesce.

Secondo il quotidiano Kommersant, uno dei più grandi rivenditori russi - X5 Retail Group - ha già comunicato ai ministeri di competenza l’aumento di circa il 20-36% del prezzo da parte dei fornitori di gamberi e pesce rosso.

Come dichiarato dal Ministro dell'Agricoltura della Russia, Nikolai Fedorov, potrebbe essere aperto un procedimento amministrativo e perfino penale contro quei produttori cha hanno irragionevolmente gonfiato i prezzi del cibo. Questo è quanto fa sapere l'agenzia di stampa russa Itar Tass. Con questo provvedimento si spera di riuscire ad evitare l'aumento speculativo dei prezzi. In base alla legge "Sul commercio", se nell’arco di 30 giorni in una particolare regione i prezzi al dettaglio di determinati prodotti alimentari sono aumentati di oltre il 30%, il governo potrà bloccare il suo prezzo per tre mesi. "Si tratta di decisioni forzate, e i rischi, naturalmente, sono parecchi. Ma in generale, considerato il carattere temporaneo delle restrizioni, probabilmente queste non avranno gravi conseguenze per il mercato russo”, sostiene l'analista di "Finam Management" Maxim Klyagin. Secondo il parere di quest’ultimo, nella maggior parte dei casi stiamo parlando di settori in cui il livello di dipendenza dalle importazioni o è già relativamente basso oppure il volume dell’importazione non è tale da non poter essere rimpiazzato abbastanza rapidamente dall'espansione della produzione nazionale e da fonti di approvvigionamento alternative.

Il rischio inflazione

Nonostante le misure governative, secondo gli esperti, il divieto di importazione di prodotti alimentari da determinati paesi potrebbe in ogni caso portare all’aumento dell'inflazione. "L'inflazione potrebbe salire di circa un punto percentuale e arrivare fino al 7% nel 2014. In generale l'aumento dei prezzi sarà dovuto non a una vera e propria carenza di produzione, ma alle aspettative di inflazione da parte della popolazione”, sostiene l'analista di "Investkafe" Roman Grinchenko. Secondo Pavel Simonenko, responsabile vendite nei paesi CSI della “Dukascopy Bank SA”, in condizioni negative l’inflazione potrebbe anche arrivare fino allo 0,5-0,6%, mentre, con uno scenario favorevole, fino allo 0,1-0,2%. "Non mi aspetto che ci sia un serio aumento dell'inflazione a causa dell’embargo relativo alle importazioni di prodotti alimentari da parte dei paesi occidentali”, ha detto l'esperto. In primo luogo, a suo avviso, i volumi di queste importazioni, sebbene siano notevoli - circa 10 miliardi di dollari l'anno – potranno essere sostituiti senza particolari problemi con prodotti nazionali o importati da altri paesi”. 

“In secondo luogo - fa notare Pavel Simonenko - i fornitori posseggono scorte dei prodotti alimentari coinvolti per almeno un altro mese e, con un approccio adeguato da parte del governo, nell’arco di questo tempo sarà possibile trovare nuovi fornitori e cominciare quindi a organizzare la produzione interna. L’unica cosa che potrebbe verificarsi è che i prezzi aumentino ugualmente di questo periodo. Tuttavia, secondo il rapporto della Raiffeisen research, l'inflazione in Russia può accelerare di tre punti percentuali fino ad arrivare al 7,5% in un anno. In base alle stime fatte dagli esperti della società, il valore delle importazioni di prodotti alimentari coinvolti nell’embargo in Russia ammonterebbe al 25% del volume totale dell’importazione dei prodotti alimentari in Russia”.

Tuttavia, il Ministero dell'Economia russo non ha intenzione di fare una rettifica alle previsioni relative all'inflazione per l’anno in corso: questa ammonterebbe ancora al 6%. "Il volume delle importazioni coinvolto nel divieto può essere sostituito tranquillamente da forniture di produzione provenienti da altri paesi. In questo caso, i maggiori beneficiari, naturalmente, saranno i partner commerciali esteri dei paesi dell'Unione doganale e CSI, i paesi del Medio Oriente, l’America Latina, la regione Asia-Pacifico”, ha affermato Maxim Klyagin. Tuttavia, secondo il suo parere, è probabile che questo comporterà una maggiorazione dei costi, per lo più legati alle conseguenze della riduzione dell'offerta e all’adeguamento della logistica". Anche nell’ipotesi peggiore, che vedrebbe qualche difficoltà legata all’adeguamento logistico, l'aumento dell’inflazione per ciò sarebbe pari a 1-1,5 punti percentuali".

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