La Russia corregge la politica estera commerciale

Foto: Ria Novosti

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Si pianifica l’ampliamento dell’export sul conto delle materie non prime, mentre nella struttura del mercato crescerà la quota delle economie in via di sviluppo

Come in precedenza, la Russia continua a concentrarsi sulla cooperazione con l’Europa, la quale resterà ancora a lungo il principale partner commerciale nonostante la situazione in Ucraina. Così ha dichiarato mercoledì il premier russo Dmitrij Medvedev in una riunione con i rappresentanti commerciali della Russia svoltasi a Mosca lo scorso 23 luglio. Nondimeno, lo stesso premier e il ministro dello Sviluppo Economico Alexei Uljukaev hanno fatto capire che le sanzioni imposte dall’Occidente non possono non influire sulla politica estera russa.

Medvedev ha diretto l’attenzione dei rappresentanti del commercio russi sul rafforzamento della politica di protezionismo mascherata da sanzione. Poco prima del meeting, gli Stati Uniti hanno comunicato la notizia dell’ampliamento della lista delle sanzioni, nella quale è finita una serie di grosse imprese appartenenti al complesso militare-industriale russo. All’incirca nel contempo è esploso lo scandalo intorno al rifiuto, da parte della Gran Bretagna, di concedere visti a gran parte dei membri della delegazione russa in visita al Farnborough International Air Show. Il premier ha esortato il pubblico a imparare a lavorare nelle nuove condizioni, a prendere l’iniziativa, a prevedere l’influenza dei fattori politici e a costruire relazioni con il business. Ha nominato i tre principali compiti dei rappresentanti commerciali russi: la crescita dell’export dei prodotti industriali, la difesa degli interessi delle compagnie russe e l’aumento degli sforzi per attirare investimenti stranieri nell’economia del paese.

Così come ricorda Igor Karavaev, rappresentante commerciale in Italia, l’Italia è il tradizionale partner commerciale estero della Russia. "Tuttavia, occorre evidenziare che negli ultimi tempi si sono registrate nuove tendenze nello sviluppo delle nostre relazioni economiche e commerciali le cui condizioni sono state dettate dal Presidente della Russia. Il nostro obbiettivo principale oggi è la diversificazione dell’export e l’ingrandimento dei volumi delle consegne sul mercato estero delle merci di produzione russa. Nel commercio tra Russia e Italia ci sono già esempi positivi: l’anno scorso le forniture russe di macchine elettriche e apparecchiature in Italia sono aumentate del  61%; del 20% è cresciuto l’export dei prodotti chimici inorganici. Senza dubbio, occorre lavorare ancora molto in questa direzione. Nell’attuale contesto il compito dei rappresentanti del commercio è quello di cooperare con le compagnie di russe che vogliono affacciarsi sul mercato italiano per introdurre i loro prodotti. Vorrei sottolineare che nei correnti rapporti Europa-Russia, l’Italia non è affatto interessata a ridurre, ma al contrario ad accrescere la cooperazione eonomica e commerciale". Qual è la dinamica dei rapporti tra Russia e Italia dall’inizio dell’anno e in che modo il raffreddamento dei rapporti tra Russia e Occidente ha influito? "Nonostante l’Italia sia uno dei principali partner commerciali della Russia, occupando il quarto posto nel mondo e il terzo in Europa per volume di fatturato con il nostro paese, nell’anno corrente i volumi del commercio russo-italiano  sono un poco diminuiti. Nel gennaio-maggio del 2014 il fatturato ha costituito 20, 8 miliardi di dollari, abbassandosi del 3,7 % in confronto ai coefficienti  per l’analogo periodo nel 2013 (21,6 miliardi di dollari). A mio avviso, ciò si spiega più che altro con la situazione economica interna dell’Italia piuttosto che per via di altri fattori. L’Italia sta uscendo gradatamente dalla crisi economica ma la dinamica dei principali coefficienti macroeconomici restano al momento negtivi; così, nel primo semestre del 2014 in confronto al primo semestre dell’anno scorso, il PIL italiano ha subito una contrazione dello 0,5%, gli investimenti lordi sono scesi dell’1,3%, mentre il fatturato totale dell’Italia con i paesi del resto del mondo si è abbassato nei primi quattro mesi dello 0,9% rispetto lo stesso periodo dell’anno scorso".

Il ministro Uljukaev, intervenuto dopo Medvedev, ha proposto di ampliare l’export delle materie non prime attraverso la cooperazione con i paesi in via di sviluppo con  i mercati in crescita, con i paesi sviluppati e gli stati dove alto è il grado dell’influenza amministrativa sull’economia. Per quanto riguarda i paesi sviluppati, i rappresentanti del commercio russo hanno il compito di mostrare appoggio e collaborazione al fine di promuovere lo scambio di tecnologie,  l’intensificazione degli investimenti e la localizzazione in Russia delle contemporaneee industrie high-tech.

“La politica estera della Russia certamente non può cambiare (nelle condizioni di sanzioni da parte dell’Occidente)”, -ha spiegato a RBTH il Vice Ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Likhačev. Secondo la sua stima è ora in corso un ridirezionamento degli interessi degli esportatori russi su altri mercati. “Tutto ciò sta realmente accadendo e d è evidente se si guarda ai risultati delle statistiche, specialmente per l'export di matrie non prime. Con i paesi BRICS e ASEAN noi registriamo tempi di crescita degli scambi reciproci di ben una volta superiori, specie nell'export di quest'anno“, -ha notato lui.

Al proposito, il premier ministro russo nel corso del suo intervento ha posto particolare accento  sullo sviluppo dei rapporti con i paesi ATP. “Adesso per noi si tratta di una priorità chiave. Lì c'è assoluto bisogno d'innovazione“, ha dichiarato rivolgendosi alla platea.

Secondo le stime dei primi cinque mesi, il faturato estero della Russia è calato dello 0,7%. Questo è accaduto principalmente a causa della forte riduzione delle importazioni, del 5,1%. Ciononostante l'export delle merci russe è al contrario cresciuto, del 2% (dati Rosstat). Aleksej Uljukaev è convinto che l'incremento si avvenuto proprio sul conto dell'export di materie non prime. Tuttavia, il contributo russo nel fatturato globale delle merci non prime resta, nell'opinione del premier ministro, piuttosto insignficante, sul livello dell'1,5%. Il Governo si pone il compito ambizioso di ingrandire i coefficienti come minimo al 6%.

La riforma dei rappresentanti del commercio russo è iniziata circa due anni fa. Il principale criterio di successo del lavoro lavoro è stato l'ampliamento del numero dei progetti di collaborazione commerciali economici realizzati. Ora, con il supporto dei rappresentanti del commercio, all'estero vengono attuati decine di progetti. Quest'anno, oltre agli strumenti a sostegno dell'export russo, vengono aggiunti anche mezzi finanziari. Sulla base delle due strutture figlie di Vnešekonombanka verrà fondato un unico istituto di credito-assicurazione e assistenza dell’export, che sarà attivo dal 1 novembre 2014. Molti prodotti vengono progettati tenendo conto delle esigenze del piccolo e del medio business. “Noi speriamo che questi elementi contribuiranno  in qualche misura a modificare il dato negativo del calo degli investimenti (determinato dalle sanzioni)“, ha detto a RBTH Likhačev. Alcune speranze la Russia le nutre anche nei confronti di una banca congiunta con i BRICS, la quale diventerà elemento di finanziamento di importanti accordi commerciali.

Al momento, per numero di rappresentanti commerciali, la Russia cede il passo ai leader del commercio mondiale e si trova al livello della Corea del Sud. Nel futuro, la Russia intende creare nuovi rappresentanti e ottimizzare quelli già esistenti. Si prevede di creare nuovi rappresentanti commerciali negli Emirati Arabi, a Singapore, in Venezuela, Perù, Ecuador, Lettonia, Myanmar, Mongolia, Etiopia e Nigeria, nonché di perfezionare quelli nei paesi della Scandinavia e del Benelux.  

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