Il sì dell'Ungheria a South Stream

Nel 2013 l'Ungheria ha comprato da Gazprom Export 6 miliardi di metri cubi di gas, transitati attraverso il gasdotto ucraino (Foto: Reuters)

Nel 2013 l'Ungheria ha comprato da Gazprom Export 6 miliardi di metri cubi di gas, transitati attraverso il gasdotto ucraino (Foto: Reuters)

Dopo la decisione dell'Austria, si allunga la lista dei Paesi che sottoscrivono il progetto per il nuovo gasdotto

L'Ungheria si è aggiunta alla lista dei paesi che sostengono il progetto South Stream. "L'Ungheria costruirà il South Stream perché questo progetto garantirà la sicurezza dell'approvvigionamento energetico al nostro paese. Non vogliamo venirci a trovare in una situazione in cui il nostro rifornimento di gas dipenda dall'Ucraina", ha dichiarato il primo ministro ungherese Viktor Orbán a Belgrado al termine di un incontro con il suo collega serbo Aleksandr Vucic. "Noi appoggiamo l'Ucraina, ma siamo responsabili nei confronti dei nostri cittadini per quanto riguarda l'approvvigionamento di energia elettrica", ha aggiunto il premier ungherese.  

Il caso Bulgaria

La Bulgaria sarà il primo paese in territorio europeo attraverso il quale passerà il gasdotto South Stream. Cedendo alle pressioni della Commissione Europea, la Bulgaria ha inizialmente sospeso la costruzione del gasdotto nel proprio territorio. Successivamente, anche la Serbia ha dovuto fermare i lavori del South Stream. Alla fine di giugno, però, il governo bulgaro ha dichiarato ufficialmente alla Commissione Europea che essa è in torto e che la joint venture South Stream Bulgaria non viola la legislazione dell'Unione Europea

Per l'Ungheria, come per altri paesi, Gazprom è il principale fornitore di gas, e il paese non avrebbe alternative all'acquisto del gas russo. Nel 2013 l'Ungheria ha comprato da Gazprom Export 6 miliardi di metri cubi di gas che sono transitati attraverso il gasdotto ucraino. Quantità maggiori di gas russo vengono acquistate in Europa solo dalla Repubblica Ceca (7,3 miliardi di metri cubi), dalla Polonia (9,8 miliardi), dall'Italia (25,3 miliardi) e dalla Germania (40,2 miliardi). Oltre che dall'Ucraina, il gas arriva in Ungheria anche dall'Austria, ma il quantitativo che transita in territorio austriaco non è sufficiente a coprire i consumi del paese. 

Anche l'Austria e la Bulgaria avevano già espresso in precedenza il loro appoggio al progetto South Stream. Gli esperti ritengono che le dichiarazioni favorevoli di un terzo paese innescheranno una reazione a catena, e che i prossimi a esprimere il loro appoggio saranno Serbia, Grecia, Slovenia e Croazia. "La reazione dell'Ungheria era prevedibile. Anch'essa, come altri paesi che partecipano al progetto, ha già sottoscritto degli accordi con Gazprom, e da un impegno del genere non si può recedere facilmente", spiega Anna Kokoreva, analista di Alpari. Inoltre, la realizzazione del progetto creerà nuovi posti di lavoro e nuove infrastrutture, circostanze assai vantaggiose per l'economia dell'Ungheria. Per non parlare del fatto che ciascun paese partecipante che consentirà il transito del gas attraverso il proprio territorio riceverà entrate supplementari per il proprio bilancio statale.

Secondo Anna Kokoreva, prima o poi tutti i paesi coinvolti nel progetto esprimeranno il loro parere favorevole, e a quel punto le rivendicazioni della Commissione Europea non avranno più senso. "Il sostegno espresso già da tre paesi lascia ben sperare che il progetto verrà comunque realizzato", è d'accordo l'analista di Investcafé Grigorij Birg. Secondo l'esperto, la realizzazione del South Stream garantirà in primo luogo la stabilità delle forniture di gas; pertanto, se il progetto avrà l'appoggio di tutti i paesi partecipanti, la Commissione Europea potrebbe benissimo fare un'eccezione e non applicare le norme del Terzo Pacchetto Energetico al progetto di Gazprom.

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