Le conseguenze delle sanzioni

"Le sanzioni contro la Russia sono sanzioni contro di me". Una manifestazione di protesta all'ambasciata degli Usa a Mosca dello scorso marzo. (Foto: RIA Novosti / Evgeny Biyatov)

"Le sanzioni contro la Russia sono sanzioni contro di me". Una manifestazione di protesta all'ambasciata degli Usa a Mosca dello scorso marzo. (Foto: RIA Novosti / Evgeny Biyatov)

Il maggiore azionista privato di Rosneft, la britannica BP, teme il ripercuotersi sul proprio business delle restrizioni applicate dagli Stati Uniti nei confronti della Russia

La società britannica BP, che detiene il 19,75 per cento delle azioni di Rosneft, ritiene che le sanzioni nei confronti dell'azienda e della stessa Federazione Russa potranno avere delle conseguenze anche sui suoi affari. "Se dovessero essere imposte a Rosneft o alla Russia ulteriori sanzioni internazionali, ciò potrebbe avere una forte influenza negativa sui nostri rapporti, sul nostro business e sui nostri obiettivi strategici in Russia, sulla nostra situazione finanziaria e sui risultati della nostra attività operativa", si legge nel rendiconto di BP relativo al secondo trimestre di quest'anno. È stata già colpita dalle sanzioni la raffineria Ruhr Oel in Germania, della quale BP e Rosneft sono comproprietarie al 50 per cento. BP però assicura che "le sanzioni non stanno avendo gravi conseguenze".  

BP e Rosneft

La società Rosneft è stata inserita nella lista delle sanzioni settoriali del Ministero delle finanze degli Stati Uniti a metà luglio: le sono state imposte limitazioni all'ottenimento di crediti da parte delle banche americane. Ma potrebbero sorgere problemi anche per la concessione di crediti dalle banche europee. Già dal mese di aprile è stato vietato l'ingresso negli Stati Uniti a Igor Sechin, presidente di Rosneft. BP è diventata azionista di Rosneft nel 2012. La società ha scambiato la sua quota del 50 per cento di TNK-BP con il 12,84 per cento delle azioni della compagnia statale più 17,1 miliardi di dollari in contanti. BP ha poi speso 5,66 miliardi di dollari di questa somma per acquistare altre azioni di Rosneft, divenendo così proprietaria di un pacchetto pari al 19,75 per cento della società. Il presidente di BP Bob Dudley nel 2013 è stato eletto membro del Consiglio di Amministrazione di Rosneft

Anche 'Unione Europea ha approvato in via preliminare delle nuove sanzioni nei confronti della Russia. In particolare, saranno vietate le esportazioni di macchinari ad alta tecnologia verso la Russia. Le due parti non hanno progetti congiunti oltre a quello di Ruhr Oel: le compagnie però hanno discusso la possibilità di una cooperazione sulla piattaforma continentale. Inoltre, alla fine di maggio Rosneft e BP hanno sottoscritto un accordo per lo sfruttamento dei giacimenti di scisto bituminoso nella regione tra il Volga e gli Urali. Le due società prevedono di formare una joint venture in cui la quota di controllo spetterà alla compagnia statale russa. Un rappresentante di BP ieri non ha voluto rilasciare commenti in proposito.

La compagnia britannica d'altra parte ha iniziato a incontrare qualche difficoltà nello sviluppo del suo business in Russia già nella scorsa primavera, quando le banche Lloyd e HSBC si sono rifiutate di partecipare a un accordo sulla fornitura di prodotti petroliferi con pagamento anticipato concluso con Rosneft già nel 2013. BP ha poi però trovato i mezzi finanziari presso altre banche, e a fine giugno il contratto con Rosneft è stato firmato.

Una riserva di solidità

Il presidente di BP, Bob Dudley, ha dichiarato ieri che il divieto di ricevere crediti finanziari dall'America non inciderà sull'attività della compagnia russa. "Rosneft ha notevoli riserve di liquidità grazie all'accordo sul petrolio stipulato con la Cina", riferisce le parole del presidente l'agenzia ITAR-TASS. Si tratta del credito concesso dalla China National Petroleum Corporation (CNPC), con la quale Rosneft ha raggiunto un accordo lo scorso anno: la compagnia russa nei prossimi venticinque anni fornirà alla Cina 360 milioni di tonnellate di greggio, con possibilità di pagamento anticipato, per l'ammontare di 67 miliardi di dollari. Dieci miliardi di dollari Rosneft li ha già incassati. Secondo le fonti di "Kommersant", vicine all'azienda, per il momento "non è previsto alcun aumento dell'importo dei prestiti". 

Bob Dudley non vede problemi per la BP nemmeno in seguito alla decisione della Corte arbitrale dell'Aia, che ha accolto l'istanza degli ex azionisti della Jukos nei confronti della Russia riconoscendo che la compagnia è stata espropriata e stabilendo per loro un risarcimento di 50 miliardi di dollari. "È una questione di arbitrato tra la Russia e gli attori della causa", ha dichiarato il presidente di BP. La società Group Menatep Limited, che rappresenta gli interessi degli ex azionisti della Jukos ora può procedere al sequestro degli attivi della Federazione Russa; i suoi rappresentanti non escludono che i sequestri potranno riguardare anche la Rosneft, ma precisano che non vi è alcuna rivendicazione nei confronti di BP

Jurij Nikolaev, dello studio legale "Nikolaev i partnery", ritiene che  BP non abbia motivo di temere il sequestro degli attivi, perché la sentenza della Corte arbitrale riguarda solo gli attivi di esclusiva proprietà della Federazione Russa.  L'esperto legale osserva che la Russia, comunque, impugnerà la sentenza e che ottenere il sequestro degli attivi di Rosneft sarà difficile sia dal punto di vista tecnico che da quello giuridico.

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