Gazprom abbassa i prezzi

Nei prossimi due anni, Gazprom ridurrà il prezzo del gas (Foto: Itar Tass)

Nei prossimi due anni, Gazprom ridurrà il prezzo del gas (Foto: Itar Tass)

Entro il 2016 il gas russo potrebbe costare fino al 17% in meno. Ecco le previsioni del ministero dello Sviluppo Economico

Entro due anni e mezzo i prezzi di Gazprom sui contratti a lungo termine europei si abbasseranno del 17%: fino a 320 dollari per 1000 metri cubi. Sono queste le stime del Ministero dello Sviluppo Economico. La ragione principale della caduta è il futuro emergere del Gas di Scisto; è questa la prima volta che il Governo russo ne riconosce l’influenza sul mercato del gas.

Procedura di calcolo

Per i suoi calcoli, il ministero dello Sviluppo Economico ha utilizzato i fattori chiave del mercato: il totale dell’approvvigionamento e le tariffe mondiali del petrolio alle quali è legato il prezzo di Gazprom, comunica il quotidiano economico nazionale “Vedomosti”, citando una fonte del Ministero. Tuttavia, secondo le previsioni del ministero, i prezzi del petrolio cambieranno in maniera irrisoria: nel 2014 un barile di Ural costerà 104 dollari, mentre nel 2015-2016, 100 dollari. E ciò vale adire che il costo dei contratti è influenzato da altri fattori, dalla varietà delle fonti di approvigionamento innanzitutto, comprese quelle che richiedono il ricorso a tecnologie per l’estrazione del gas di scisto.

“La questione non è nel gas di scisto americano in quanto tale, ma nei tempi di crescita dell’offerta totale del gas sul mercato mondiale. Il gas di scisto non è che un’ulteriore fonte di approvigionamento del gas sul mercato globale. Se il ritmo dell’offerta crescerà in fretta, i prezzi sul gas naturale liquefatto in Europa potrebbero abbassarsi significativamente al di sotto dei prezzi del gas russo”, dice Petr Kazanačeev, direttore del Centro studi di Economia delle materie prime RANHiGS. A questo proposito, consistenti giacimenti di gas di scisto si trovano in Ucraina e le compagnie Shell e Chevron contano di poter iniziare l’estrazione  già dal 2015. La dichiarazione è ancora più significativa se si pensa che è la prima volta che gli organi ufficiali russi hanno riconosciuto in una certa misura l’influenza del gas di scisto sul mercato europeo degli idrocarburi. “Si può dire che gli organi ufficiali abbiano indirettamente confermato il fatto che lo sfruttamento dei giacimenti di scisto in Europa sia in grado di influire sui prezzi del gas”, sostiene l’analitico di “Investkafe” Grigorij Birg.

Tuttavia, secondo le sue parole, questa non è che una minaccia potenziale per Gazprom  in Europa. “Nel futuro più vicino, l’abbassamento dei prezzi sulle vendite delle materie prime in Europa renderà possibile l’offerta di prezzi bassi sul gas sulle piattaforme in Europa il cui partner ufficiale è Gazprom”, aggiunge l’esperto. I contratti spot prevedono l’acquisto e la fornitura del gas nell’immediato, a differenza dei principali contratti a lungo termine Gazprom take or pay. Nel caso del take or  pay, l’acquirente paga in anticipo un dato volume di gas ed è costretto a corrispondere una penale nel caso in cui ne compri di meno. L’eccesso di gas erogato viene spesso rivenduto sul mercato spot. Di conseguenza, i consumatori europei richiedono regolarmente dalla compagnia russa la riduzione dei prezzi, nonché costi di contratto maggiormente vincolati al mercato spot. Ad esempio, il prezzo del gas sul sito TTF nei Paesi Bassi è sceso negli ultimi mesi a 200 dollari per 1000 metri cubi, quando il prezzo del gas russo al confine con la Germania è di 340 dollari per mille metri cubi. Come risultato, insistono sulla revisione dei contratti o sono già sulla via dei negoziati la compagnia tedesca E.ON, la polacca PHNiG, la turca Botas e la francese GdF.

Un calo generale

Come fa notare Petr Kaznačeev, già nel 2012 due strutture, la più grande banca russa Sberbank e il Ministero dell’Energia russo avevano pubblicato rapporti nei quali si parlava della diminuzione della quota russa di gas nell’import euopeo e della caduta del suo prezzo. “La capacità di rigassificazione del gas liquefatto in Europa non è sufficiente per poter sostituire in fretta l’import di gas naturale dalla Russia, tuttavia questa opzione viene considerata, fungendo così da ulteriore argomento nelle trattative con Gazprom”, sostiene l’esperto. Secondo le stime del centro di studi economici delle materie prime RANHiGS, nel periodo fino al 2020 con l’adozione, da parte dell’Europa di una politica mirata di diversificazione delle fonti, gli acquisti di gas possono calare di circa 5 miliardi di metri cubi all’anno. Se si considerano i prezzi attuali, per il 2020 il bilancio russo perderà 8-9 miliardi di dollari solo a causa dei dazi sull’esportazione non riscossi.

Le compagnie d’investimento fanno già conto nei loro piani dell’abbassamento dei prezzi sui contratti del gas. “Nel nostro modello finanziario per Gazprom, il prezzo medio sull’export in Europa era fisso sul livello di 320 dollari per mille metri cubi. La previsione di un moderato calo dei prezzi europei sul gas è giustificata, tuttavia potrebbe essere meno evidente di quanto ci si aspetta”, dice Il’ja Balakirev. Secondo le sue parole, al momento, la produzione di gas di scisto negli Stati Uniti influisce più sulle aspettative dei diversi giocatori che non sull’effettivo contributo nel mercato europeo, i paesi europei stessi inoltre possono avviarne la produzione da sé. “Cercando di impedire la dipendenza dei prezzi del gas ai costi del mercato spot, Gazprom farà di tutto per attenersi ai principi base dei contratti per le forniture di gas: il lungo termine, il legame con il prezzo del petrolio e le condizioni abbastanza rigide di take or pay”, sostiene Grigorij Birg. Nondimeno, secondo lui, un prezzo più basso del gas farebbe sì che le compagnie mantengano la propria quota sul mercato europeo e forse addirittura aumentino i volumi delle fornitura in quelle regioni. 

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